
I Pokemon. Alzi la mano chi, anche senza aver mai visto il cartone, non li ha mai sentiti nominare.
I mostriciattoli più famosi del mondo sono diventati anche i protagonisti di una competizione a loro dedicata.
A guardarli da fuori sembrerebbe quasi un paradosso: mentre il mondo corre verso l'intelligenza artificiale, gli eSport e videogiochi sempre più realistici, migliaia di ragazzi continuano a mettersi in viaggio con un mazzo di carte Pokémon o una squadra di mostriciattoli digitali.
Eppure è esattamente quello che sta accadendo in questi giorni a San Francisco, dove dal 28 al 30 agosto si disputano i Pokémon World Championships 2026, il grande appuntamento mondiale dedicato al gioco di carte collezionabili, ai videogiochi, a Pokémon GO e alle altre competizioni della galassia Pokémon.
Non è una semplice convention per nostalgici. È un fenomeno competitivo globale, con oltre 2 milioni di dollari di montepremi complessivo e partecipanti arrivati da tutto il mondo per conquistare il titolo di campione mondiale.
E soprattutto è un fenomeno che racconta qualcosa di interessante sui ragazzi di oggi.
Perché Pokémon piace ancora ai giovani?
La prima risposta è apparentemente banale: perché Pokémon è cresciuto insieme a loro.
Per un adolescente di oggi, Pikachu non è necessariamente un personaggio "vecchio". È un linguaggio che ha attraversato videogiochi, carte, anime, smartphone, social network e piattaforme di streaming.
Il risultato è una comunità intergenerazionale nella quale un dodicenne può giocare con qualcuno di venti, trenta o quarant'anni e trovarsi comunque sullo stesso terreno.
È questo uno degli elementi più potenti del fenomeno: Pokémon non chiede di scegliere tra passato e presente. Li mette insieme.
Un altro motivo del successo risiede anche forse nel fatto che quest'evento offre qualcosa che molti altri videogiochi non riescono più a garantire: la possibilità di sentirsi davvero parte di una comunità.
Un ragazzo può allenarsi online, seguire un torneo su Twitch o YouTube, discutere delle strategie sui social, incontrare altri giocatori nella propria città e, dopo mesi di qualificazioni, ritrovarsi dall'altra parte del mondo.
Il gioco diventa così un'identità sociale, non soltanto un'attività individuale.
E c'è un altro elemento decisivo: Pokémon permette di trasformare la passione in competenza.
Il ragazzo che conosce centinaia di Pokémon, statistiche, abilità e strategie non è più semplicemente "quello che gioca".
All'interno della community diventa quello bravo, quello a cui chiedere consiglio, quello che può competere.
È una forma di riconoscimento.
Non vanno ai Mondiali soltanto per vincere
Chi partecipa ai Mondiali non lo fa necessariamente soltanto per il premio finale.
Per arrivare a San Francisco bisogna infatti costruirsi un percorso competitivo, accumulando risultati e qualificandosi attraverso la stagione dei tornei.
I Mondiali rappresentano quindi il punto di arrivo di mesi, spesso anni, di allenamento.
E qui Pokémon smette definitivamente di essere soltanto un gioco.
Dietro una partita ci sono strategia, studio, memoria, capacità di prevedere le mosse dell'avversario, gestione della pressione e allenamento.
Nel gioco di carte, per esempio, conoscere le proprie carte non basta: bisogna leggere la partita e prendere decisioni in pochi secondi.
Nel videogame competitivo vale lo stesso principio.
Non è così diverso, nella sostanza, da ciò che accade negli sport tradizionali: cambia il campo di gioco, non la voglia di competere.
I numeri raccontano un fenomeno enorme
La dimensione del movimento è evidente anche dai numeri.
Ai Mondiali 2025 di Anaheim, il solo torneo VGC, cioè la competizione ufficiale sui videogiochi Pokémon, ha registrato 371 giocatori effettivamente presenti nella categoria Masters, oltre alle categorie Junior e Senior.
E quest'anno il pubblico atteso a San Francisco è ancora più significativo: oltre 50 mila persone sono previste tra Pokémon World Championships e PokémonXP, il nuovo grande evento dedicato ai fan organizzato contemporaneamente ai Mondiali.
Non stiamo dunque parlando di una piccola nicchia di appassionati.
Stiamo parlando di un ecosistema internazionale fatto di giocatori, spettatori, collezionisti, creator, famiglie e community online.











