
Generazione Alpha e Mondiali di Calcio: un binomio che non è ancora andato a nozze. Domenica si è concluso il poco positivo cammino della nazionale italiana alle qualificazioni ai Campionati del Mondo e nonostante i considerevoli passi avanti fatti rispetto alla disastrosa Era Spalletti, il miracolo non è avvenuto: spareggi erano previsti e spareggi saranno. All’orizzonte l’ombra di non vedere gli azzurri nemmeno ai prossimi mondiali...
Gattuso si dice fiducioso; del resto il gruppo c’è, i goal si fanno, ci sono anche tratti di bel gioco. Probabilmente se non ci fosse stata nel nostro girone la “perfetta” Norvegia le cose sarebbero potute andare diversamente. Certo è che una mancata qualificazione per la terza volta di fila sarebbe davvero un disastro per lo sport italiano. Un brutto colpo e un’eventualità alla quale non vogliamo neanche pensare.
Il sorteggio di giovedì è stato favorevole: Irlanda del Nord, Galles e Bosnia non sono certo avversarie che fanno paura. Poteva andarci peggio, ma i giovani non si fidano ugualmente di queste avversarie: ancora scotta infatti l'umiliante eliminazione avvenuta per mano della Macedonia del Nord.
Ma quello sulla quale oggi ci vogliamo soffermare nel nostro articolo è come ci sia una generazione che, più delle altre, ha risentito in questi anni dei fallimenti del calcio italiano e che vuole assolutamente poter tifare i propri idoli a Nord America 2026. Stiamo parlando della Generazione Alpha, ovvero quella composta dai nati dal 2010 al 2024 circa. Sono la prima generazione a essere cresciuta interamente nell'era digitale, con la tecnologia integrata nella vita quotidiana fin dalla nascita. E sono anche la prima generazione ad essere cresciuta senza aver avuto ancora un grande piacere: sostenere la Nazionale italiana ai Mondiali di calcio.
L’ultima (e penosa) partecipazione dell’Italia ai Mondiali risale infatti a ben 11 anni fa: Brasile 2014. L’avventura in Sud America durò appena tre partite. Nonostante la buona vittoria con l’Inghilterra c’è stata infatti la figuraccia contro il Costa Rica e la sconfitta contro l’Uruguay. Appena 2 goal fatti e 3 subiti, 3 punti nel girone che sono valsi il terzo posto e l’eliminazione.
Ebbene, se consideriamo il fatto che i primi nati degli Alpha sono quelli del 2010, in pratica all’epoca i più “maturi” di questa generazione erano bimbi di appena 4 anni. Difficilissimo insomma che si ricordino di quest'avvenimento. E si può dire che nessuno di loro ha ancora provato l’esperienza di condividere i momenti di tensione collettiva che caratterizzano le estati in piazza davanti il maxischermo, di provare la tensione dei rigori che entreranno nella storia e di ascoltare ripetutamente le frasi iconiche pronunciate dai radiocronisti emozionati.
Certo, ci sono stati nel frattempo gli Europei, ed uno ci ha visto anche vittorioso. Ma vuoi mettere sullo stesso piano le due competizioni?
I Mondiali hanno da sempre un prestigio ed un fascino diverso.
Ma perché ci soffermiamo sui giovani Alpha e sulla partecipazione o meno della Nazionale ai Mondiali?
Perché alcuni sociologi hanno esaminato la questione. Uno di questi è Stefano Tomelleri, docente ordinario di Sociologia e Sociologia dello sport presso l’Università degli Studi di Bergamo, che commenta le possibili implicazioni della mancata qualificazione ai prossimi Mondiali.
Nonostante le possibili ripercussioni emotive di questa situazione, non si riscontrano elementi che facciano pensare a un vero e proprio fenomeno sociologico. Ma “Prima di tutto – spiega l’esperto – è importante distinguere tra il calcio come fenomeno mediatico e la cultura popolare che ruota attorno a questa disciplina. In Italia, ogni piccolo paese o villaggio, sia di campagna, mare o montagna, ha almeno un campetto da calcio, dove la domenica si disputano mediamente circa 16 mila partite a livello nazionale. Il calcio rappresenta quindi uno degli sport più diffusi, e non credo che la mancata qualificazione di due edizioni possa causare un senso di disaffezione nelle giovani generazioni, che comunque sono state testimoni di una vittoria importante a livello internazionale, come quella degli Europei. Sicuramente, non poter partecipare ai Mondiali può lasciare un senso di amarezza e può diventare un tema di conversazione tra le famiglie – aggiunge Tomelleri – ma il fenomeno calcio si sviluppa su molteplici livelli: ci sono i club, la Serie A, la Champions League, gli Europei, e tutte le partite che la maggior parte degli italiani può giocare o seguire nei campetti di quartiere.”
Il docente sottolinea anche il fatto che i Mondiali rappresentano anche un momento di grande inclusività, tanto che anche chi non è particolarmente appassionato di calcio si interessa alle partite della Nazionale, coinvolto dal fascino del folklore collettivo e da un pubblico più ampio.
Un aspetto da approfondire riguarda invece il rapporto tra pandemia e sport poiché “l’impossibilità di vivere socialmente le attività sportive ha avuto un impatto superiore alla semplice delusione per la mancata qualificazione ai Mondiali, specialmente sulle nuove generazioni”.
Oltre alla delusione degli atleti e degli operatori del settore, l’assenza di tifosi durante le competizioni potrebbe aver influenzato anche la percezione delle proprie performance. “Ritengo che la passione per il calcio sia profondamente radicata nella cultura italiana – conclude Tomelleri – dalla semplice partita tra amici al calcio di Serie A, i giovani di oggi hanno molti stimoli per sentirsi parte di un evento condiviso. La mancata qualificazione ai Mondiali si può quindi interpretare più come una questione emozionale che sociologica. Al di là della amarezza per l’esito dell’ultima partita, rimane vivo il ricordo della vittoria agli Europei. In definitiva, ci saranno altre occasioni per vivere l’euforia delle partite mondiali e, si spera, potremo tornare a tifare in piazza in modo sicuro, sostenendo la nostra nazionale.”











