
La tragedia di Crans-Montana si è verificata in un locale in cui tantissimi giovani stavano ballando. Serate del genere se ne organizzano tante, non solo in Svizzera e in Italia, ma in ogni parte del mondo; e non solo a capodanno ma praticamente ogni giorno. Eventi che fanno capire come sia alta la voglia dei giovani di scatenarsi sulla pista e di divertirsi senza pensieri. Eppure da diversi anni, soprattutto dopo il covid, si parla di crisi delle discoteche, che hanno molti meno clienti rispetto a prima.
E ciò non riguarda solo le discoteche. Anche bar e negozi per bambini e giovani stanno vivendo trasformazioni simili. Tra i pochi settori che in Italia godono di ottima salute c’è quello degli animali da compagnia. Piacciono a una popolazione che invecchia, perché fanno compagnia e strappano sorrisi, e piacciono anche ai giovani che spesso li preferiscono ai coetanei.
Dagli anni Ottanta ai primi Duemila la discoteca ha rappresentato quasi un passaggio obbligato della vita, un rituale collettivo che iniziava a 13 anni. C’era la cena a casa, si ci vedeva in un punto con gli amici, poi si faceva la fila interminabile davanti il locale, si attendeva che il buttafuori decidesse se potessi entrare o meno (con annesse polemiche in caso di rifiuto), si entrava, si beveva e si ci ritirava quando quasi stava per albeggiare.
Ma oggi quel modello che pareva intoccabile non è più lo stesso: a partire dagli anni ‘90 circa la metà delle discoteche ha chiuso i battenti, 2.100 solo negli ultimi 15 anni: alcune sono state trasformate in centri commerciali, supermercati o parcheggi, altre sono rimaste vuote e inutilizzate. La pandemia ha dato il colpo di grazia. Le relazioni sociali sono cambiate. I ragazzi hanno scoperto o hanno aumentato la loro presenza nei social, è diminuita la voglia di incontrarsi dal vivo e i videogiochi sono diventati il passatempo più diffuso.
Ma questa crisi delle discoteche non è dovuta esclusivamente agli effetti della pandemia e alle diminuzioni delle relazioni sociali. Dietro vi è anche un enorme problema di calo demografico: in Italia rispetto al picco di giovani registrato negli anni ‘90, oggi se ne contano quasi 5 milioni in meno, pari a una riduzione del 32%.
E la questione non riguarda solo l’Italia. Nel 2022 un sondaggio internazionale condotto da Keep Hush, piattaforma dedicata all’organizzazione di eventi musicali, ha rilevato che il 25% dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni si sente meno attratto dai club rispetto al periodo precedente alla pandemia. Nel Regno Unito, secondo la Nighttime Industries Association (NTIA), dal 2020 ha chiuso il 37% dei locali notturni, con una media di circa dieci chiusure al mese.
In questo contesto si inserisce la diffusione dei listening bar: locali di dimensioni ridotte, dall’estetica molto curata, pensati per ascoltare musica insieme attraverso impianti hi-fi di alta qualità o giradischi per vinili. Berlino è uno dei centri in cui questo fenomeno sta crescendo di più. La stessa dimensione raccolta e partecipativa caratterizza anche il coffee clubbing, feste mattutine animate da dj set e bevande a base di caffeina.
C’è spazio anche a eventi temporanei organizzati in luoghi non convenzionali come magazzini, atelier o cinema dismessi, con programmazioni irregolari e date comunicate all’ultimo momento, spesso solo tramite i social network. Queste nuove modalità di intrattenimento sono ancora in fase sperimentale e risultano più diffuse nelle grandi città universitarie come Milano, Roma e Bologna.
I dati confermano anche la diffusione del bar-hopping, ovvero l’abitudine di spostarsi tra più locali nel corso della stessa serata. Aperitivi che si allungano, piccole feste private e una maggiore varietà di proposte stanno prendendo il posto della centralità unica della discoteca.
È vero anche che i giovani hanno meno disponibilità economica e quindi non possono andarsi a divertire tutte le sere. Ma non è vero che il divertimento giovanile sia in declino, semplicemente sono diminuiti i giovani, sono cambiate le abitudini e si è ampliata l’offerta dei locali.











