
Un bel sole durante l'inaugurazione e un po' di pioggia ieri hanno caratterizzato le prime due giornate del Salone dell'Orientamento di Catania 2026.
Migliaia di studenti provenienti non solo dalla Sicilia ma anche da altre regioni del Sud hanno partecipato alle numerose iniziative che si sono svolte e continueranno a svolgersi anche oggi e domani alla Cittadella universitaria di Catania.
Gli stand allestiti nelle palestre del CUS Catania, accolgono i 17 dipartimenti dell’Università etnea insieme a numerosi servizi e strutture dell’ateneo.
Tra questi figurano l’Unità operativa per le Relazioni internazionali, l’Alta Scuola per la Formazione degli Insegnanti, il Career Service, l’Ufficio tirocini curriculari, la Scuola Superiore dell’Università di Catania, i poli universitari di Siracusa e Ragusa, uno spazio dedicato ai risultati dei progetti PNRR, l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario e il Centro per l’inclusione attiva e partecipata.
Sono presenti anche realtà esterne e partner del territorio, tra cui le istituzioni della Protezione civile, le Forze dell’Ordine, il Conservatorio musicale “Vincenzo Bellini”, l’Accademia di Belle Arti, oltre a imprese pubbliche e private che collaborano con l’Università di Catania e con la Fondazione Siciliae Studium Generale. Completano l’offerta diverse strutture di supporto dedicate all’orientamento, al diritto allo studio e alla promozione dell’imprenditorialità.
Per gli studenti partecipare al Salone non vuole soltanto fare una semplice visita agli stand, ma fare il primo passo verso una scelta che segna il futuro.
E proprio da qui arriva la domande delle domande:
Quanti saranno i giovani che decideranno di rimanere a studiare qui in Sicilia?
Il Salone dello studente si rivelerà una “vetrina” come spesso successo negli ultimi anni, dove ci sono tanti giovani che partecipano ma che poi scelgono di studiare altrove (o che lo faranno comunque negli anni seguenti)?
Perché purtroppo anche se duole dirlo, ahimè, la Sicilia ogni anno continua a perdere tantissimi cervelli.
E ciò stride con la partecipazione degli studenti siciliani a queste iniziative.
C'è da dire che a tal proposito il Salone dello studente negli ultimi anni ha cambiato prospettiva: non si rivolge più esclusivamente a chi deve iniziare l’università, ma si apre anche a chi un percorso lo ha già compiuto e si trova di fronte a un nuovo bivio. È il segno di un sistema che prova ad accompagnare i giovani lungo tutto l’arco delle loro scelte, non limitandosi all’ingresso ma guardando anche all’uscita, cioè al lavoro.
In questo senso, l’Università di Catania sembra voler rivendicare un ruolo più ampio: non solo luogo di formazione, ma motore di sviluppo per il territorio. L’idea che studiare a Catania sia anche una “scelta di vita” può apparire retorica, ma acquista concretezza se inserita in un contesto in cui la Sicilia tenta di ritagliarsi uno spazio nuovo nello scenario nazionale ed europeo. L’ampliamento dell’offerta formativa, l’attenzione crescente ai percorsi interdisciplinari e il dialogo con le imprese vanno letti proprio in questa direzione.
Non è un caso che accanto agli stand universitari trovino spazio aziende, istituzioni e realtà del mondo produttivo. Il messaggio è chiaro: l’università non può più essere una torre d’avorio. Deve confrontarsi con il mercato del lavoro, anticiparne i bisogni, costruire ponti.
Iniziative come il Career Day o la stessa Fondazione Siciliae Studium Generale nascono con questo obiettivo, provando a ridurre quella distanza – spesso denunciata – tra formazione e occupazione.
C’è poi un altro elemento, più sottile ma decisivo: il rapporto con la città. L’apertura del Salone al territorio, alle istituzioni e ai cittadini racconta il tentativo di costruire una comunità educativa più ampia. In un tempo in cui molti giovani lasciano il Sud per cercare altrove opportunità e prospettive, trattenere talenti e, allo stesso tempo, attrarne di nuovi diventa una sfida cruciale.
Il contesto internazionale, con i suoi equilibri in continuo mutamento, rende questa sfida ancora più urgente. Catania, per posizione geografica e per tradizione culturale, può ambire a essere un punto di riferimento nel Mediterraneo. Ma perché questo accada, non bastano le dichiarazioni d’intenti: servono investimenti, visione e, soprattutto, continuità.
Il Salone dell’Orientamento, allora, non è solo un evento informativo. È uno specchio delle ambizioni di un territorio e delle sue contraddizioni. Da un lato, la voglia di crescita, innovazione e apertura; dall’altro, la necessità di trasformare queste aspirazioni in opportunità concrete.
La sensazione è che la direzione sia tracciata. Resta da capire se, una volta spenti i riflettori e smontati gli stand, questo slancio saprà tradursi in risultati duraturi. Perché il futuro dei giovani – e con esso quello della Sicilia – non si gioca in pochi giorni, ma nella capacità di dare seguito, giorno dopo giorno, alle promesse fatte.












