
Alla fine, quando il Ministero dell’Istruzione ha scoperto le carte sulle materie della Maturità 2026, non è arrivata la temuta rivolta. Niente barricate, niente levate di scudi. Piuttosto, un sospiro di sollievo.
Un sentimento quasi sorprendente, se si pensa alla tradizionale tensione che accompagna ogni annuncio sull’esame di Stato. Eppure, questa volta, la reazione degli studenti sembra raccontare altro: un clima di prudente accettazione, se non addirittura di approvazione.
A certificarlo è un sondaggio “a caldo” di Skuola.net, condotto su 500 maturandi, che restituisce un dato netto: il 64% promuove l’impianto dell’esame così come disegnato dal Ministero. Un consenso che non nasce tanto dall’entusiasmo per ciò che è stato scelto, quanto dal sollievo per ciò che è stato evitato. Su tutto, l’assenza della famigerata “doppia materia” e, per gli studenti dello Scientifico, la Fisica allo scritto. In altre parole: più che una festa, una liberazione.
I numeri parlano chiaro: due studenti su tre si dicono complessivamente soddisfatti (il 37% molto, il 27% abbastanza). Una maggioranza ampia, che sembra premiare una linea improntata alla continuità e alla cautela.
Ma sarebbe un errore fermarsi alla superficie. Perché accanto a questa maggioranza esiste un fronte tutt’altro che marginale di insoddisfatti: un terzo degli studenti si divide tra chi giudica le scelte “poco” o “per niente” convincenti. Ed è proprio questa minoranza a dominare il dibattito online, trasformando commenti e meme in una valvola di sfogo collettiva.
Il punto centrale, ancora una volta, non sono tanto gli scritti quanto l’orale. Sapere di affrontare una sola disciplina alla seconda prova – Matematica allo Scientifico, Latino al Classico – ha rassicurato molti, al punto da rendere quasi secondarie le difficoltà del colloquio. Quasi. Perché la vera fonte di ansia resta la combinazione tra materie d’orale e commissari esterni. È lì che si gioca la partita più delicata.
Lo si capisce bene leggendo i commenti che affollano la Rete: l’esultanza degli studenti dello Scientifico per aver “schivato” la Fisica allo scritto si scontra rapidamente con la realtà di una Storia affidata a un docente esterno. Raccontare il Risorgimento o la Guerra Fredda a un professore che non conosce la classe, il percorso svolto, le fragilità e i punti di forza degli studenti, diventa il vero banco di prova. Un autentico “livellatore sociale”, capace di mettere tutti sulla stessa barca dell’incertezza.
Scenario simile, se non più complesso, per il Classico. Anche qui Storia è esterna, e anche qui il sollievo per il Latino – storicamente preferito al Greco – è stato rapidamente oscurato dalla presenza della Matematica all’orale. Una scelta che molti studenti vivono come una contraddizione di fondo, quasi un tradimento dell’identità dell’indirizzo. Eppure, il fatto che la materia sia affidata al commissario interno attenua, almeno in parte, il timore di un impatto devastante sul voto finale.
Non meno amara è la reazione degli studenti del Linguistico, spesso chiamati a confrontarsi con lingue straniere “secondarie”, come il Tedesco, assegnate a commissari esterni in contesti segnati da cattedre scoperte e discontinuità didattica. Qui l’ironia diventa amara, e il senso di ingiustizia fatica a essere nascosto.
Così, tra pagine del Ministero aggiornate compulsivamente e brindisi per lo scampato pericolo della prova mista, la Maturità 2026 non si apre sotto il segno dell’euforia. Piuttosto, sotto quello di un cauto realismo. Il verdetto dei social è sintetizzabile in una frase: poteva andare peggio. Ma le insidie disseminate lungo il percorso basteranno a tenere tutti inchiodati ai libri fino a giugno.
Del resto, come osserva Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, al netto dei comprensibili psicodrammi (soprattutto al Classico) le scelte ministeriali si muovono nel solco del buon senso già visto negli anni precedenti: niente doppia materia alla seconda prova, alternanza rispettata, materie caratterizzanti al centro dell’orale, due delle quali coincidono con quelle degli scritti. Con una differenza non secondaria rispetto al passato: oggi gli studenti sanno su cosa concentrarsi. Hanno quattro mesi per farlo. E non è poco, in un esame che continua a essere, più di ogni altra cosa, una prova di equilibrio tra ansia, preparazione e capacità di reggere la pressione.










