
Lo scorso 13 gennaio, l’Italia ha potuto finalmente dare un caloroso benvenuto ad HBO Max, il servizio di streaming video più chiacchierato e soprattutto più atteso degli ultimi tempi.
Dopo l’apprezzatissimo debutto negli Stati Uniti, avvenuto nell’ormai lontano maggio del 2020, l’approdo di HBO Max nella scena italiana si è decisamente fatto attendere, facendo penare non poco i nostrani appassionati di film e di serie tv. Ma l’etichetta di “ultimi arrivati” non sembra affatto intimorire Warner Bros Discovery, gruppo che gestisce la piattaforma, che dimostra invece una forte consapevolezza sul proprio posizionamento nel mercato rispetto a competitors più grandi e diretti, come Netflix.
“Abbiamo imparato molto da ciò che è venuto prima di noi” - ha infatti dichiarato JB Perette, CEO e presidente della divisione Global Streaming and Games di Warner Bros Discovery, ai microfoni de Il Sole 24 Ore - “E abbiamo il vantaggio del last mover. Non puntiamo ad essere di più, ma ad essere migliori.”
HBO Max non abbraccia quindi la filosofia del famoso proverbio “chi prima arriva, meglio alloggia”, bensì sposa la qualità dei prodotti da proporre a una specifica fetta di pubblico. Più valore, meno fanfare.
Superato lo “scoglio” dei tre piani di abbonamento – di cui il primo, entry level, dal costo minore ma con pubblicità -, la piattaforma HBO Max vanta in effetti un catalogo corposo e di tutto rispetto. Gli utenti hanno l’opportunità di tuffarsi in un mondo di serie tv storiche per la televisione, come “I Soprano”, e di altre che probabilmente si preparano a fare la storia, come “The Last Of Us” e l’originale “The Pitt”, show che ha trionfato agli Emmy Awards 2025 come miglior serie drammatica. Non mancano inoltre pellicole pluripremiate, come “Il Signore degli Anelli” e il “Batman” di Robert Pattinson, e una sezione sport al costo di qualche euro in più.
Con il suo servizio di streaming, Warner Bros Discovery è dunque entrata in un mercato saturo sfondando la porta principale, ma proseguendo con passi ben attenti. Una decisione oculata visto che, ora più che mai, il mercato risulta essere profondamente condizionato non soltanto dalle semplici preferenze degli utenti, ma dalle scelte che questi fanno in risposta ad eventi di grande risonanza.
Un esempio lampante di ciò è stato registrato proprio negli States lo scorso ottobre: l’annuncio della sospensione del late show condotto dal comico Jimmy Kimmel è costata a Disney la disdetta di oltre 3 milioni di abbonamenti al proprio servizio di streaming e, oltretutto, una perdita in borsa di ben 4 miliardi di dollari.
Proseguire con passi ben attenti è probabilmente la scelta più accorta.










