
Latino al Classico, Matematica allo Scientifico, nessuna doppia materia. L'orale inizierà con una riflessione sul percorso scolastico.
Anche per la Maturità 2026 il Ministero sceglie la strada della continuità. Nella giornata di ieri il Ministero dell’istruzione e del Merito ha comunicato le prove scritte e orali di quest’anno, evitando scossoni e sperimentazioni ardite.
Il quadro emerge dal decreto n. 13 del 29 gennaio 2026, che definisce le discipline della seconda prova. Come già accaduto negli anni precedenti, il Ministero rinuncia all’opzione della doppia materia, anche nei percorsi in cui la normativa lo consentirebbe. Una decisione che privilegia la semplicità organizzativa e la prevedibilità, ma che riduce ulteriormente la possibilità di valorizzare la complessità dei percorsi di studio.
Così al Liceo Classico ritorna il Latino come seconda prova scritta, mentre allo Scientifico la Matematica prosegue la sua presenza ininterrotta. Poi Lingua e cultura straniera 1 al Linguistico, Scienze Umane all’omonimo liceo.
Anche negli Istituti Tecnici domina la tradizione: Economia aziendale per Amministrazione, Finanza e Marketing; Discipline turistiche e aziendali per Turismo; Sistemi e Reti per Informatica. Un impianto rassicurante, certo, ma che sembra più pensato per non disturbare l’ingranaggio che per interrogarsi sul senso attuale della prova.
Nessuna sorpresa nemmeno sul fronte dei commissari: l’Italiano resta nelle mani di un docente interno, la seconda prova viene invece valutata da un esterno. Una scelta che rassicura, ma che conferma anche una certa difficoltà a immaginare l’esame come qualcosa di diverso da ciò che è sempre stato.
L’unica cosa che continuerà a pesare agli studenti sarà l’affidamento ad un commissario esterno della prova scritta d’indirizzo e della relativa materia all’orale. Una prassi consolidata, mai davvero messa in discussione, che si giustifica in nome dell’alternanza ma che spesso finisce per accentuare la distanza tra percorso svolto e valutazione finale.
È tuttavia sul colloquio orale che emergono le scelte più incisive e per alcuni, più problematiche. La riforma ha definitivamente archiviato l’idea di un’interrogazione su tutte le materie, concentrando l’esame su quattro discipline selezionate, diverse per ciascun indirizzo. Italiano e materia caratterizzante erano presenze inevitabili; le altre due, invece, rappresentano il vero terreno di incertezza.
Capitolo a parte meritano gli Istituti Professionali di nuovo ordinamento, spesso fraintesi nel dibattito pubblico. Qui il Ministero non individua una materia per la seconda prova, ma definisce cornici di riferimento per verificare le competenze professionali in uscita. Niente tracce standardizzate, dunque, ma prove costruite dalle commissioni sui nuclei fondanti dell’indirizzo, con un’attenzione esplicita agli aspetti pratici e progettuali. È forse l’unico ambito in cui l’esame sembra davvero dialogare con la specificità dei percorsi.
Come sarà il colloquio orale?
Per tutti gli studenti si aprirà con una riflessione sul proprio cammino scolastico, proseguirà con la verifica nelle quattro materie individuate e si chiuderà con l’esposizione delle competenze maturate nei PCTO, oltre alla valutazione delle esperienze di Educazione civica e delle attività extracurricolari.
Per chi arriva all’esame con una valutazione del comportamento pari a sei decimi, è previsto anche un elaborato critico sui temi della cittadinanza attiva e solidale: un ulteriore passaggio che rafforza l’impianto valoriale del nuovo orale.
Il Ministro Valditara rivendica apertamente questa impostazione. L’eliminazione del documento e dei collegamenti interdisciplinari forzati, spiega, serve a ridurre ansia e imprevedibilità, restituendo centralità alle discipline e alla valutazione delle competenze reali. L’accento posto su autonomia, responsabilità e attività extracurricolari racconta l’idea di una maturità che non si esaurisce nelle conoscenze, ma pretende di misurare la persona nella sua interezza.
Resta però una domanda di fondo: se questo equilibrio tra tradizione e riforma basti davvero a rendere l’esame uno strumento più giusto e significativo, o se non rischi piuttosto di confermare un modello che cambia nei dettagli ma fatica ancora a interrogarsi sul proprio senso profondo.










