
L'arrivo dell'intelligenza artificiale nelle aule scolastiche sta mettendo in discussione uno dei pilastri dell'istruzione tradizionale: il modo in cui si insegna e il modo in cui studiano gli stessi ragazzi.
Già nell'ultima “tornata” di esami di Stato abbiamo visto come tantissimi maturandi abbiano usato l'AI per le loro tesine, con molti docenti che hanno notato collegamenti tra le materie troppo “sofisticati” per ragazzi di terza media o di 19 anni.
L'opinione di Luciano Floridi
A tal proposito abbiamo voluto parlare del pensiero di Luciano Floridi, filosofo del digitale e docente all'Università di Yale, che ha recentemente parlato del rapporto tra l'AI e la scuola e di come proprio la scuola debba cambiare.
Secondo Floridi il problema non è l'utilizzo di strumenti come ChatGPT, ma un sistema scolastico che rischia di rimanere ancorato a modelli pensati per un'epoca precedente all'AI.
Secondo Floridi, vietare l'intelligenza artificiale non rappresenta una soluzione efficace. Al contrario, è la scuola che deve evolversi, ripensando metodi di insegnamento e criteri di valutazione.
Il saggio non basta più
Per il filosofo, una delle criticità principali riguarda il tradizionale elaborato scritto.
Se agli studenti viene richiesto semplicemente di consegnare un testo con determinate caratteristiche formali, è naturale che scelgano lo strumento più efficiente per produrlo. Oggi quello strumento è spesso ChatGPT.
In questo scenario, il rischio è trasformare il saggio in un prodotto "industriale": corretto nella forma, ben organizzato, ma privo della personalità e del percorso di riflessione dello studente.
Per Floridi, il punto non è stabilire se un ragazzo abbia usato o meno ChatGPT, ma chiedersi se il compito assegnato sia ancora in grado di misurare davvero ciò che uno studente sa, comprende e sa argomentare.
Più dialogo, meno automatismi
La proposta del docente di Yale è quella di recuperare il valore del rapporto umano nell'apprendimento.
Interrogazioni, colloqui, discussioni in classe, confronti individuali e attività collaborative dovrebbero tornare a occupare un ruolo centrale. Sono questi i momenti in cui emerge il ragionamento personale dello studente, qualcosa che un testo generato dall'intelligenza artificiale non può sostituire.
L'obiettivo non è eliminare gli elaborati scritti, ma integrarli con modalità di verifica che consentano agli insegnanti di conoscere davvero il percorso di apprendimento di ciascun ragazzo.
Insegnare a fare le domande giuste
Secondo Floridi, una delle competenze più importanti del futuro sarà la capacità di dialogare in modo critico con l'intelligenza artificiale.
Gli studenti dovranno imparare a formulare domande efficaci, verificare l'attendibilità delle risposte, confrontare le fonti e individuare eventuali errori o informazioni incomplete.
La vera sfida non sarà ottenere rapidamente una risposta, ma capire se quella risposta è corretta, utile e applicabile al problema che si vuole risolvere.
Dal nozionismo al pensiero critico
L'intelligenza artificiale rende sempre meno centrale la semplice memorizzazione delle informazioni.
Per questo, secondo Floridi, la scuola dovrebbe concentrarsi maggiormente sullo sviluppo del pensiero critico, della capacità di analisi e dell'autonomia di giudizio.
Gli studenti dovrebbero essere guidati a interpretare le informazioni, metterle in relazione tra loro e costruire argomentazioni personali, anziché limitarsi a riprodurre contenuti facilmente reperibili online o generati da un algoritmo.
Una scuola che prepara al futuro
Per Floridi, l'intelligenza artificiale non rappresenta insomma la fine della scuola, ma un'occasione per ripensarne il ruolo.
L'obiettivo dell'istruzione non può più essere soltanto quello di trasmettere conoscenze, ma di formare persone capaci di utilizzare consapevolmente le nuove tecnologie, comprenderne i limiti e prendere decisioni autonome.
In un mondo in cui le risposte sono sempre più accessibili grazie all'AI, la competenza che farà davvero la differenza sarà la capacità di porre le domande giuste, interpretare criticamente le informazioni e mantenere al centro il valore del pensiero umano.











