
Ieri abbiamo parlato del nuovo anno che si presta a vivere il corso di laurea in medicina e il suo relativo semestre filtro.
Un percorso che interessa molti giovani e capire il perché non è difficile, dopo i dati che vi riportiamo in quest'articolo di oggi.
L'ultima analisi realizzata sulle elaborazioni del professor Angelo Mastrillo dell'Università di Bologna e rilanciata da Skuola.net, basata sui dati contenuti nel XXVIII Rapporto AlmaLaurea, dedicato ai percorsi universitari e agli sbocchi occupazionali dei neolaureati, parla infatti chiaro: nel panorama universitario italiano le lauree delle professioni sanitarie continuano a garantire il miglior accesso al mercato del lavoro.
Occupazione ai massimi da quasi vent'anni
A differenza di molti altri percorsi accademici, consentono di trovare un impiego già dopo la laurea triennale, senza la necessità di proseguire con una magistrale o affrontare lunghi periodi di ricerca.
I numeri del report parlano chiaro: tra i 18.957 laureati triennali delle 22 professioni sanitarie che hanno conseguito il titolo nel 2024, il tasso di occupazione raggiunge l'87,9% a un anno dalla laurea, considerando gli 11.502 partecipanti all'indagine.
Si tratta di un incremento di 3,1 punti percentuali rispetto all'84,8% registrato l'anno precedente e del risultato più elevato degli ultimi 18 anni, superiore persino ai livelli precedenti alla crisi economica del 2008, quando nel 2007 l'occupazione si attestava all'87%.
Un vantaggio netto rispetto agli altri corsi universitari
Il confronto con il resto del sistema universitario rende ancora più evidente la distanza.
Nel complesso, il tasso medio di occupazione dei laureati italiani a un anno dal conseguimento del titolo è salito al 48,9%, in crescita rispetto al 44,6% dell'anno precedente. Un miglioramento che ha interessato quasi tutti gli ambiti disciplinari, ma che resta molto lontano dalle performance delle professioni sanitarie.
Anche osservando gli incrementi annuali, nessun settore riesce ad avvicinarsi ai risultati dell'area sanitaria: si passa dal modesto +0,8% registrato da Informatica e tecnologie ICT fino al +6,7% dell'area Educazione e Formazione.
Anche se si fa un confronto l'AI la professioni sanitarie sembrano essere le migliori: la cura della persona sembra infatti quella che non sarà minimamente toccata dal fenomeno della soppressione di molte professioni che avverrà e sta già avvenendo con l'espansione dell'Intelligenza artificiale.
Podologi, fisioterapisti e infermieri tra le figure più richieste
Ma quali saranno e quali sono tuttora le figure più richieste?
Quando si parla di professioni sanitarie il pensiero va immediatamente agli infermieri, ma l'offerta formativa comprende numerose figure altamente specializzate.
Guardando alle singole professioni, la classifica di occupazione è questa:
- Podologia: 91,1%;
- Igiene dentale: 90,7%;
- Fisioterapia: 90%;
- Infermieristica, Logopedia e Tecniche ortopediche: 89,7%;
- Tecniche di radiologia: 89,4%;
- Terapia occupazionale: 89,2%;
- Tecniche di neurofisiopatologia: 87,9%.
Anche i corsi che si collocano sotto la media mantengono comunque livelli occupazionali elevati: l'Educatore professionale raggiunge l'87,6%, mentre Infermieristica pediatrica e Ortottica si attestano all'86,4%. Seguono Ostetricia (81%), Tecniche della prevenzione (79,9%), Dietistica (76,5%), Assistenza sanitaria (73,9%), Tecniche audiometriche (71,4%) e Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria (63%).
Test di ammissione, a settembre torna la sfida per entrare
Questi dati rappresentano anche un'importante indicazione per gli studenti che stanno scegliendo il proprio percorso universitario.
Il prossimo 16 settembre sono infatti in programma i test di ammissione ai 23 corsi di laurea delle professioni sanitarie, una selezione che ogni anno registra un numero di candidati nettamente superiore ai posti disponibili.
Per il prossimo anno accademico dovrebbero essere confermati circa 37 mila posti, mentre lo scorso anno le domande presentate sono state circa 64 mila, con una media di quasi due candidati per ogni posto disponibile.
Alla luce di questi numeri, le professioni sanitarie si confermano uno dei pochi percorsi universitari in grado di coniugare formazione, specializzazione e concrete opportunità di inserimento lavorativo, offrendo prospettive occupazionali che, almeno oggi, non trovano paragoni nel resto dell'università italiana.











