
Il dato, preso da solo, sembra raccontare una scuola italiana capace di promuovere quasi tutti e di sfornare un esercito di eccellenze.
Il 99,8% dei circa 530mila maturandi è stato promosso e il 2026 segna un nuovo record per le 100 e lode, assegnate a 14.123 studenti, il 2,9% del totale.
Ma basta guardare più a fondo per scoprire che dietro questi numeri si nasconde una domanda scomoda.
Boom di 100 e lode, ma il 100 semplice crolla
Quest'anno sono oltre 300 in più rispetto al 2025 gli studenti che hanno conquistato la massima valutazione. La maggior parte arriva dalle regioni del Sud, mentre diminuisce nettamente la percentuale di chi si ferma al 100/100: dal 7,1% dello scorso anno si passa al 5,3%.
Un risultato che, almeno sulla carta, racconta una scuola sempre più generosa con le eccellenze. E proprio qui nasce il primo interrogativo: quanto sono comparabili le valutazioni ottenute nelle diverse realtà territoriali?
I licei continuano a essere il terreno privilegiato dei voti più alti. Al Classico il 100 e lode arriva all'8%, mentre allo Scientifico raggiunge il 6,1%.
Il vero paradosso è geografico
È però la distribuzione territoriale delle lodi a far discutere. Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Calabria sono tra le regioni che producono il maggior numero di diplomati con il massimo dei voti.
La Campania ne conta 3.018, la Puglia 2.104, la Sicilia 1.928, il Lazio 1.165 e la Calabria 1.042.
Numeri che cambiano radicalmente guardando ad alcune regioni del Nord e del Centro: 760 lodi in Lombardia, 523 in Veneto, 482 in Toscana, 185 in Liguria e appena 150 in Friuli Venezia Giulia.
Fin qui sarebbe semplicemente una fotografia dei risultati. Il problema nasce quando si incrocia questo dato con quello delle prove Invalsi.
Proprio molte delle regioni che eccellono per numero di 100 e lode sono quelle che, nelle rilevazioni sugli apprendimenti, registrano da anni le maggiori difficoltà.
È un paradosso difficile da ignorare: dove le prove standardizzate segnalano maggiori fragilità, gli esami finali sembrano invece certificare un numero elevatissimo di eccellenze.
Maturità e Invalsi raccontano due scuole diverse?
Non significa, naturalmente, che i 100 e lode siano immeritati. Significa però che forse è arrivato il momento di interrogarsi sul rapporto tra valutazione interna e misurazione standardizzata.
Se due strumenti fotografano lo stesso sistema scolastico ma restituiscono immagini così differenti, una domanda diventa inevitabile: stiamo davvero misurando nello stesso modo la preparazione degli studenti italiani?
La questione non riguarda soltanto il prestigio di un voto. Dietro una lode ci sono anni di studio, docenti, famiglie e soprattutto ragazzi che hanno raggiunto un risultato importante.
Proprio per questo sarebbe sbagliato mettere in discussione il loro merito. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare una discrepanza che si ripete con una certa evidenza.
La fotografia dei voti
Nel complesso, il 4,1% dei maturandi ha ottenuto 60, mentre il 26% si è collocato tra 61 e 70. La fascia più numerosa è quella compresa tra 71 e 80, con il 30,1% degli studenti.
Il 19,7% ha ottenuto tra 81 e 90, l'11,9% tra 91 e 99, mentre il 5,3% ha raggiunto il 100 e il 2,9% il 100 e lode.
Rispetto al 2025, cala quindi la quota dei 100 senza lode, mentre cresce leggermente quella delle lodi. Diminuiscono anche i voti minimi, passati dal 4,9% al 4,1%.
Il liceo resta la corsia delle eccellenze
Anche il tipo di scuola fa la differenza. Nei licei il 4,3% degli studenti conquista 100 e lode, contro l'1,6% dei tecnici e appena lo 0,7% dei professionali.
Per il solo 100/100 le percentuali sono rispettivamente del 6,9%, 3,8% e 2,8%. Al contrario, il voto minimo riguarda soltanto il 2,7% degli studenti dei licei, contro il 5,8% registrato sia nei tecnici sia nei professionali.
Numeri che confermano una divisione ormai strutturale del nostro sistema scolastico: da una parte i licei, dall'altra gli istituti tecnici e professionali, con risultati finali sensibilmente differenti.
Cosa misura davvero quel voto?
All'esame è stato ammesso il 96,7% dei candidati scrutinati, contro il 96,5% dell'anno precedente. Il numero complessivo dei diplomati, invece, rimane sostanzialmente invariato.
La Maturità 2026 consegna dunque una scuola dove quasi tutti arrivano al traguardo e sempre più studenti raggiungono l'eccellenza. Un'immagine positiva, certamente. Ma anche un'occasione per aprire una riflessione più seria.
Perché il vero tema non è stabilire se ci siano troppi 100 e lode. È capire perché la scuola italiana sembri raccontare due realtà diverse a seconda dello strumento con cui la si osserva.
E finché questo cortocircuito non verrà spiegato, quei numeri continueranno a lasciare più domande che risposte.











