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Laurea in psicologia: iscritti raddoppiati in 10 anni. Perché i giovani la scelgono?

2026-04-29 06:00

Valerio Saitta

Apertura, Università,

Laurea in psicologia: iscritti raddoppiati in 10 anni. Perché i giovani la scelgono?

Un corso di laurea che, più di tutti, sembra essere la scelta naturale che deriva dalle inquietudini che caratterizzano il mondo dei ragazzi

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C’è un corso di laurea che, più di tutti, sembra essere la scelta naturale che deriva dalle inquietudini e dalle incertezze che caratterizzano il mondo dei ragazzi. Stiamo parlando di Psicologia, una laurea in passato molto bistrattata, ma oggi tra le più scelte dai giovani.

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni superficiali: nell’arco di dieci anni le iscrizioni ai corsi triennali di Psicologia sono quasi raddoppiate, passando da poco più di 10.000 matricole nel 2012/2013 a circa 21.000 nel 2022/2023.

A fornire questi dati è l’ultimo Osservatorio Talents Venture sull’università. Una crescita che non ha eguali tra le facoltà più frequentate del panorama accademico italiano e che difficilmente può essere liquidata come una semplice moda.

La domanda, allora, non è solo perché Psicologia piaccia così tanto, ma cosa racconta questa scelta collettiva. Studiare la mente umana diventa, per molti giovani, un modo per dare senso al disagio contemporaneo, per dotarsi di strumenti di lettura della complessità emotiva propria e altrui. Non è un caso che questa attrazione nasca presto, già tra i banchi delle scuole superiori, e che abbia un volto prevalentemente femminile. Oggi le donne rappresentano oltre tre quarti degli iscritti al primo anno: una maggioranza schiacciante che segnala un cambiamento culturale profondo nel rapporto con la cura, l’ascolto e il benessere psicologico.

Di fronte a questa domanda crescente, l’università ha reagito con rapidità. In primo luogo, si osserva un’espansione dell’offerta formativa: negli ultimi anni, nove nuovi atenei hanno attivato corsi di laurea in Psicologia, facendo salire da 37 a 46 il numero complessivo delle università coinvolte. Una diffusione più capillare che ha reso questo percorso accessibile in molte più aree del Paese.

A questo si aggiunge una maggiore flessibilità nei criteri di accesso, con diversi atenei che hanno eliminato o ridotto i test a numero programmato, favorendo un aumento consistente delle immatricolazioni. Il caso dell’Università di Perugia è emblematico: grazie a politiche di ingresso più aperte, ha raggiunto quasi 1.000 nuove iscrizioni all’anno.

Il cambiamento più radicale, però, è arrivato con la svolta digitale. Dieci anni fa i corsi di laurea online in Psicologia erano soltanto cinque; oggi sono diventati undici, a cui si affiancano due percorsi in modalità mista. Una trasformazione che ha modificato profondamente il modo di studiare e di accedere all’università.

Ma ogni boom porta con sé le proprie crepe. Ed è qui che l’entusiasmo si scontra con la realtà. Psicologia è una laurea lunga, costosa e professionalmente selettiva. I dati sull’occupazione parlano di un ingresso nel mondo del lavoro lento e incerto, soprattutto nel breve periodo. A un anno dalla laurea magistrale, il tasso di occupazione resta tra i più bassi dell’intero sistema universitario (54%, contro una media nazionale del 76,4%). Solo con il tempo la situazione migliora, arrivando all’85,4% a cinque anni dal titolo, ma a prezzo di ulteriori investimenti formativi e personali.

C’è poi il rischio, sempre più concreto, dell’imbuto formativo. Le università sfornano migliaia di laureati triennali ogni anno, mentre i posti nelle magistrali e nelle scuole di specializzazione crescono con molta più cautela. Il risultato è un esercito di studenti sospesi, in attesa di trovare spazio in un sistema che non sempre è pronto ad accoglierli.


Psicologia insomma, più che essere la facoltà che apre le porte del lavoro, sembra essere la risposta simbolica e culturale per eccellenza al disagio del presente.

 

Ma resta aperta la vera sfida: trasformare questo desiderio diffuso in un progetto capace di offrire non solo comprensione del mondo, ma anche reali possibilità di futuro.

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