
Telematica, meno male che ci sei!
Secondo una ricerca condotta da AteneiOnline se in Italia non ci fossero le Università telematiche, la percentuale di laureati sarebbe nettamente inferiore.
E in un Paese come il nostro non sarebbe una bella notizia, dato l’Italia, secondo il rapporto Education at a Glance 2025 dell’Ocse, è ultima in Europa per numero di laureati: siamo fermi al 32% di giovani laureati tra i 25 e i 34 anni.
Una percentuale ben al di sotto della media Ocse che è del 49%.
Lontanissimi da noi nazioni come Francia e Spagna (53%) e Germania (40%). Se si considera il dato globale tra ai Paesi sviluppati solo il Messico è messo peggio di noi (29%).
Ancora più preoccupante è il divario sociale: tra i giovani i cui genitori non hanno un titolo di studio superiore alla terza media infatti solo il 15% riesce a laurearsi. E anche chi ottiene la laurea fatica a riconoscerne il valore: in Italia, la laurea comporta un aumento di reddito di appena il 33% rispetto a chi ha un diploma, contro il 54% registrato dalla media Ocse.
Andiamo nel dettaglio ora all’indagine sulle telematiche. Atenei Online ha analizzato la situazione di oltre 15.000 studenti provenienti dalle 11 università telematiche italiane riconosciute. Dallo studio emerge che sette studenti universitari su dieci difficilmente avrebbero ultimato il percorso di studi senza l’accesso digitale. La didattica a distanza si configura quindi come una necessità concreta per oltre 300.000 iscritti attualmente impegnati nei corsi online, piuttosto che una scelta di comodità come talvolta sottolineato dall’opinione pubblica.
Ma quali sono le ragioni principali di questo numero così basso di laureati? Sono forse i nostri docenti universitari troppo pretenziosi? O sono forse i giovani italiani poco studiosi?
Sempre secondo la ricerca la motivazione principale è la scarsa capacità dei nostri giovani di saper conciliare studio, lavoro e vita privata (84,5%). In pratica vi è dietro una poco abilità nel sapersi organizzare le giornate. Ciò anche dovuto al fatto che l’Università tradizionale ha dei tempi rigidi maggiori rispetto all’Università telematica: le lezioni si tengono a quegli orari, gli esami in quei giorni ecc.
Mentre per uno studente che ha altri impegni oltre allo studio, è preferibile una flessibilità maggiore (lo dichiara il 75,5%). Un dato significativo riguarda la preferenza per il pubblico: l’88,8% dei rispondenti sceglierebbe un ateneo pubblico se offrisse gli stessi percorsi online, dimostrando che la modalità digitale soddisfa esigenze concrete piuttosto che essere solo una preferenza.
Sulle Università telematiche ci sono, come si sa, spesso tanti pregiudizi e molti ritengono che non forniscano una preparazione adeguata, dando così ad un giovane una “laurea di carta”, di “serie b”. In realtà nonostante queste opinioni negative, gli studenti che hanno maturato esperienza anche presso atenei tradizionali (oltre il 70% del campione) valutano positivamente la qualità dell’insegnamento online. L’80,8% non ha mai incontrato problemi dovuti alla scarsa disponibilità dei docenti, mentre il 72,4% non rileva differenze nell’impegno richiesto agli esami rispetto alle università in presenza.
Il rapporto con docenti e tutor risulta, per la maggioranza, più agevole nelle realtà digitali. Tuttavia emerge anche una nota preoccupante: circa la metà degli studenti (50%) riferisce di aver vissuto episodi di discriminazione legati alla propria scelta formativa, soprattutto da parte dei media (20%) e di amici o familiari (17%).
Nonostante tutto, il 94% si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto del proprio percorso universitario online, confermando l’efficacia di questa modalità formativa per chi altrimenti non avrebbe accesso all’istruzione superiore.











