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Boom degli ITS: il percorso breve che conquista gli studenti

2026-05-18 06:00

Valerio Saitta

Apertura, Scuola,

Boom degli ITS: il percorso breve che conquista gli studenti

Nonostante gli scioperi degli scorsi giorni sono aumentati gli studenti che scelgono la formazione tecnica degli ITS Academy e la riforma 4+2.

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Nonostante gli scioperi degli scorsi giorni sono aumentati gli studenti che scelgono la formazione tecnica degli ITS Academy e la riforma 4+2. 

 

Negli ultimi giorni il dibattito sulla riforma dell’istruzione tecnico-professionale è tornato al centro dell’attenzione. Da una parte le proteste di studenti e docenti contro il nuovo assetto degli Istituti Tecnici, dall’altra la crescita degli ITS Academy e del modello “4+2”, considerati dal Ministero strumenti strategici per avvicinare formazione e occupazione. Due temi strettamente collegati che stanno ridefinendo il futuro della scuola tecnica in Italia.

Ma nel fare un’analisi precisa, partiamo con ordine. Lo scorso 7 maggio numerose città italiane hanno ospitato manifestazioni e scioperi contro la riforma degli Istituti Tecnici introdotta dal decreto ministeriale approvato a febbraio. Le principali critiche riguardano il rischio di un ridimensionamento della preparazione culturale generale e la paura che la scuola finisca per adattarsi eccessivamente alle esigenze delle aziende.
Secondo diversi osservatori del settore scolastico, la riforma punta invece a rafforzare il collegamento tra istruzione e sistema produttivo senza modificare il ruolo educativo della scuola. L’obiettivo sarebbe quello di valorizzare l’autonomia scolastica, incentivare l’internazionalizzazione e promuovere una didattica maggiormente orientata alle competenze e all’interdisciplinarità.

Le novità entreranno progressivamente in vigore dall’anno scolastico 2026-2027 e interesseranno inizialmente soltanto le classi prime. I percorsi già avviati, invece, non subiranno modifiche. Più che i contenuti, a cambiare sarà soprattutto l’approccio metodologico: le discipline saranno pensate in modo più integrato tra loro e alcune materie, come la geografia negli indirizzi economici, subiranno una rimodulazione degli orari. Le scuole, però, potranno recuperare eventuali riduzioni grazie agli spazi garantiti dall’autonomia didattica.

Uno dei temi più discussi riguarda il presunto rischio di una “deriva aziendalistica” della scuola. Chi sostiene la riforma ritiene che il compito dell’istruzione resti comunque quello di formare cittadini consapevoli, pur cercando di ridurre il divario tra competenze richieste dal mercato del lavoro e preparazione dei giovani, fenomeno che contribuisce alla crescita dei NEET

In questo quadro si inserisce anche il modello “4+2”, che prevede un percorso scolastico quadriennale seguito da un biennio di specializzazione negli ITS Academy. Secondo il Ministero, però, il tradizionale ciclo quinquennale non verrà eliminato: il “4+2” resterà una possibilità facoltativa per scuole e famiglie, non un obbligo generalizzato.
Parallelamente alla riforma dei tecnici, stanno infatti crescendo rapidamente gli ITS Academy, i percorsi post diploma ad alta specializzazione tecnologica. In pochi anni queste realtà sono passate da circa 11mila studenti a oltre 40mila iscritti complessivi, superando largamente gli obiettivi fissati dal PNRR. Il tasso di occupazione dopo il diploma supera inoltre l’80%, confermando l’efficacia di un modello fortemente orientato al lavoro.

Ed è proprio il tasso di occupazione che spiega la crescita di questa realtà e la volontà dei giovani di intraprendere questi percorsi. Sempre più studenti scelgono gli ITS perché li considerano infatti un’alternativa più concreta e veloce rispetto al tradizionale percorso universitario. I ragazzi di oggi cercano corsi capaci di offrire competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro, con una forte componente pratica e laboratoriale. A differenza dei percorsi accademici più teorici, gli ITS garantiscono spesso stage, contatti diretti con le imprese e possibilità occupazionali già durante il periodo di formazione. Anche la durata più breve dei corsi rappresenta un elemento attrattivo, soprattutto per chi desidera entrare rapidamente nel mondo del lavoro senza affrontare lunghi anni di studio universitario.

Insomma gli ITS Academy rappresentano oggi una formazione terziaria alternativa all’università, con corsi biennali o triennali progettati insieme alle imprese. Negli ultimi anni il sistema è stato potenziato grazie agli investimenti europei: sono stati attivati oltre 1.400 nuovi percorsi, migliaia di attività di orientamento, borse di studio e laboratori tecnologici avanzati con un’offerta formativa che copre ormai numerosi settori strategici, dall’agroalimentare alla meccatronica, dalla moda al turismo, fino alla sostenibilità ambientale e ai servizi digitali.
Il legame con il mondo produttivo costituisce uno degli aspetti più caratterizzanti del sistema: oltre la metà dei partner degli ITS proviene infatti dal tessuto imprenditoriale, mentre molti docenti sono professionisti e tecnici provenienti direttamente dalle aziende.

Secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il modello rappresenta una delle principali leve per rafforzare la competitività economica del Paese e contrastare la disoccupazione giovanile. Il piano del Ministero punta alla creazione di veri e propri campus tecnologici, reti integrate tra scuole, ITS, centri di formazione e imprese, sostenute anche da nuovi finanziamenti pubblici.
L’obiettivo dichiarato è arrivare entro pochi anni a circa 100mila studenti coinvolti nel sistema “4+2”.
Restano però aperti alcuni interrogativi sulla sostenibilità economica futura del progetto, soprattutto quando termineranno le risorse straordinarie del PNRR. Per questo il governo ha previsto ulteriori stanziamenti nella Legge di Bilancio 2026-2028 e nuove misure che consentiranno agli ITS di autofinanziarsi mettendo a disposizione i propri laboratori alle aziende al di fuori dell’orario scolastico.

La riforma dell’istruzione tecnica e la crescita degli ITS Academy mostrano quindi una trasformazione profonda della scuola italiana: da un lato il tentativo di modernizzare la didattica e renderla più vicina alle competenze richieste dal mercato, dall’altro la necessità di preservare il valore culturale e formativo dell’istruzione, evitando che la scuola venga percepita soltanto come uno strumento al servizio 

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