
In diversi nostri articoli di Sudlife vi abbiamo parlato della piaga dell'esodo dei giovani dalla Sicilia che sta progressivamente spopolando la nostra isola.
Un fenomeno che coinvolge soprattutto le aree interne e le province economicamente più fragili, costringendo migliaia di ragazzi e ragazze a cercare altrove opportunità di studio, lavoro e realizzazione personale.
Un esodo che, almeno apparentemente, non sembrava riguardare Ragusa. Del resto, la provincia iblea è da sempre considerata una delle più dinamiche dell'Isola, tra le più "ricche" e virtuose dal punto di vista economico e occupazionale. E invece la realtà raccontata dagli ultimi dati è ben diversa.
Dietro numeri che sembrano rassicuranti si nasconde infatti una verità che merita di essere analizzata senza illusioni.
L'apparenza inganna: vanno via gli italiani, ma arrivano gli stranieri
Secondo l'analisi elaborata dall'Osservatorio della CGIL di Ragusa su dati Istat, tra il 2019 e il 2026 la popolazione residente tra i 18 e i 35 anni è diminuita di appena il 2,2%, un dato decisamente inferiore rispetto alla media siciliana, che supera il 7%.
A prima vista sembrerebbe una buona notizia. Sembrerebbe la conferma che Ragusa riesce a trattenere i propri giovani meglio di altre province siciliane.
Ma il punto è che quei numeri non raccontano tutta la storia.
La riduzione contenuta della popolazione giovanile è infatti il risultato della forte crescita della popolazione straniera residente, aumentata del 28,6% nello stesso periodo.
Ancora più significativo è l'incremento dei giovani stranieri tra i 18 e i 35 anni, cresciuti di oltre 2.600 unità.
In altre parole, la provincia non sta perdendo meno giovani rispetto al resto della Sicilia. Semplicemente, il loro addio viene compensato dall'arrivo di nuovi residenti provenienti dall'estero.
Oltre quattromila giovani hanno lasciato la provincia
Se si elimina l'effetto della migrazione internazionale, il quadro diventa molto più chiaro.
Nello stesso periodo, circa 4 mila giovani residenti hanno lasciato la provincia di Ragusa. Una diminuzione del 6,97%, praticamente identica a quella registrata nel resto della Sicilia.
Un dato che smentisce la narrativa di una Ragusa immune dal fenomeno e che dimostra come anche il territorio ibleo stia vivendo una progressiva perdita di capitale umano.
Perché dietro ogni partenza non c'è soltanto una persona che cambia città. C'è un investimento formativo che se ne va, una competenza che il territorio perde, una potenziale impresa che non nascerà, una famiglia che forse non si formerà.
I giovani non fuggono dal lavoro, ma dalla precarietà
La riflessione più interessante riguarda però le ragioni che spingono tanti giovani a partire.
Ragusa continua a offrire tante opportunità occupazionali: l'agricoltura, l'edilizia, il turismo, la ristorazione e diversi altri comparti continuano a cercare personale.
Ma sono proprio anche i settori in cui gli stranieri trovano pane per i loro denti.
I giovani ragusani infatti li stanno snobbando sempre di più e scelgono di costruire il proprio futuro altrove. Perché?
La risposta sembra essere non tanto i lavori in sé, ma per la qualità del lavoro disponibile: precarietà, salari bassi, part-time involontari, scarse prospettive di crescita professionale e una diffusa sensazione di instabilità rendono difficile immaginare un progetto di vita duraturo.
Non basta avere un impiego per decidere di restare. Occorre che quell'impiego consenta di diventare autonomi, costruire una famiglia e guardare al futuro con fiducia.
La narrazione secondo cui i giovani non avrebbero voglia di lavorare appare sempre più distante dalla realtà. Piuttosto, le nuove generazioni rifiutano condizioni lavorative che percepiscono come insufficienti rispetto agli anni investiti nella formazione e alle aspettative di crescita professionale.











