
L’allarme legato ai giovani, la carenza di operatori e le forti differenze territoriali: sono questi i tre aspetti principali che emergono dalla lettura del Rapporto sulla salute mentale 2024, recentemente diffuso dal ministero guidato da Orazio Schillaci.
Il documento offre una panoramica dell’assistenza psichiatrica in Italia che dovrà essere ulteriormente affinata e integrata con “indicatori utili” per seguire le nuove strategie previste dal Piano nazionale per la salute mentale (Pansm) 2025-2030, approvato dalla Conferenza Unificata e promosso dopo oltre un decennio senza un indirizzo strategico.
Il Piano, presentato come un intervento di svolta, dovrà affrontare l’aumento del disagio diffuso nel Paese (in particolare tra i giovani e nella popolazione in età lavorativa) insieme alla necessità di riorganizzare i servizi territoriali e colmare il cronico deficit di risorse economiche e di personale che penalizza il settore, storicamente tra i meno finanziati del Servizio sanitario nazionale.
Per cercare di invertire questa tendenza, l’ultima legge di bilancio ha previsto uno stanziamento di 255 milioni di euro per il triennio 2026-2028, a cui si aggiungono 30 milioni annui dal 2029.
Le priorità indicate sono prevenzione e rafforzamento degli organici: alla prima è destinato il 30% delle risorse, mentre una quota di 30 milioni l’anno servirà per nuove assunzioni stabili di medici, infermieri e altri professionisti.
Nel frattempo, i dati del Rapporto 2024 registrano 845.516 pazienti seguiti dai servizi specialistici di salute mentale, con valori molto variabili tra le regioni: si va dai 119,1 utenti ogni 10mila abitanti adulti nelle Marche ai 447,2 della Liguria, a fronte di una media nazionale di 171,9.
Il profilo dell’utenza evidenzia una prevalenza femminile (55,9%) e una maggioranza di persone sopra i 45 anni (66,3%).
Nel corso del 2024, i servizi psichiatrici (tra centri di salute mentale, strutture diurne e residenziali) hanno fornito complessivamente circa 10 milioni di prestazioni, pari a una media di 13,6 per paziente. La maggior parte degli interventi è avvenuta presso le strutture (81,7%) ed è stata svolta principalmente da infermieri (44,1%) e medici (28,9%). Le patologie trattate mostrano differenze significative tra uomini e donne: tra i primi risultano più frequenti schizofrenia, dipendenze e ritardo mentale, mentre tra le donne la depressione raggiunge valori doppi, arrivando a 46,5 casi ogni 10mila abitanti.
Oltre ai numeri complessivi, un indicatore importante del disagio emergente è rappresentato dai nuovi utenti, cioè coloro che si rivolgono per la prima volta ai servizi psichiatrici.
Nel 2024 si contano 272.497 nuovi accessi ai Dipartimenti di salute mentale, con forti differenze regionali: si passa dai valori più elevati di Valle d’Aosta, Calabria e Liguria a quelli molto più bassi di Marche, Sardegna e Toscana. Questa ampia variabilità è legata anche a modalità diverse di raccolta e interpretazione dei dati, che dovranno essere uniformate dal Tavolo tecnico nazionale e dalle Regioni per rendere più efficaci gli interventi.
Tra i nuovi utenti — in prevalenza donne e sotto i 55 anni — spiccano i tassi particolarmente alti tra i giovani tra i 18 e i 24 anni: 82,4 per 10mila nei maschi e 105,6 per 10mila nelle femmine. Complessivamente, nel solo 2024 sono stati 75.200 gli under 35 che si sono rivolti per la prima volta a un Dipartimento di salute mentale.
Le diagnosi più frequenti riguardano depressione, disturbi nevrotici o somatoformi (come dolore, tachicardia e stanchezza), seguiti da schizofrenia e psicosi. Questa nuova ondata di disagio non interessa solo i servizi territoriali, ma incide anche sugli accessi al pronto soccorso, rappresentando il 3,3% dei circa 20mila ingressi complessivi.
A fronte di questo scenario, il Servizio sanitario nazionale investe ancora risorse limitate: 75,2 euro per abitante e poco più di 33mila operatori distribuiti nelle strutture pubbliche di psichiatria. Secondo gli esperti, si tratta di numeri insufficienti, che dovranno essere significativamente incrementati per rilanciare davvero il settore, come previsto dal nuovo Piano nazionale.











