
Su Sudlife ne abbiamo parlato parecchio in questi mesi: le proteste degli studenti contro il nuovo accesso a Medicina non si sono mai davvero fermate.
Fin dall'introduzione del semestre aperto, la riforma è stata accompagnata da critiche, ricorsi e accuse rivolte tanto alla struttura degli esami quanto all'organizzazione complessiva del percorso.
Le proteste degli studenti
Molti ragazzi hanno contestato la difficoltà delle prove di Fisica, Chimica e Biologia, ritenute poco coerenti con i programmi affrontati alle superiori, mentre altri hanno denunciato un sistema percepito come confuso e stressante, capace di sostituire il vecchio test d'ingresso senza però eliminare la selezione.
Le polemiche hanno coinvolto anche le modalità di svolgimento degli esami, con segnalazioni di irregolarità e disparità tra atenei che hanno alimentato il malcontento di migliaia di candidati.
Tar e Consiglio di Stato confermano la legittimità della riforma
Eppure, nonostante le contestazioni, il modello ha retto sul piano giuridico. Le pronunce del Tar e del Consiglio di Stato hanno infatti confermato la legittimità del semestre aperto, riconoscendo valido sia l'impianto normativo sia il meccanismo di selezione introdotto dal Governo.
Una decisione che rafforza la posizione del Ministero dell'Università e consolida l'intenzione di proseguire su questa strada anche nell'anno accademico 2026/27.
Le sentenze smontano le accuse di irregolarità
Le sentenze amministrative hanno inoltre contribuito a ridimensionare molte delle accuse che avevano accompagnato il debutto della riforma.
Per mesi si era parlato di procedure poco trasparenti, domande considerate eccessivamente complicate e organizzazione disomogenea tra le università. Secondo i giudici, però, il sistema ha rispettato i criteri di regolarità previsti.
Si tratta di un passaggio importante, soprattutto perché il contenzioso giudiziario era diventato negli anni una costante del vecchio numero chiuso.
Le possibili modifiche per il prossimo anno accademico
L'orientamento dell'esecutivo è quello di mantenere la formula attuale, introducendo però alcuni correttivi.
Tra le ipotesi allo studio c'è l'allungamento del periodo delle lezioni, così da concedere agli studenti più tempo per prepararsi, insieme a una revisione dei programmi per renderli maggiormente in linea con il percorso scolastico delle superiori.
Si valuta anche uno slittamento delle sessioni d'esame, con la possibilità di inserire un appello a gennaio.
I numeri della prima applicazione del semestre aperto
Il Governo legge i risultati della prima applicazione del semestre aperto come il segnale di un cambiamento strutturale.
Su 52mila studenti che hanno sostenuto almeno un esame, circa l'80% risulta oggi iscritto all'università, tra Medicina, corsi affini e altri percorsi di laurea.
L'obiettivo dichiarato è superare la logica della selezione immediata attraverso un test secco, sostituendola con un percorso universitario in cui la valutazione avviene progressivamente attraverso gli esami.
Addio al vecchio numero chiuso?
Dietro questa scelta c'è anche la volontà di archiviare un sistema che, per anni, ha escluso un numero enorme di aspiranti medici.
Tra il 2010 e il 2020, oltre un milione di studenti aveva tentato l'ingresso a Medicina, mentre i posti disponibili erano poco più di 110mila.
Una sproporzione che ha lasciato fuori centinaia di migliaia di giovani, spesso senza alternative strutturate né percorsi di orientamento.
Il ruolo dei corsi affini e la lotta alla dispersione universitaria
Proprio per questo il Ministero insiste nel difendere il valore dei corsi affini, respingendo l'idea che rappresentino una soluzione di ripiego.
La riforma punta infatti a mantenere gli studenti all'interno del sistema universitario, anche quando non riescono ad accedere direttamente a Medicina.
Un aspetto ritenuto centrale soprattutto alla luce dei circa 11mila ragazzi che, dopo il primo semestre, non risultano iscritti ad alcun corso.
Per evitare dispersioni, si punta ora a rafforzare le attività di orientamento universitario, coinvolgendo anche studenti più avanti nel percorso accademico.
Pubblicati i nuovi syllabus
Resta centrale anche il nodo della preparazione scientifica.
Fisica, Chimica e Biologia continueranno a essere le materie chiave del percorso.
Da questo punto di vista ci sono importanti novità perché il Ministero è intervenuto syllabus, pubblicando i programmi degli argomenti da studiare e che dicono qualcosa di concreto su cosa sarà richiesto agli studenti.
Debiti formativi: il principio non cambia
Non cambierà invece il principio dei debiti formativi.
Sarà ancora possibile entrare in graduatoria pur avendo insufficienze da recuperare, purché queste vengano colmate prima dell'accesso definitivo al corso di laurea.
Una soluzione che consente maggiore flessibilità ma che, al tempo stesso, mantiene un filtro selettivo.
L'obiettivo delle 30mila immatricolazioni
Sul fronte dei posti disponibili, infine, il Governo conferma l'intenzione di proseguire con l'ampliamento graduale degli accessi.
Dai circa 14.700 posti iniziali si è arrivati a oltre 24mila, considerando anche le università private, e il traguardo delle 30mila immatricolazioni resta l'obiettivo politico dichiarato.
La sfida sarà ora capire se il nuovo modello riuscirà davvero a coniugare ampliamento dell'accesso, qualità della formazione e sostenibilità del sistema sanitario, senza alimentare ulteriormente le tensioni già esplose nel primo anno della riforma.











