
Per uno studente fuorisede, l’università spesso comincia con una domanda molto più concreta degli esami: quanto costa una stanza?
Tra pochi posti negli studentati e affitti sempre più pesanti, frequentare l’ateneo desiderato rischia di diventare un privilegio.
Il caro-affitti mette all’angolo i fuorisede
Il problema nasce da una sproporzione evidente. Prima del Pnrr i posti letto erano circa 40mila, mentre l’obiettivo fissato è arrivare a 120mila.
Oggi, secondo le elaborazioni di Cushman&Wakefield per Il Sole 24 Ore, sono operativi circa 80mila posti, tra strutture private e convenzionate.
Altri 30mila dovrebbero arrivare entro il 2027.
Ma anche raggiungendo questo traguardo, la domanda resterà enorme: sono circa 400mila gli studenti che si immatricolano fuori dalla propria regione, cifra che sale a quasi 650mila se si considerano anche gli spostamenti fuori provincia.
Il mercato delle stanze rallenta, ma non abbastanza
Chi non trova posto negli studentati deve inevitabilmente rivolgersi agli affitti privati.
E qui arriva una piccola sorpresa: secondo l’ultimo rapporto di Immobiliare.it Insights, il prezzo medio nazionale di una stanza singola è sceso del 6,2%, arrivando a 575 euro al mese.
Una frenata legata soprattutto alla diminuzione della domanda, con i contatti sugli annunci calati di quasi il 22% rispetto all’anno precedente. Dopo anni di aumenti, potrebbe essere finalmente il primo segnale di riequilibrio.
Ma parlare di svolta sarebbe prematuro. Nelle principali città universitarie, infatti, i prezzi delle singole sono aumentati di circa il 50% in poco più di cinque anni.
Milano resta fuori portata
La fotografia del mercato cambia radicalmente da città a città. Milano è ancora nettamente la più cara, con una media di 704 euro al mese per una stanza singola, nonostante un calo del 3,8%.
Nel centro città si arriva addirittura a 823 euro, mentre nelle zone Porta Romana-Cadore-Montenero e Garibaldi-Moscova-Porta Nuova si superano gli 800 euro.
Anche l’area più economica, Ponte Lambro-Santa Giulia, richiede comunque 571 euro al mese.
Seguono Firenze, con 627 euro, e Roma, a quota 615 euro. Bologna, invece, scende al quarto posto con 585 euro, grazie a una diminuzione del 7,5% in un anno.
All’altro capo della classifica ci sono soprattutto le città universitarie del Sud: Foggia (259 euro), Catanzaro (251) e Chieti (240) rappresentano le piazze più accessibili.
I rincari ora colpiscono anche le città medie
Il dato più interessante è forse un altro: mentre alcuni grandi poli universitari iniziano a rallentare, la corsa dei prezzi si sposta verso città che fino a poco tempo fa erano considerate più abbordabili.
Il caso simbolo è Pescara, dove il costo di una singola è aumentato del 28,6%, raggiungendo i 388 euro. Crescono anche Trieste (+16,7%), Palermo (+13,6%) e Bari (+12,2%).
A Genova il canone medio sale dell’11,9%, fino a 408 euro, mentre l’offerta di stanze cresce addirittura del 44,5%. Aumenti a doppia cifra anche a Pisa (+10,7%) e Pavia (+10,2%). Bergamo, invece, arriva a 504 euro e sale al quinto posto nazionale.
È però Roma a fotografare meglio tutte le contraddizioni del mercato. Nella Capitale i prezzi continuano a crescere: +7% in un anno, con una media di 615 euro al mese.
Il vero problema non è più solo economico
Dietro queste cifre non c'è soltanto una questione immobiliare. C’è un problema che riguarda direttamente il diritto allo studio e il futuro dei giovani.
Quando una stanza costa centinaia di euro al mese, la scelta dell’università rischia di non dipendere più dalle proprie aspirazioni, ma dalla capacità economica della famiglia.
Si finisce così per scegliere un ateneo vicino casa, rinunciare al corso desiderato o, nei casi più estremi, abbandonare del tutto l’idea di laurearsi.
E in un Paese che continua ad avere una quota di laureati tra le più basse d’Europa, questa non è una semplice emergenza abitativa. È un ostacolo che rischia di trasformare l’università in un privilegio per chi può permettersela.











