
La paura del terrorismo è tornata a insinuarsi tra i più giovani, anche in Italia. Non solo per le guerre e gli attentati che arrivano ogni giorno dagli schermi dei telefoni, ma perché negli ultimi anni la sensazione di vulnerabilità si è fatta più concreta, più vicina, quasi quotidiana. E quanto accaduto a Modena nei giorni scorsi ha riacceso un timore che molti ragazzi pensavano appartenesse soprattutto alle cronache internazionali.
L’episodio, avvenuto nel centro della città emiliana, ha immediatamente evocato nella mente di molti le immagini degli attentati che negli ultimi dieci anni hanno colpito diverse città europee: un’auto lanciata contro la folla, il panico, le persone ferite, la fuga, la paura improvvisa nel cuore di una normale giornata.
Anche se gli investigatori e il Ministro Piantedosi hanno escluso al momento collegamenti diretti con il terrorismo e parlano piuttosto di un forte disagio psichiatrico dell’aggressore, l’impatto emotivo dell’accaduto è stato enorme.
Per molti ragazzi, infatti, la distinzione tecnica tra “atto terroristico” e “strage” conta fino a un certo punto. Quello che resta è la percezione di insicurezza: l’idea che un luogo frequentato ogni giorno — una piazza, una via del centro, un’università, un concerto — possa trasformarsi all’improvviso in uno scenario di violenza. È una paura che cresce soprattutto sui social, dove le immagini degli attacchi circolano in tempo reale e spesso senza filtri, alimentando ansia e senso di precarietà.
Negli ultimi anni le nuove generazioni sono cresciute dentro una successione quasi continua di emergenze globali: la pandemia, le guerre, le crisi economiche, gli attentati in Europa, la violenza urbana sempre più visibile online.
Eventi che hanno modificato profondamente il modo in cui molti giovani percepiscono il futuro e la sicurezza collettiva. Oggi il terrorismo non viene più vissuto come qualcosa di distante o eccezionale, ma come una minaccia possibile, imprevedibile e difficile da controllare.
A colpire è soprattutto la casualità. Gli attacchi degli ultimi anni, in Europa e non solo, hanno spesso preso di mira luoghi ordinari: mercatini di Natale, metropolitane, locali, strade affollate.
È proprio questa imprevedibilità a generare inquietudine tra i ragazzi, che vivono gran parte della propria socialità negli spazi pubblici: concerti, eventi sportivi, feste universitarie o semplici uscite con gli amici diventano così contesti in cui il tema della sicurezza entra sempre più spesso nelle conversazioni quotidiane.
Anche il dibattito mediatico contribuisce ad alimentare tensioni e paure. Dopo i fatti di Modena, sui social si è acceso immediatamente uno scontro tra chi parlava di terrorismo e chi invitava a non strumentalizzare l’episodio. Reddit, X e TikTok si sono riempiti di commenti, accuse e interpretazioni opposte, trasformando la cronaca in una battaglia ideologica ancora prima che le indagini fossero concluse.
In questo clima, molti giovani si trovano sospesi tra due sentimenti opposti: da una parte la paura reale della violenza, dall’altra il timore che ogni episodio venga immediatamente utilizzato per alimentare odio, divisioni o campagne politiche. Non è un caso che, accanto allo shock, a Modena siano nate anche manifestazioni pubbliche di solidarietà e vicinanza alle vittime, con migliaia di persone scese in piazza per evitare che la paura si trasformasse in scontro sociale.
Il rischio più grande, però, è che l’ansia diventi permanente. Psicologi e sociologi sottolineano da tempo come l’esposizione continua a contenuti violenti e allarmistici possa produrre nei ragazzi una percezione alterata della realtà, facendo apparire il pericolo costante anche quando i dati raccontano scenari differenti. La paura del terrorismo oggi non nasce soltanto dagli attentati in sé, ma dalla sensazione di vivere in un mondo sempre più instabile e imprevedibile.
E forse è proprio questo il nodo centrale: una generazione cresciuta nell’incertezza finisce per sentirsi fragile anche nei luoghi più normali della quotidianità. Perché quando la violenza sembra poter esplodere ovunque e in qualsiasi momento, il confine tra cronaca e paura personale diventa sempre più sottile.










