
A pochi giorni dagli esami di Maturità i numeri raccontano una realtà ormai evidente: oggi questo step così importante della vita di uno studente assomiglia sempre meno a un vero ostacolo finale e sempre più a una semplice formalità burocratica.
La selezione reale, infatti, avviene molto prima dell’esame di Stato, durante gli scrutini che decidono l’ammissione. Per ogni studente respinto durante le prove finali, ce ne sono molti di più che vengono fermati pochi giorni prima, schiacciati dal peso dei voti accumulati nel corso dell’anno.
Una dinamica che rivela un paradosso tutto italiano: mentre l’opinione pubblica continua a considerare la Maturità come il grande banco di prova degli studenti, nella pratica il momento decisivo si consuma nelle ultime settimane di scuola, tra verifiche, interrogazioni e corse contro il tempo.
Il peso delle pagelle conta più dell’esame
A spiegare questa pressione costante è il sistema stesso. Il 40% del voto finale dipende infatti dal rendimento scolastico degli ultimi tre anni e anche una singola insufficienza può compromettere l’ammissione.
È inevitabile, quindi, che molti docenti concentrino l’attenzione sulle ultime valutazioni, trasformando il finale dell’anno scolastico in una vera maratona.
Il risultato? Gli studenti arrivano a poche settimane dalla Maturità senza il tempo necessario per dedicarsi al ripasso generale. In teoria dovrebbero prepararsi all’esame; nella realtà, invece, sono ancora impegnati a rincorrere verifiche e interrogazioni per evitare brutte sorprese in pagella.
Non stupisce allora che, secondo un sondaggio condotto da Skuola.net su 1000 maturandi, solo uno studente su tre ritenga soddisfacente la propria preparazione.
Una generazione che studia nell’emergenza
Il dato più preoccupante riguarda proprio il senso di affanno diffuso tra i ragazzi. Solo il 36% afferma di sentirsi davvero in linea con il programma di studio, mentre quasi la metà degli studenti ammette apertamente di essere in grave ritardo con la preparazione.
Eppure l’esame, rispetto al passato, è stato alleggerito e oggi coinvolge un numero più limitato di materie. Perché allora così tanti maturandi si sentono impreparati?
La risposta non sta nella presunta pigrizia degli studenti, ma in un sistema scolastico che continua a concentrare carichi, valutazioni e verifiche proprio nel momento in cui servirebbero lucidità e organizzazione.
Tra maggio e giugno, infatti, la chiusura dei registri diventa spesso una sorta di imbuto: i professori moltiplicano compiti e interrogazioni nel tentativo di completare le valutazioni finali, anche nelle discipline che non saranno oggetto d’esame.
Così il ripasso della Maturità passa inevitabilmente in secondo piano. Gli studenti non studiano per approfondire o consolidare le conoscenze, ma per “sopravvivere” al calendario scolastico delle ultime settimane.
I social raccontano meglio di tutti la pressione sui maturandi
Basta osservare ciò che accade sui social network per capire il clima che si respira tra gli studenti. Negli ultimi giorni ha fatto discutere il video condiviso da Skuola.net in cui un maturando mostrava la propria organizzazione quotidiana: circa quattro ore di studio al giorno dedicate esclusivamente alla preparazione dell’esame.
Quello che dovrebbe apparire come un esempio di metodo e disciplina ha invece generato soprattutto frustrazione. Nei commenti, centinaia di ragazzi raccontano di non avere materialmente il tempo per dedicarsi al ripasso.
C’è chi passa i pomeriggi preparando interrogazioni fissate all’ultimo momento e chi ammette di riuscire appena a evitare insufficienze e debiti formativi.
Ed è forse proprio questo il punto più critico: la scuola sembra chiedere agli studenti di affrontare contemporaneamente due sfide incompatibili.
Da una parte prepararsi a un esame che dovrebbe rappresentare la sintesi del percorso scolastico; dall’altra continuare a sostenere verifiche quotidiane fino all’ultimo giorno utile.
La vera emergenza è la mancanza di tempo e serenità
Alla vigilia della Maturità 2026, il problema principale non sembra essere la complessità del programma ministeriale. La vera difficoltà è un’altra: trovare il tempo mentale e materiale per affrontare l’esame con lucidità.
I maturandi si ritrovano intrappolati in una corsa continua, dove il rischio di restare indietro pesa più dell’apprendimento stesso. E mentre l’esame finale perde progressivamente il suo valore selettivo, cresce una sensazione diffusa di stress, precarietà e stanchezza.
Forse è arrivato il momento di chiedersi se questo modello scolastico stia davvero preparando gli studenti ad affrontare una prova importante o se, al contrario, li stia semplicemente abituando a vivere costantemente sotto pressione.











