Giulio Regeni, vittima della libertà

Simone Ardilio

Oggi come ieri

Giulio Regeni, vittima della libertà

Giulio Regeni, vittima della libertà
Pubblicato il 15 gennaio 2019

Oggi avrebbe compiuto 31 anni Giulio Regeni, un ricercatore italiano appassionato di Medio Oriente e conoscitore di svariate culture.

Giulio Regeni nasce a Trieste il 15 gennaio 1988. Cresciuto a Fiumicello, in provincia di Udine.
Il ritratto che amici e parenti hanno fatto di Giulio Regeni è unanime: “Il figlio che tutti vorrebbero”, “Un ragazzo serio, intelligente e con grandi capacità”, “Determinato, ma solidale”. Lo studente friulano di 28 anni, dottorando alla Cambridge University, è descritto come un “ragazzo d’oro”.
Pertanto, Regeni aveva sviluppato la passione per il giornalismo e dagli Stati Uniti aveva iniziato scrivere per il mensile triestino Konrad. Un interesse, quello per la cronaca, che era proseguito anche dopo, quando aveva iniziato a collaborare per diverse testate giornalistiche pur trovandosi spesso fuori dall’Italia.

È costellata di silenzi, depistaggi e verità nascoste, la ricerca della verità sull’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato e ucciso in Egitto.
Il giovane di Fiumicello era scomparso la sera del 25 gennaio mentre si recava ad un appuntamento con un amico, il professore Gennaro Gervasio, dell’Università britannica del Cairo.
Ma Giulio non si presenterà mai all’appuntamento. Da quella sera del 25 gennaio, quinto anniversario della rivoluzione in Egitto, di lui si perde ogni traccia.
In gioco ci sono relazioni diplomatiche solide, un giro d’affari di miliardi di euro e una partnership commerciale che mai, prima d’ora, era entrata in crisi.

Chi lo ha sistematicamente seviziato era convinto di poter ottenere informazioni che il povero Giulio non poteva consegnare semplicemente perché non le aveva. Perché non era la “spia” che i suoi aguzzini ritenevano lui fosse. I boia hanno infierito su un inerme. Lo hanno appunto lavorato alle mani, ai piedi e al tronco. Lo hanno ripetutamente colpito al torace, alle costole, alla schiena, dove l’autopsia ha refertato numerose fratture.

Per Giulio i manifestanti hanno utilizzato degli striscioni di colore giallo. Il giallo è il colore della verità. Anzi della richiesta per conoscere le vicende che hanno portato alla morte il giovane ricercatore.

Giulio, lo scienziato scambiato per una spia, potrebbe essere stato giustiziato per una guerra che non era la sua.

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