Nelle ultime ore, dopo l'episodio della docente di francese accoltellata da un suo alunno nel bergamasco, il tema dei reati commessi dai giovani è tornato al centro del dibattito pubblico.
Un episodio che nonostante non sia finito con un delitto, ha sconvolto tutti per il modo in cui è stato organizzato: la lucidità del giovane nel spiegare il suo gesto usando un perfetto italiano, la maglietta con scritto “vendetta”, la conoscenza dei suoi diritti ("vista la mia età so che non andrò in prigione e non mi accadrà niente").
E poi l'elemento del video che abbiamo visto tutti. Il filmare con un'assoluta naturalezza, in diretta, facendo vedere ciò che stava facendo, quasi come se fosse entrato all'interno di una parte, di un personaggio dei videogiochi o di una serie tv.
Negli ultimi tempi sono proprio le piattaforme digitali i luoghi principali in cui avviene la pubblicizzazione della violenza, trasformandosi in una sorta di performance pubblica.
In ogni caso ciò a cui si è assistito sono una serie di elementi unici nel loro genere, che messi insieme ci danno una nuova visione della mentalità violenta di alcuni ragazzi: non più giovani di bassa cultura, incoscienti e che agiscono per un raptus i follia, ma giovani consapevoli, acculturati, che conoscono le leggi dello Stato e agiscono pensando bene a ciò che fanno.
Ma ci dicono anche che sono sempre più fragili psicologicamente. Il ragazzo ha spiegato di “aver agito così perché di fronte alle umiliazioni dell'insegnante non poteva far altro che ucciderla”. Insomma per lui, il sopruso giustifica l'azione.
E questo non può che farci preoccupare: perché quando si vuole fare giustizia da soli e si pensa che per risolvere un problema la soluzione migliore sia eliminare una persona, andiamo veramente alla deriva. Non so se ci siamo resi conto: un ragazzo di 13 anni ha pensato che parlare sia inutile, perché tanto non sarebbe stato ascoltato. E ha pensato che se non si viene ascoltati, tanto vale usare la violenza.
Insomma, se le nuove generazioni sono così, c'è solo da essere sconvolti. Ma per fortuna i ragazzi che agiscono in questo modo sono in minoranza. Anzi, sembra assurdo, ma per quanto riguarda il nostro Paese, nonostante i recenti episodi accaduti, non siamo nemmeno messi così male.
L'ultimo rapporto “(Dis)armati) – Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzato dal Polo Ricerca di Save the Children Italia con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group ETS, ci dice infatti che l’Italia resta tra i Paesi europei con i livelli più bassi di criminalità minorile.
Siamo molto distanti da nazioni dell'Est Europa o persino dalla Spagna che vantano tassi di reati giovanili molto superiori.
Eppure sempre il report ci dice che negli ultimi dieci anni è più che raddoppiato il numero di adolescenti tra i 14 e i 17 anni denunciati o arrestati per alcuni reati violenti.
In particolare nel 2024 in Italia si contano 3.968 casi di rapina, 4.653 di lesioni personali, 1.021 episodi di rissa e 1.880 denunce per minaccia.
In crescita anche i minorenni segnalati per porto abusivo di armi: erano 778 nel 2019, sono diventati 1.946 nel 2024. Nei primi sei mesi del 2025, inoltre, 46 minori risultano denunciati o arrestati per associazione mafiosa.
Ed è cresciuto anche il numero di giovani presi in carico dal sistema, arrivati a 23.862, anche per effetto di una permanenza più lunga nei percorsi giudiziari.
Un problema è la crescente diffusione di armi bianche tra i giovani, come coltelli, noccoliere, mazze, catene e persino dispositivi elettrici, che molti considerano oggetti “di uso quotidiano”, al pari del portafoglio o delle chiavi.
Se da un lato diminuiscono i casi di associazione per delinquere, dall’altro preoccupa l’andamento dell’associazione mafiosa (nel 2024 si sono registrati 49 casi, ma già 46 nei primi sei mesi del 2025, con una crescita significativa in alcune aree) e delle cosiddette “baby gang”, che nascono e si organizzano attraverso i social.
Insomma, l'essere tra i Paesi con il livello di criminalità giovanile tra i più bassi in Europa, non deve comunque farci stare tranquilli. L'episodio di Bergamo e i dati che vi abbiamo illustrato dimostrano che comunque quello della violenza giovanile è un problema comunque diffuso, da attenzionare con serietà.










