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La Sicilia raccontata con gli occhi di un fotografo: Sperlinga

2020-01-02 16:20

Arcoria Antonio

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La Sicilia raccontata con gli occhi di un fotografo: Sperlinga

Freud definiva la Sicilia “un’orgia inaudita di colori, profumi e luci, una grande goduria.” La nostra splendida Sicilia, malgrado le sue mille

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Freud definiva la Sicilia “un’orgia inaudita di colori, profumi e luci, una grande goduria.”

La nostra splendida Sicilia

, malgrado le sue mille contraddizioni e i suoi innumerevoli problemi,


resta uno dei posti più magici, affascinanti e a tratti pure esoterici presenti sulla terra. 

Fin dagli albori dell’umanità


è stata popolata da un susseguirsi di popoli,

spesso con culture totalmente differenti fra loro, che le hanno donato quell’eterogeneità nei luoghi, nei dialetti e nei paesaggi che tutt’oggi la contraddistinguono.Sperlinga è un


piccolo borgo

 situato tra i monti Nebrodi e le Madonie, nel cuore della Sicilia.Già definita


"una regale dimora rupestre"

scavata nella pietra d'arenaria, il suo nome deriva dal greco e significa


"Spelonca" grotta.

Oggi vi racconto, con gli occhi di un fotografo, le emozioni, le sensazioni e le impressioni che questo piccolo borgo di settecento anime suscitano al visitatore.Passeggiando per le vie del borgo


non si può fare a meno di notare le piccole abitazioni rupestri scavate nella roccia.  

Fa strano pensare che fino a pochi decenni fa,


in quelle grotte, vivevano i nostri nonni

se non addirittura i nostri genitori.


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Ma interessante è pensare che quelle grotte, prima di essere abitate in tempi moderni (secondo fonti del comune l’ultima grotta è stata abitata fino al 1985) sono state popolate e “utilizzate” per diversi scopi, da quello abitativo fino a quello funerario, fin dall’era troglodita.


Il tempo qui si è fermato

. Si respira un’area surreale.


Sembra di essere entrati dentro un quadro di Guttuso

. I colori del paesaggio si mescolano con quelli delle case, ormai quasi tutte abbandonate.Le poche anime presenti  mi guardano, quasi a tentare di capire perché un ragazzo di 23 anni sia passato proprio qui, in questo posto dimenticato da Dio, per “rubare” qualche scatto.Eppure


questo piccolo borgo ha sempre suscitato l’interesse di artisti e fotografi

in passato. 


Escher

, artista grafico olandese, intorno agli anni ‘30 del novecento vi ha soggiornato per un periodo.Altrettanto importanti furono le visite a Sperlinga dei fotografi


Robert Capa

, nell’estate del ‘43. E di


Enzo Sellerio

che realizza, nel 1967, diversi scatti che verranno successivamente selezionati per la mostra fotografica “


Scritture di Paesaggio

”.


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Gli scatti di


Capa

, famoso fotoreporter di guerra, documentano l’avanzata degli alleati all’interno della Sicilia durante la seconda guerra mondiale. Tra questi,


una rimarrà nel tempo e nella memoria collettiva come icona dello sbarco alleato nell’isola. 

La didascalia della foto recita: “


Un contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi

”.Ma tornando alla nostra passeggiata nella memoria.  Il borgo è costituito di una cinquantina di interessanti 


grotte scavate sulla roccia

 dai bizantini e che disposte su più piani fino a fine'800 costituivano il cuore del centro abitato.Le grotte


oggi vengono utilizzate come depositi

dagli abitanti oppure come


stalle

per gli animali. Alcune sono rimaste intatte al momento dell’abbandono.Decido di entrare in una grotta per realizzare qualche scatto di reportage. Sembra che il tempo si sia fermato, mi


sembra quasi di sentire gli odori

e i


sapori

di quel tempo. Si percepisce, nell’aria, l’importanza storica del luogo.Sembra quasi di sentire le voci e le risate di quel tempo orami perduto.Sembra di sentire


i bambini in mezzo ai vicoli giocare

, il suono degli


zoccoli dei cavalli

dei contadini che tornano dai campi e le


risate delle massaie

che sbrigano le loro faccende.Quello che mi ha particolarmente colpito è


l’ordine nel caos

dettato da quegli oggetti di vita quotidiana che sembrano quasi dormire fra le stanze delle grotte.La semplicità, la lentezza, la modestia e la spontaneità prendono il sopravvento sulla velocità e sui ritmi della nostra epoca.


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Davanti ai miei occhi


cumuli di oggetti che a prima vista possono sembrare spazzatura

. Ma che, chi apprezza la bellezza delle piccole cose e della semplicità, sa riconoscerne il valore affettivo e storico.Interessante la riflessione alla vista di queste immagini, di


Chiara Ribellino

, studentessa di


sociologia

che, riprendendo i concetti della poetica della spazzatura ci scrive:


La riflessione della Ribellino mi ha fatto pensare alla


concezione che ha la gente dei resti di quel passato che

, anche se può sembrare lontanissimo,


è parte integrante della nostra cultura. 

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A me,


quegli oggetti, parlano

. Sento ancora le molle dei due letti fatti di paglia e lana di pecora, scricchiolare.Sento ancora il


rumore del Telaio

, macchinario usato dalle nostre nonne per la tessitura a mano, che intreccia la lana delle pecore che pascolavano i campi intorno al paese.


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Queste immagini, che scorrono nella mia testa, mi fanno riflettere sull’


importanza

che ha la


lentezza

ai giorni nostri.A riguardo


Milan Kundera

, nel 1995 scrive:“


C'è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocitò e oblio

.”


Noi

invece


pensiamo il contrario

, e


viviamo nell’incubo della lentezza

che associamo alla


perdita di tempo

. E


ci dimentichiamo

spesso che, la lentezza, espressa attraverso l’uso di una macchina lenta, il cervello,


sviluppa la creatività. 

Ma chi può consentirsi davvero il lusso della lentezza in un mondo dove tutti sembriamo costretti a correre? 


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