
Chiuse le iscrizioni per il 2026/2027 della scuola secondaria di secondo grado è il momento di tracciare un bilancio delle scelte fatte dai giovani.
I dati restituiscono l’immagine di un sistema solido nei suoi equilibri storici: ovvero, i più scelti dalle famiglie restano i licei. Anche se ci sono dei cambiamenti, con delle scuole che “perdono punti e altre che le acquistano” rispetto al passato.
Ma entriamo nel dettaglio: come dicevamo tra le preferenze dei giovani italiani vi sono i licei, scelti dal 55,88%, una percentuale quasi identica a quella dello scorso anno. Ma è all’interno di questo cerchio che c’è la novità. Se il liceo scientifico tradizionale rimane solido al 13,16% e viene scelto da quasi uno studente su 5, a perdere interesse è il liceo classico, che scende al 5,20%, addirittura sotto il linguistico, fermo al 7,69%.
Crescono il Liceo delle Scienze umane (7,93%) e l’opzione Economico-sociale (4,55%). Si rafforzano lievemente anche i Licei musicali e coreutici, mentre il Liceo del Made in Italy, al suo secondo anno di vita, registra un incremento percentuale significativo, pur restando su numeri ancora contenuti.
Guardando altrove vediamo che gli Istituti tecnici si fermano al 30,84%, in lieve flessione, ma il settore tecnologico rimane stabile al 19,06%. Alcuni indirizzi calano, come “Amministrazione, Finanza e Marketing” e “Informatica e Telecomunicazioni”; altri crescono, come “Meccanica, Meccatronica ed Energia” e “Chimica, Materiali e Biotecnologie”. Più che una crisi di attrattività, sembra delinearsi una riallocazione interna, anche alla luce dell’espansione della filiera quadriennale.
Gli Istituti professionali risalgono al 13,28%, interrompendo una fase di progressivo ridimensionamento. Aumentano le iscrizioni in “Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera”, “Manutenzione e Assistenza Tecnica” e “Servizi per la Sanità e l’assistenza sociale”. È un dato che si intreccia con una rinnovata attenzione verso percorsi direttamente collegati al lavoro e con una crescente domanda di competenze operative qualificate.
Interessante è il dato del raddoppio degli iscritti ai percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale, il cosiddetto 4+2. Dai 5.449 iscritti dello scorso anno si passa a 10.532. In due anni, oltre 20.000 studenti hanno scelto questa opzione. Non è ancora un cambiamento di paradigma, ma è certamente un indizio.
Il modello, che prevede quattro anni di formazione tecnico-professionale con accesso diretto all’istruzione terziaria professionalizzante, in particolare agli ITS Academy, ma anche all’università o al lavoro, intercetta una domanda che chiede percorsi più chiari, più rapidi, più connessi ai fabbisogni produttivi. Non a caso, l’offerta si è ampliata: 532 nuovi percorsi autorizzati per il prossimo anno, oltre 700 istituzioni coinvolte, circa 400 delle quali alla prima esperienza nella filiera. La cifra distintiva è l’integrazione strutturata tra scuole, ITS Academy, imprese, università, enti di ricerca, formazione professionale regionale e CPIA. Un ecosistema, più che un semplice indirizzo.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara rivendica la coerenza della riforma con le migliori pratiche europee e sottolinea l’interesse crescente di studenti e famiglie. Ma al di là delle dichiarazioni politiche, il dato parla da sé: nel meridione, tradizionalmente più orientato verso i licei, il 4+2 conosce un’accelerazione significativa. È un segnale culturale prima ancora che statistico.
Sul versante della primaria, oltre la metà delle famiglie sceglie il tempo pieno (52,9%), mentre il 28,7% opta per le 27 ore settimanali. E sul piano organizzativo la piattaforma digitale Unica ottiene un gradimento del 94,7%, dato che il Ministero interpreta come segnale di efficienza del sistema di orientamento e iscrizione.
Il quadro generale, dunque, è quello di una scuola che cambia lentamente. Il liceo rimane l’orizzonte privilegiato dell’immaginario educativo italiano. Tuttavia, il raddoppio degli iscritti al 4+2 introduce un elemento di discontinuità che non può essere liquidato come fenomeno marginale. Non modifica ancora gli equilibri complessivi, ma li mette in tensione.
Se la filiera tecnologico-professionale saprà consolidarsi e mantenere le promesse di qualità e integrazione con il mondo produttivo, potrebbe nel medio periodo incidere sulla distribuzione delle scelte e, forse, anche sull’idea stessa di successo formativo. Per ora è un segnale. Ma i segnali, quando si ripetono e si rafforzano, diventano tendenze. E le tendenze, prima o poi, cambiano i sistemi.











