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Crisi energetica: e se tornasse di nuovo la DAD a scuola? 6 studenti su 10 dicono No

2026-04-09 06:00

Valerio Saitta

Apertura, attualità,

Crisi energetica: e se tornasse di nuovo la DAD a scuola? 6 studenti su 10 dicono No

Se andassimo in lockdown energetico anche la scuola potrebbe essere colpita. Si torna a parlare di Dad, ma il Ministero e il 65% dei ragazzi non la vogliono

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Se andassimo in lockdown energetico la scuola potrebbe essere colpita. Si torna a parlare di Dad come per la pandemia, ma dal Ministero escludono questa ipotesi.

 

Prima fu la Cina con il covid, oggi sono gli Stati Uniti con la guerra. Sono passati cinque anni da quando abbiamo messo da parte l'emergenza pandemia e già ci troviamo di fronte ad un'altra emergenza di cui ovviamente potevamo farne a meno: quella energetica. 

E ci duole constatare che questa ce la siamo cercata: siamo una nazione assolutamente non autosufficiente. Prima dell'invasione dell'Ucraina, siamo stati per anni clienti della Russia per il gas e adesso ci accorgiamo di come siamo schiavi dell'Iran e del Medioriente per il petrolio.

E oltre che energeticamente siamo schiavi anche militarmente e politicamente. Non abbiamo un politico in grado di farsi rispettare a livello mondiale e non siamo in grado nemmeno di difenderci da soli. Nel mondo comandano Trump, Putin e Xi, noi come altri stiamo a guardare.

E purtroppo stiamo a guardare anche per questa scellerata guerra in Iran, così come siamo stati a guardare per il massacro di Israele ai danni dei palestinesi. 
E anche se direttamente non siamo coinvolti in operazioni belliche, purtroppo un prezzo lo stiamo pagando.

La potremmo definire una fase di spending review dell'energia, ma altri invece la definiscono una vera e propria emergenza, che sta progressivamente assumendo i contorni concreti di una possibile svolta nelle abitudini quotidiane dei cittadini. 

 

Così la parola lockdown torna a farsi sentire a distanza di anni. Ed è un lockdown nuovo, quello "energetico”. 
E' una misura che, seppur non imminente, entra nel perimetro delle opzioni valutate. Consisterebbe in una razionalizzazione dei consumi, di limitazioni alla mobilità privata attraverso il ritorno delle targhe alterne, di una riduzione dell’illuminazione pubblica e persino di un nuovo ricorso allo smart working su larga scala, sulla scia di quanto già sperimentato durante il coronavirus.
 

In questo contesto, il mondo della scuola torna inevitabilmente al centro della discussione pubblica. Il solo riaffacciarsi dell’ipotesi di un ritorno alla Didattica a Distanza ha riacceso tensioni e divisioni, soprattutto sui canali digitali. 

 

Proprio per questo, la presa di posizione del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, appare netta: "La DAD - ha chiarito - non è in alcun modo prevista".

Una frase che, al di là del contenuto, assume anche un valore simbolico: segna la volontà di non arretrare su un fronte dell’istruzione.

Ma è davvero così?
Vi abbiamo già parlato in precedente articoli di Sudlife come le continue allerte meteo che vi sono state negli ultimi mesi in Sicilia abbiamo portato a diverse settimane di chiusura in alcune scuole.
Ecco, ci chiediamo, se la scuola rappresenta uno dei pilastri della società, perché chiude quando c'è maltempo.
Perché altri due pilastri come la sanità e il trasporto pubblico continuano ad essere garantiti ogni giorno, anche quando c'è forte maltempo, mentre la scuola no?

A nostro avviso demonizzare la didattica a distanza non è funzionale.

Certo che ha i suoi limiti: c'è il problema del limite tecnologico, c'è il limite del controllo parziale degli alunni da parte degli insegnanti, c'è il problema della facilità della distrazione, c'è il problema di cosa fare con i ragazzini disabili, ecc.
Ma cos'è meglio quando c'è maltempo, impartire lezioni in Dad o fare stare i ragazzi a casa davanti i videogiochi?

 

E nel caso della mancanza di petrolio fino a che punto sarà possibile conciliare la gestione dell’emergenza con la tutela dei servizi essenziali come la scuola?

 

Ma cosa ne pensano i ragazzi di questa eventuale ipotesi?
Ad indagare è il solito portale Skuola.net, attraverso un sondaggio rapido lanciato sui propri canali social, al quale hanno partecipato più di 1.500 ragazzi. 

I risultati sono piuttosto netti: il 65% dei partecipanti (in pratica poco più di 6 su 10) si è infatti dichiarato totalmente contrario a un ritorno della Didattica a Distanza a causa dell’aumento dei prezzi del carburante. 

Un dato che dimostra quanto molti giovani della Generazione Z vivano ancora con disagio il ricordo dei lunghi periodi trascorsi in isolamento domestico, percepiti come un’esperienza non del tutto superata.

Questa posizione emerge chiaramente anche dai numerosi commenti lasciati a caldo sui social del sito. 

 

Ne risulta un’opposizione marcata verso un sistema scolastico che, durante la pandemia, ha evidenziato limiti sia sul piano dell’apprendimento sia su quello emotivo.

Il sentimento dominante è una combinazione di stanchezza e frustrazione: molti studenti si chiedono perché sia sempre la scuola a subire le conseguenze delle grandi crisi globali. 

 

“Non possiamo essere noi a pagare per problemi che non dipendono da noi: la DaD non è vera scuola”, scrive un utente, esprimendo il timore diffuso di perdere ancora una volta il contatto diretto con compagni e insegnanti.

Altri sottolineano l’inefficacia dello studio a distanza, osservando che “davanti al computer si perde concentrazione e si apprende poco”, mentre qualcuno insiste sull’impatto negativo sulle relazioni: “Abbiamo già sacrificato anni importanti di socialità, non vogliamo tornare chiusi in casa”.
 

Ma non tutti sono contrari. Esiste comunque una minoranza significativa (pari al 35%) che vedrebbe positivamente la chiusura delle aule. Le ragioni di questo gruppo favorevole alla DaD sono soprattutto pratiche e legate alla situazione economica attuale.

Per molti studenti pendolari, infatti, il rincaro dei carburanti e dei trasporti rappresenta già oggi un peso difficile da sostenere per le famiglie: “Tra benzina e abbonamento del treno, restare a casa sarebbe un aiuto concreto per il bilancio familiare”, osserva uno di loro.

Altri, meno focalizzati sugli aspetti economici, mettono in evidenza i piccoli benefici quotidiani dello studio da casa: “Si dorme di più, si evitano attese al freddo e si riduce l’inquinamento”. Per questi studenti, la crisi energetica potrebbe diventare un’occasione per promuovere un modello scolastico più flessibile e misto.

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