
Ne abbiamo conquistate 16, ma a fronte dei nostri 1600 km di costa c'è solo una bandiera blu ogni 100 km e i tratti di mare con criticità ambientali risultano oggi superiori rispetto alle aree eccellenti.
A poche settimane dall’assegnazione delle Bandiere Blu 2026 e con l’arrivo dell’estate ci tocca parlare di un paradosso tutto siciliano. Quest’anno di Bandiere Blu ne abbiamo conquistate ben 16, due in più dello scorso anno, che sono Ispica e Lipari.
Il prestigioso riconoscimento assegnato dalla FEE (Foundation for Environmental Education) non riguarda soltanto la bellezza delle spiagge, ma anche parametri rigorosi: pulizia del mare, gestione dei rifiuti, sicurezza, accessibilità e tutela ambientale.
Le località premiate rappresentano un risultato importante per la Sicilia e molti politici esultano. Ma in realtà dietro questa immagine da cartolina, c’è una riflessione importante da fare…
Guardando la geografia della nostra isola a potersi vantare davvero sono solo due province: Messina, che da sola ha 10 comuni (Alì Terme, Nizza di Sicilia, Roccalumera, Furci Siculo, Santa Teresa di Riva, Letojanni, Taormina, Tusa, la stessa Messina e come detto Lipari) e Ragusa con 5 comuni (Marina di Ragusa, Modica, Pozzallo, Scicli e la new entry Ispica). Agrigento ne ha solo una (Menfi), Palermo, Catania, Trapani, Siracusa e Caltanissetta non pervenute. In pratica per chi abita in queste ultime province per trovare un mare davvero pulito deve andare altrove.
A livello nazionale siamo molto sotto le prime posizioni. La Calabria ne ha 10 in più di noi (ben 26), la Puglia 13 in più (seconda con 29), mentre le Liguria, prima in classifica, ci ha addirittura raddoppiato (35 bandiere blu).
E questi dati hanno una forza ancora più negativa se considerano i chilometri di costa. La Sicilia possiede oltre 1.600 km di costa, una delle estensioni costiere più grandi d’Italia. Quindi, numeri alla mano, considerati i 16 riconoscimenti, da noi c’è una bandiera blu ogni 100 km (a prescindere dalla vicinanza). In pratica pochi di chilometri di costa certificata, mentre centinaia di chilometri restano fuori dai parametri di eccellenza ambientale.
La Liguria, che come detto guida la classifica, ha 110-120 km di litorale spiaggioso. Volendo fare lo stesso calcolo ha quindi una bandiera blu ogni 3,42 km. La Puglia ha 865-1.000 km di costa complessiva, la Calabria 788. Litorali nettamente più piccoli di quelli della nostra isola. Eppure, nonostante siano più piccoli, hanno più spiagge attrezzate e mari puliti.
Ma il dato più preoccupante arriva dai monitoraggi ambientali effettuati lungo le coste siciliane: oltre il 60% dei campioni analizzati quest’anno è risultato oltre i limiti di legge. In pratica, i tratti di mare con criticità ambientali risultano oggi superiori rispetto alle aree realmente considerate eccellenti. Le situazioni più delicate si registrano soprattutto nei pressi delle foci dei torrenti, dei canali urbani e degli scarichi dei depuratori.
Nel catanese, ad esempio, persistono problemi lungo il litorale di Acitrezza, nella zona Galatea, e nell’area di Pantano d’Arci. Nel Palermitano risultano critici i tratti vicini alla foce del torrente Ciachea a Carini, il porto di Cefalù e le foci dei torrenti Nocella ed Eleuterio. Nel Trapanese, invece, le maggiori segnalazioni riguardano lo scarico del depuratore di Castelvetrano e la spiaggia della Praiola a Terrasini.
Il risultato è una Sicilia spaccata in due. Da un lato le immagini delle spiagge premiate, utilizzate come simbolo del turismo estivo; dall’altro un mare che in molte zone continua a ricevere scarichi insufficientemente trattati e acque contaminate.
Questa situazione pesa soprattutto sui giovani siciliani. Per migliaia di ragazzi il mare rappresenta il centro della vita estiva e lo svago per eccellenza terminata la scuola: spiagge, sport acquatici, giornate con gli amici, socialità. In un’isola dove l’estate dura quasi sei mesi, il rapporto con il mare diventa parte dell’identità culturale.
Ma proprio quei giovani che vivono il mare ogni giorno rischiano spesso di fare il bagno in acque sporche senza saperlo. In molti tratti monitorati, infatti, mancano perfino cartelli chiari che informino i bagnanti sui livelli di inquinamento presenti.
E io giovani che hanno meno di 18 anni e quindi non guidano, sono costretti per forza di cose ad andare a fare il bagno nei pressi della loro abitazione. Magari nella spiaggetta vicino casa, con un mare probabilmente inquinato.
Il problema non riguarda soltanto il turismo o il decoro urbano. Riguarda la salute pubblica e il futuro ambientale dell’isola. La presenza di batteri come Escherichia coli ed enterococchi intestinali in diverse aree costiere dimostra come il tema dell’inquinamento marino non possa più essere affrontato solo durante l’estate o dopo le emergenze mediatiche.
Ed è qui che nasce il vero paradosso siciliano: un’isola circondata dal mare, innamorata del mare, ma che troppo spesso non riesce a proteggerlo.












