Unict, approvata l’esenzione dalle tasse per gli studenti colpiti dal sisma

Sara Obici

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Unict, approvata l’esenzione dalle tasse per gli studenti colpiti dal sisma

Unict, approvata l’esenzione dalle tasse per gli studenti colpiti dal sisma
Sara Obici
Pubblicato il 29 gennaio 2019

Vi abbiamo già parlato di questa lodevole iniziativa in un precedente articolo e, come avevamo preannunciato, si è avuta fortunatamente una risposta positiva. Difatti, nella giornata di ieri, il Senato Accademico ha approvato il provvedimento che consente agli studenti gravemente colpiti dal sisma del 26 dicembre 2018 di non pagare le tasse dell’intero anno accademico. Tale provvedimento non è insolito in questi casi – basti pensare al precedente che si è avuto dopo il terremoto dell’Aquila – ma ad ogni modo l’esito della riunione di oggi non era affatto scontato.

Quali sono i requisiti per richiedere l’esenzione?

Semplice: basta compilare un modulo di domanda di esenzione, presente a breve sul sito Unict, integrato con una documentazione che attesti danni strutturali all’appartamento di residenza. Questa documentazione integrativa dovrà essere redatta da vigili del fuoco o responsabili della protezione civile, inoltre dovrà essere firmata anche da un ordinanza sindacale, cioè dal comune di appartenenza. Per il momento verrà concessa, a coloro che vogliono inoltrare questa richiesta, una proroga al pagamento della tasse rispetto alla data del 10 febbraio.

Solo successivamente alla verifica della corrispondenza con i requisiti, gli studenti che hanno presentato istanza potranno effettivamente usufruire dell’esenzione.

La stima è di un sostegno fattivo per circa 100 famiglie.

A seguito di questa importante conquista arrivano le dichiarazioni di Francesco Aletta, Gianluca Sequenzia e Alberto Vazzano, tre tra i principali protagonisti e fautori della proposta: “Siamo davvero felicissimi per quel che è accaduto ieri. C’è stata davvero una risposta importante e tempestiva da parte dei dirigenti e delle autorità della nostra università. È un gesto di solidarietà e un aiuto verso l’intera comunità studentesca. Questo è un segnale che fa capire che per tutti noi l’università non è solo un posto dove andiamo a dare gli esami, o che frequentiamo obbligatoriamente per le lezioni, ma è comunque effettivamente la nostra seconda casa”

 

 


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