
La voglia di guardare oltre i confini nazionali passa sempre più dalle aule scolastiche del Sud Italia.
È questo il dato che emerge con maggiore forza dal Rapporto Erasmus+ 2025 dell’Agenzia nazionale Erasmus+ INDIRE, che fotografa una crescita costante della partecipazione italiana ai programmi di mobilità europea e conferma la Sicilia come la regione con il più alto numero di accreditamenti Erasmus nel settore scuola tra il 2020 e il 2025.
Dietro i numeri, però, c’è soprattutto una generazione che manifesta con sempre maggiore decisione il desiderio di studiare all’estero, confrontarsi con nuove culture e costruire un percorso formativo capace di superare i confini geografici e sociali. L’Erasmus, da esperienza riservata a pochi, è diventato negli anni un obiettivo concreto per migliaia di studenti, anche nei territori considerati più periferici.
La Sicilia, secondo il rapporto, ha presentato 705 candidature ottenendo 262 accreditamenti, il dato più alto in Italia davanti a Campania, Lombardia e Lazio. Un risultato che racconta non soltanto la capacità progettuale delle scuole siciliane, ma anche la crescente domanda di internazionalizzazione proveniente dagli studenti e dalle famiglie. Sempre più giovani vedono infatti nei programmi europei un’opportunità di crescita personale, linguistica e professionale che evidentemente la nostra regione non gli permette.
Anche i dati relativi alla Call 2025 confermano questa tendenza. La Sicilia ha ottenuto 233 progetti approvati, oltre 7 milioni di euro di finanziamenti e quasi 4.400 mobilità autorizzate, a fronte di più di 11 mila richieste presentate. Numeri che evidenziano un interesse sempre più diffuso verso le esperienze di studio all’estero, considerate oggi strumenti fondamentali per arricchire la propria formazione e acquisire competenze spendibili in un mercato del lavoro sempre più internazionale.
Negli ultimi anni Erasmus+ ha progressivamente cambiato volto: non riguarda più soltanto i grandi licei cittadini o gli istituti storicamente legati ai programmi europei, ma coinvolge sempre più scuole dei piccoli centri, territori periferici e realtà che fino a poco tempo fa avevano meno accesso a queste opportunità. In questo processo hanno avuto un ruolo decisivo i consorzi territoriali e le reti coordinate dagli Uffici scolastici regionali, che hanno permesso anche agli istituti meno strutturati di entrare nel circuito della mobilità internazionale.
Il dato forse più significativo è proprio questo: il desiderio dei giovani di vivere esperienze formative all’estero cresce anche nelle aree segnate da maggiori fragilità economiche e sociali. Per molti studenti, partire con Erasmus significa non soltanto migliorare una lingua straniera, ma misurarsi con nuovi modelli educativi, acquisire autonomia e immaginare un futuro più aperto e competitivo.
Nel rapporto INDIRE, la mobilità europea viene infatti descritta come uno strumento capace di favorire non solo la crescita individuale degli studenti, ma anche il riequilibrio territoriale e l’internazionalizzazione del sistema scolastico italiano. Un cambiamento culturale che appare sempre più evidente: le nuove generazioni chiedono occasioni di confronto internazionale e guardano all’Europa come a uno spazio naturale di formazione e opportunità.
Nel 2025 le scuole italiane coinvolte in progetti Erasmus+ sono state 2.529, pari a circa il 31% del totale nazionale. Un dato che conferma come la mobilità europea non rappresenti più un’esperienza d’élite, ma una prospettiva concreta e sempre più desiderata da migliaia di giovani italiani.











