Un viaggio tra il corpo e l’anima con il teatro fisico emozionale

Alessandra Di Marco

Mondointeriore

Un viaggio tra il corpo e l’anima con il teatro fisico emozionale

Un viaggio tra il corpo e l’anima con il teatro fisico emozionale
Alessandra Di Marco
Pubblicato il 13 luglio 2019

Avete mai sentito parlare del teatro fisico emozionale? Fino a ieri pomeriggio neanche io, ma grazie a Paola Greco – regista, pittrice, attrice – ho scoperto un’altra sfaccettatura del teatro. Proprio lei sta dirigendo un workshop su questa forma teatrale dal titolo “Dal corpo all’anima“.

Il teatro ha un suo iter di esercizi, ad esempio partire da un testo. Io, invece, parto dal corpo. Cerco di far conoscere alla persona il proprio corpo, anche a livello emozionale per capire come reagisce a determinati impulsi. Questo serve sia all’attore, ma anche nella vita di tutti i giorni, per essere credibile. Ognuno deve avere una sua posizione: stare con i piedi per terra e viaggiare con la mente, sognare. Anche un solo movimento sbagliato e si perde l’energia, e questo lo spettatore lo percepisce. Inoltre, metto in relazione la persona anche con il proprio peso corporeo, come lo gestisce nello spazio. Perchè emozionale? Perchè cerco di far dimenticare. Se siamo concentrati solo su noi stessi non riusciremo a fare niente. Invece, svuotandoci e dimenticandoci, cerchiamo di diventare un nucleo di energia. In questo modo, un singolo individuo può imparare a diventare altro, può emozionarsi, incuriosirsi, stupirsi“. Così la Greco definisce il teatro fisico emozionale.

Amante del teatro, pensa che questa arte sia uno dei mezzi più adatti per fare una conoscenza di sè. Odia definirlo una terapria, ma preferisce considerarlo un percorso o un’esperienza per mettersi a confronto con sè stessi, con lo spazio, con un vuoto mentale da riempire. Una ginnastica mentale, che libera quel nodo interno che non vogliamo rivelare a noi stessi e agli altri.

Durante la nostra chiacchierata, racconta di aver avuto diversi punti di riferimento, tra cui il teatro povero di Grotowski, soprattutto per il suo training e Stanislavskij. Ma la curiosità l’ha ereditata dal padre Nando Greco, grande uomo di cultura e di teatro. Proprio lui le ha insegnato a guardare il mondo come se fosse un teatro con dei personaggi, una visione un po’ pirandelliana. Quella curiosità che vede mancare proprio nella nostra Catania, rispetto a Parigi, città in cui ha lavorato per tanti anni e in cui aveva un numero altissimo di persone “curiose” di conoscere e provare questa esperienza teatrale.

Ma Parigi, per lei, è stata anche una rivelazione pittorica. Se prima dipingeva per sè stessa, nella capitale francesce ne ha fatto un lavoro. Per Paola Greco non esiste differenza tra teatro e pittura perchè: “quando io dipingo è come se creassi un personaggio e quando faccio teatro è come se dipingessi. Spesso un personaggio che avevo creato in scena è diventato un dipinto“.

Ma come capire quanto raccontato da Paola Greco? Mi sono cimentata io stessa, ho cercato di lasciarmi andare e ad affidarmi totalmente a lei. Il risultato? Tutto ho fatto tranne che lasciarmi andare: ho camminato, corso, gridato, guardato negli occhi le persone che mi circondavano per avere un contatto con loro, cercato di esternare le mie emozioni, ho provato a capire i movimenti del mio corpo, ma non è servito a niente. Il problema è stato sicuramente il mio carattere chiuso e timido. Provavo un certo imbarazzo e vergogna nel muovermi davanti agli altri, nonostante la premessa della Greco di guardarci senza giudizi, perchè siamo fatti tutti allo stesso modo.

E vorrei ringraziarla immensamente perchè durante le 3 ore di laboratorio ha provato a far uscire in me qualcosa, notando la mia rigidità fisica e mentale. Ma la timidezza prendeva il sopravvento e per tutto il tempo ho invidiato le ragazze del gruppo che riuscivano a tirare fuori ciò che avevano dentro, risucivano ad emozionarsi e ad emozionare le altre. Ma non me. Ho pensato “Sarò sbagliata? Sarò apatica? Perchè non provo niente?”, solo la sera ho capito che niente di tutto questo era vero. Forse, non era il mio momento, non era il mio tempo.

Nonostante non sia andata come speravo, è indubbio che questi percorsi siano utili: aiutano a capire il proprio corpo, a relazionarsi con l’altro, a liberarsi da un peso e a scoprire parti di se stessi che non si pensa minimamente di avere. La stessa Paola Greco racconta che ha visto molte persone cambiare.

Il workshop fa parte del cartellone di eventi di Wondertime, la rassegna d’arte diffusa ideata da Rossella Pezzino de Gironimo che si concluderà il 29 Luglio. Per chi fosse interessato, il laboratorio sarà oggi e domani dalle ore 17.00 fino alle ore 20.00 presso Via Porta di Ferro 38 all’OPEN- Creative Work Space, uno spazio creativo ideato dalla Greco nel 2017.

 

 


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