
L'Università degli Studi di Catania compie un passo significativo sul fronte del diritto allo studio e dell'inclusione, introducendo il congedo mestruale per le studentesse affette da dismenorrea severa e da patologie mestruali invalidanti certificate.
La misura è stata approvata dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione, rendendo UniCT uno dei primi atenei italiani a riconoscere formalmente questa tutela attraverso il proprio regolamento.
L'intervento modifica il Regolamento per il riconoscimento dello status di studente lavoratore, studente atleta, studente in situazione di difficoltà e studente con disabilità, ampliando le condizioni che consentono di accedere alle agevolazioni previste per gli studenti in difficoltà.
L'iniziativa promossa dai rappresentanti degli studenti
La proposta porta la firma di Francesco Pezzillo, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Amministrazione, insieme ai rappresentanti in Senato Accademico Salvo Bonaccorso e Tommaso Palacino.
L'iniziativa nasce dall'impegno delle associazioni studentesche We Love Unict e SOS Unict, da tempo impegnate nella promozione di un'università più inclusiva e attenta al benessere della comunità studentesca.
L'approvazione della misura assume un valore ancora più rilevante considerando che, a livello nazionale, non esiste ancora una normativa specifica che disciplini il congedo mestruale invalidante.
Cosa prevede il nuovo regolamento
Con la modifica approvata, la dismenorrea severa e le patologie mestruali invalidanti certificate vengono inserite tra le condizioni che consentono il riconoscimento dello status di studente in situazione di difficoltà, quando incidono, anche periodicamente, sulla partecipazione alle attività universitarie.
Le studentesse interessate potranno così beneficiare delle misure già previste dal regolamento, tra cui la riduzione dell'obbligo di frequenza, nei limiti stabiliti dall'Ateneo, la possibilità di sostenere gli esami negli appelli straordinari e l'accesso a specifiche attività di supporto didattico.
L'obiettivo è evitare che una condizione di salute possa compromettere il regolare percorso universitario.
Pezzillo: "Nessuna studentessa dovrà più scegliere tra salute e università"
Per Francesco Pezzillo, il tema del congedo mestruale è stato troppo a lungo oggetto di un confronto ideologico, mentre sarebbe stato necessario concentrarsi sulle esigenze reali delle studentesse.
"Abbiamo deciso di ascoltare chi convive con patologie invalidanti e che fino ad oggi ha dovuto affrontare ulteriori difficoltà nel proprio percorso accademico.
Con questa modifica, molte ragazze non saranno più costrette a scegliere tra la tutela della propria salute e la prosecuzione degli studi, ottenendo finalmente un riconoscimento concreto dei propri diritti", ha dichiarato.
Bonaccorso: "Un intervento concreto per garantire pari opportunità"
Anche Salvo Bonaccorso sottolinea come il provvedimento rappresenti una risposta concreta al principio delle pari opportunità.
Secondo il rappresentante degli studenti, il diritto allo studio non può limitarsi a un'affermazione di principio, ma deve tradursi in strumenti capaci di rimuovere gli ostacoli che, per motivi sanitari o personali, possono rendere più difficile il percorso universitario.
Palacino: "Una tutela stabile e uniforme"
Per Tommaso Palacino, il valore della modifica regolamentare risiede soprattutto nella sua stabilità.
L'inserimento delle patologie mestruali tra le condizioni riconosciute dal regolamento permette infatti di garantire criteri chiari e uniformi, evitando che situazioni particolarmente delicate vengano valutate caso per caso o affidate esclusivamente alla discrezionalità dei singoli corsi di studio.
Il Rettore Foti: "Più attenzione al benessere degli studenti"
Il Rettore Enrico Foti ha espresso soddisfazione per l'approvazione della misura, evidenziando come essa risponda alle richieste avanzate dalla rappresentanza studentesca.
Secondo il Rettore, il nuovo regolamento consentirà alle studentesse interessate di partecipare più pienamente alla vita universitaria, intervenendo su aspetti fondamentali come la frequenza obbligatoria e la possibilità di sostenere gli esami.
Una scelta che rafforza l'impegno dell'Ateneo verso il benessere della comunità accademica.
Caruso: "Un segnale importante per il sistema universitario"
Anche il Direttore dell'Area della Didattica, Giuseppe Caruso, ha definito l'iniziativa particolarmente significativa.
Caruso ha sottolineato come la proposta, nata dagli studenti, abbia saputo intercettare un'esigenza manifestata più volte dalle studentesse.
Offrire una risposta concreta a questo bisogno rappresenta, secondo il Direttore, un importante passo avanti nel rapporto tra università e comunità studentesca, oltre a dimostrare la capacità dell'Ateneo di trasformare le richieste degli studenti in strumenti di tutela effettivi.











