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Comportamenti scorretti a scuola: lo stop alle sospensioni tradizionali e la follia dei lavori socialmente uti

2025-05-06 07:00

Valerio Saitta

Apertura, Scuola,

Comportamenti scorretti a scuola: lo stop alle sospensioni tradizionali e la follia dei lavori socialmente utili.

Ok Ministro, sagge parole, che possiamo anche condividere. Ma ci chiediamo…

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“Chi sbaglia, non deve essere escluso, ma responsabilizzato”: sono queste le parole del Ministro dell’Istruzione Valditara che ha spiegato negli scorsi la modifica allo Statuto delle studentesse e degli studenti. La modifica, presentata durante la conferenza stampa tenutasi dopo il consiglio dei ministri di mercoledì 30 aprile, è abbastanza rilevante: viene infatti stabilito che le sospensioni fino a 15 giorni non comporteranno più l’obbligo di restare a casa, ma al contrario gli studenti coinvolti dovranno partecipare ad attività di cittadinanza solidale, in linea con il Piano triennale dell’offerta formativa. 

In pratica sono finiti i tempi in cui i ragazzi quasi esultavano per essere obbligati a non andare a scuola. Qualcuno come sappiamo lo faceva anche apposta a collezionare note e sospensioni, proprio per restarsene a casa. Per sospensioni di breve durata (fino a due giorni), sono previste attività di approfondimento pedagogico decise dal consiglio di classe. 
Per periodi più lunghi, gli Uffici scolastici regionali individueranno enti o associazioni presso cui svolgere attività riparative. 

“Basta con le sospensioni che si traducono in giorni a casa davanti alla playstation – continua il Ministro – adesso gli studenti saranno coinvolti in attività socialmente utili, presso case di riposo, mense per i poveri o nella manutenzione della scuola. L’obiettivo è far comprendere l’importanza dell’altro, della società, delle regole e del rispetto”.

Ok Ministro, sagge parole, che possiamo anche condividere. Ma ci chiediamo… davvero queste attività socialmente utili sono la soluzione giusta?
Solitamente i motivi per cui un alunno può essere sospeso sono sempre gli stessi: comportamenti aggressivi che compromettono la sicurezza degli altri, atti di bullismo verso i compagni, mancato rispetto o violazione delle regole della scuola, danneggiamenti volontari a locali, arredi o strumenti di laboratorio, assenze non giustificate, offese e insulti ai docenti e al personale scolastico ecc.

In pratica, come si può dedurre, chi viene sospeso non è certo un alunno facile da gestire, probabilmente anche con problemi di autocontrollo certificati, oppure con una situazione familiare alle spalle non facile. 

 

E allora ci chiediamo noi, come si può pensare che un alunno “problematico” che ha comportamenti aggressivi a scuola, possa di colpo cambiare e avere nei giorni in cui è “sospeso” dei comportamenti corretti nei confronti ad esempio di anziani, di poveri, di altri soggetti svantaggiati?
Davvero si pensa che fare lavori socialmente utili lo possa sensibilizzare al punto da presentarsi poi in classe con un atteggiamento diverso?


Noi crediamo di no, crediamo che sia per il ragazzo sempre un buon motivo per continuare a fare quello che vuole. Cosa facciamo fare infatti ad un minorenne ad esempio in una comunità di anziani? Gli affidiamo la cura della loro igiene intima? Gli facciamo preparare i pasti? 

 

Aspetta, ma forse il Ministro nel pensare a questa genialata ha ripercorso la “punizione” data a Berlusconi anni fa. Il Cavaliere avrà sicuramente riflettuto molto su quanto ha fatto nella sua vita in quei giorni di attività solidale nella casa di riposo ed è tornato un uomo diverso! 

Altra opzione, se si fanno fare al ragazzo attività di manutenzione della scuola. Ok, quindi gli facciamo lavare i pavimenti e i bagni? Gli affidiamo un lavoro di segreteria al computer? Gli facciamo riparare una porta rotta?

Nella migliore delle ipotesi, l’alunno eseguirà i compiti senza dare problemi, ma sarà un’attività che inizia e finisce lì. Nel senso che penserà: “Ok, oggi e nei prossimi giorni anziché sentire 6 ore di spiegazione in classe, starò da qualche altra parte a fare una cosa diversa”. 
Nella peggiore delle ipotesi, l’alunno si rifiuterà di eseguire ciò che gli si viene detto di fare oppure li svolgerà male, creando solo ulteriori problemi. E poi ci vorrà sempre qualcuno che dovrà stargli vicino, fargli da tutor e spiegargli qualcosa che magari non ha mai fatto, seguire i suoi movimenti e gestire i suoi comportamenti. E questo chi lo farà? Un impiegato di una cooperativa? Siamo sicuri che abbia voglia di prendersi quest’incarico, di aumentare i suoi compiti e di accollarsi la responsabilità di avere a che fare con un minorenne?

Di esempi ne potremmo fare a centinaia, ma ci fermiamo qui, perché già crediamo che possa essere abbastanza. Noi reputiamo che questa dei lavori socialmente utili sia l’ennesima sconsiderata visione di una politica che è completamente scollegata dalla realtà. Se un Ministro non va nelle scuole, non parla con gli insegnanti e il personale scolastico, non conosce i problemi delle scuole e le dinamiche degli istituti, può solo proporre cose che non danno alcun beneficio ai ragazzi.
Questa dei lavori utili è una totale follia: meglio a quel punto evitare di far perdere lezioni al ragazzo. Anche perché poi se manca da scuola per fare altro si troverà indietro con gli argomenti. 

Quello che noi crediamo sia più utile è invece agire su due direzioni: la prima è fare un lavoro serio di coinvolgimento nella comunità scolastica delle famiglie. L’educazione dei ragazzi parte dai genitori. Se il comportamento errato dell’alunno non viene riconosciuto dal papà o dalla mamma, sospenderlo è solo tempo perso. Continuerà a farlo e rifarlo.
La seconda cosa da fare è creare sempre di più ambienti inclusivi: lo diciamo già da tempo, la lezione frontale è ormai superata. Occorre investire nella tecnologia e nelle novità che possono rendere la scuola più “appetibile”, con attività manuali, laboratori pratici, realtà immersive.

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