
Siamo fuori dai Mondiali per la 3° volta di fila: non c'è più da sorprendersi, sono anni che si parla ma non è cambiato nulla. C'è un'intera generazione vittima di un sistema.
Svezia, Macedonia del Nord, Bosnia: sono queste le nazioni che ci hanno condannato negli ultimi 12 anni. Non certo Brasile, Argentina o Germania, ma squadre certamente alla portata e tecnicamente inferiori a noi.
Eppure anche stavolta, per la terza volta di fila, non andremo ai Mondiali. E diciamo la verità, non è più una sorpresa ma una triste abitudine.
Ieri hanno inciso gli episodi, come spesso accade in questo sport. Certamente ha sbagliato Bastoni, con quella sciagurata entrata che ci è costata un'inferiorità numerica per 80 minuti.
Certamente hanno sbagliato gli attaccanti: solo due tiri in porta in 120 minuti e occasioni incredibili sbagliate a pochi metri dalla porta. Non abbiamo centravanti validi dal trionfo del 2006.
Negli ultimi 20 anni siamo riusciti a bruciare talenti come Balotelli e Cassano, che oggi avrebbero sicuramente fatto meglio delle nullità che abbiamo.
Certamente c'è un errore quanto una casa dell'arbitro ai supplementari: andava espulso il giocatore della Bosnia.
Forse le cose sarebbero cambiate.
Certamente hanno sbagliato i rigoristi: inguardabili i tiracci di Esposito e Cristante. Ci chiediamo se dei professionisti che giocano in serie A possano tirare rigori del genere.
Critiche pesanti vanno fatte anche al campo di gioco. Il campo di una nostra squadra che milita in serie B è ridotto meglio, scandaloso permettere che si giochi una partita così importante con un terreno in queste condizioni.
Ma sarebbe superficiale ridurre tutto a questo. Perché sono da tre edizioni che manchiamo questo appuntamento. E quando lo si manca da tre edizioni la a critica più grande di tutti va fatta alla politica calcistica, italiana ed internazionale.
La FIFA è diventata ormai un'azienda che sfrutta il calcio solo per soldi, ma che rinnega il calcio stesso.
Quando si creano meccanismi per fare in modo che ai Mondiali vadano nazionali che non sanno manco cosa sia un pallone come Curaçao, Haiti e Capoverde e l'Italia no hai completamente perso la bussola.
Far giocare la finale dei playoff europei con una partita secca, senza fare andata e ritorno è chiaro che stai sfavorendo una squadra. E ieri infatti il fattore campo è stato decisivo.
Quando hai come slogan “Rispetto” e poi decidi di assegnare il Mondiale a Paesi che non rispettano quasi nessun diritto umano ma ti offrono più soldi degli altri (vedi Qatar e Arabia Saudita) diventi un'organismo poco credibile.
Eravamo rimasti sotto shock per la mancata qualificazione a Russia 2018. Da allora si è detto di tutto: “Bisogna cambiare mentalità", "bisogna coltivare i vivai", "valorizzare i giovani”. Da allora cosa è cambiato? Niente! Anzi, siamo andati solo a peggiorare.
La Lega Calcio ha dimostrato ancora una volta il suo totale disinteresse verso la Nazionale e il suo assoluto interesse per i soldi. Non ha nemmeno permesso a Gattuso di fare uno stage pre-spareggi, nonostante Ringhio non vedeva da mesi questi giocatori.
Eppure la stessa Lega ha trovato la formula per allargare una inutile competizione come la Supercoppa italiana portandola in Medio Oriente.
Inutile quindi ripetere ogni 4 anni le stesse cose. La verità è che il sistema calcio italiano ha fallito e si è meritato di stare fuori dai Mondiali. Ma anche stavolta nessuno pagherà. Gravina e Co. rimarranno saldamente al loro posto.
A rimetterci più di tutti sono e saranno ancora una volta loro: i giovani. Chi è nato nel 2007 o oltre ha vissuto due edizioni fallimentari dell'Italia ai Mondiali (eliminata al primo turno) e tre mancate qualificazioni.
In pratica chi oggi ha 20 anni ha un ricordo assolutamente negativo o non ha ricordo alcuno degli azzurri ai Mondiali.
Questo dato ha un forte impatto culturale e simbolico: oltre ad essere un evento che storicamente unisce il Paese, il Mondiale accende la passione per il calcio e crea miti e riferimenti. Senza questa esperienza, il legame emotivo tra i giovani e la Nazionale rischia di indebolirsi.
I giovani non hanno il piacere di ritrovarsi con le famiglie o gli amici a tifare per i nostri colori. Si fa fatica a trovare un senso di patriottismo così. Perché l'amore per la nostra nazione inizia da giovani e inizia anche grazie al calcio.
Ma anche stavolta a pagare non sarà nessuno. Arriverà l'estate e noi penseremo ancora una volta solo al mare. Passeranno 4 anni e le cose saranno rimaste le stesse.










