Votare a 16 anni: e se non fosse una follia?

Antonio Catara

News&Politics

Votare a 16 anni: e se non fosse una follia?

Votare a 16 anni: e se non fosse una follia?
Pubblicato il 7 ottobre 2019

Si dovrebbe poter votare a 16 anni!

Queste parole, che più che una proposta concreta sembrano una provocazione, arrivano dritte dall’ex presidente del consiglio Enrico Letta (Quello che doveva stare sereno, per intenderci). Ora, ad un primo sguardo la proposta potrebbe sembrare fantascienza pura, ma siamo sicuri che l’idea sia così folle?
Proviamo ad abbandonare per un attimo ogni preconcetto ed ogni schema mentale ed analizziamo perché il sistema potrebbe funzionare.

Partiamo dalla nostra Costituzione, base e fondamento della Nazione e delle sue leggi. Come, si spera, sappiamo tutti l’articolo 1 della nostra Carta recita: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro e la sovranità appartiene al popolo”. Poi ci sarebbe anche la moina in cui si parla di limiti al potere popolare, ma per il momento ce ne impiperemo altamente. Ma che c’azzecca, direte voi, l’articolo 1 con il diritto di voto? Presto detto: se ci pensate bene l’obbligo scolastico termina formalmente all’età di sedici anni, età alla quale, quindi, un giovane può inserirsi legalmente nel mondo del lavoro. Inserirsi nel mondo del lavoro, perlomeno quando questo avviene legalmente, significa produrre PIL e dunque ricchezza che va a gonfiare le tasche dello Stato. Se dunque, io sedicenne che, per un motivo o per un altro, ho rinunciato allo studio per guadagnarmi il pane sono diventato a tutti gli effetti parte della cosidetta cittadinanza attiva, perché mai mi dovrebbe essere proibito esprimere la mia opinione su coloro che dovranno rappresentarmi?

Da questa prospettiva la follia sembrerebbe addirittura impedire di votare a 16 anni, ma se avete seguito attentamente il ragionamento fin qui vi ricorderete che abbiamo omesso un passaggio fondamentale: quel “nei limiti e nelle forme della costituzione” che rappresenta la classica fregatura nel contratto perfetto. L’articolo 48 della costituzione, infatti, stabilisce che il diritto di voto appartiene a tutti gli uomini e le donne che abbiano raggiunto la maggiore età, cioè i diciotto anni. Se poi andiamo avanti per altri dieci articoli, precisamente al numero 58, la limitazione viene ulteriormente estesa per il voto al Senato, per il quale è necessario addirittura aver compiuto 25 anni.

Ma allora poter votare a 16 anni è solamente un’utopia? In realtà non proprio. I principi fondamentali e immutabili della nostra Costituzione sono contenuti nei primi 12 articoli, per cui tutti gli altri possono benissimo essere modificati e stravolti. Certo, per farlo sono necessari 2/3 dei consensi parlamentari e una trafila burocratica che, se tutto va bene, approverebbe questa eventuale legge quando gli odierni sedicenni avranno già compiuto cinquant’anni. In aggiunta, dubito che una tale proposta possa essere ben vista dai più, un po’ perché, come direbbe mia nonna, un giovane a sedici anni “ne deve ancora prendere di latte” e un po’ perché forse la nostra politica è ancora fermamente aggrappata a valori tanto antichi quanto antiquati, ma nulla è impossibile.

Personalmente, trovo che poter votare a 16 anni potrebbe essere davvero un punto di svolta assoluto, qualcosa che non solo potrebbe dare una botta di responsabilità ai più giovani, ma anche una sberla rinvigorente ad una classe dirigente decrepita e malconcia.


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