
Tra covid e guerra ci sono ragazzi che sono stati in classe solo per pochi mesi della loro vita. In un anno aumentata del 10% la percentuale dei bimbi morti.
In Ucraina, dopo quattro anni di guerra, c’è un’intera generazione cresciuta tra allarmi improvvisi, costante paura e dolore per la perdita dei propri cari.
Il bilancio Unicef più aggiornato parla di 3.200 bambini uccisi o feriti da quel maledetto 24 febbraio 2022 e rispetto all’anno scorso la percentuale di decessi è aumentata del 10%.
E in più ci sono 2,5 milioni che sono stati costretti a lasciare la propria casa, un terzo dell’intera popolazione infantile del Paese.
Nel suo ultimo rapporto, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia segnala più di 791.000 minori ancora presenti in Ucraina e quasi 1.798.900 che vivono come rifugiati all’estero.
Lasciare la propria casa e andare all’estero è difficile, ma per chi è rimasto l’impatto psicologico è ancora più devastante. Nelle aree di prima linea, l’83% dei bambini mostra segni di disagio psicologico. Ansia, difficoltà di concentrazione, traumi che si insinuano nel quotidiano. Gli insegnanti non sono più soltanto educatori: vengono formati per riconoscere e gestire le ferite invisibili che gli studenti portano con sé in classe.
Secondo le stime in quattro anni un ragazzo rimasto in Ucraina ha sentito mediamente suonare le sirene per 5 volte a giorno. Di giorno hanno portato interruzione delle lezioni scolastiche, di notte hanno causato l'interruzione del sonno. Per molti bambini, soprattutto nelle aree vicine alla linea del fronte, quel suono è diventato la normalità e i più piccoli non ricordano un tempo in cui non esistesse. Crescono così, con l’orecchio teso e il corpo pronto a correre verso un rifugio.
Rifugio che ormai è diventato in alcune zone la sede permanente di alcune scuole. Col tempo infatti, piuttosto che spostarsi dal piano superiore a quello sottoterra, interrompendo continuamente le lezioni, si è optato per stazionare direttamente nei rifugi o nelle stazioni metro.
Anche perché nel frattempo più di 1.700 edifici scolastici sono inagibili o sono stati distrutti.
A Kharkiv ad esempio sono nate vere e proprie scuole nei rifugi: spazi adattati con banchi, luci e sistemi di ventilazione, capaci di accogliere migliaia di studenti.
Ma l’online resta un pilastro imprescindibile. Circa due milioni di bambini seguono le lezioni esclusivamente a distanza, mentre altri 1,3 milioni alternano presenza e collegamenti virtuali. Ma anche dietro uno schermo la guerra si fa sentire con le spiegazioni che si interrompono comunque al suono delle sirene. Da notare che alcuni giovanissimi hanno fatto lezione in classe praticamente solo per pochissimi mesi nella loro vita. Eh si, perché dopo la Dad durante la pandemia covid, nemmeno tempo di tornare alla normalità che già si è cominciato con la Dad per la guerra.
Ma oltre alle bombe c’è un pericolo che non si vede. L’Ucraina è oggi il Paese più minato al mondo con circa il 23% del territorio che è potenzialmente contaminato. Questo significa che un campo, un sentiero, un giardino possono trasformarsi in una trappola. Significa che anche il gesto più innocente, come correre, esplorare, giocare, può avere conseguenze irreversibili. E infatti purtroppo dal febbraio 2022 almeno 1.660 civili sono stati uccisi o feriti da mine antiuomo e ordigni inesplosi, tra cui 179 bambini. Una vittima su dieci delle mine terrestri è un minore.
Questo 2026 secondo molti sarà l’anno decisivo per un accordo di pace. Purtroppo quando qualche spiraglio si inizia a vedere, si sente il giorno dopo di qualche drone o qualche bomba che ha continuato a distruggere e uccidere.
Nel frattempo che gli adulti continuano questa follia, a rimetterci di più sono sempre i bambini.










