Palermo PillBox Finders: “Cataloghiamo i bunker militari per non perdere la memoria”

Giulio D'Arrò

Cult

Palermo PillBox Finders: “Cataloghiamo i bunker militari per non perdere la memoria”

Pubblicato il 15 luglio 2019
Esplorando le campagne e il litorale siciliano a chi non è mai capitato di trovarsi davanti o anche di passare vicino a delle piccole costruzioni spesso nascoste e ben incastonate nel terreno e con delle larghe feritoie?

Vi trovate davanti a delle postazioni militari, comunemente chiamate “case-matte” o “bunker”, costruite nel primo dopo guerra in seguito ai cambiamenti geopolitici dell’Europa e alla militarizzazione dell’isola.

Abbiamo contattato Michelangelo Marino, presidente dei “Palermo PillBox Finders”, un’associazione composta da giovani ricercatori, professori, studenti e appassionati, che ci ha spiegato con molta precisione la storia di queste piccole fortificazioni e lo scopo della loro associazione: “Dal 2017 abbiamo lanciato un progetto di censimento e mappatura dei siti e delle postazioni militari (progetto “CE.R.CA.MI”- acronimo per “Censimento e Rilevamento Case-matte Militari) del periodo antecedente agli anni ’40”.

“Abbiamo poi comiciato a raggiungere le fortificazioni segnalateci, per misurarle e catalogarle per tipologia. Ad oggi siamo intorno a 1700 segnalazioni fra i siti e case-matte: vederle tutte non è impossibile ma richiede tempo”.

“Attualmentene ne abbiamo raggiunte 500 nelle nove provincie: siamo partiti dalla provincia di Palermo e Trapani, poi abbiamo toccato la provincia di Agrigento, di Caltanissetta e in parte quella di Messina, e quest’estate ci dedicheremo alla parte orientale della Sicilia, cioè le provincie di Siracusa, Ragusa e Catania”.

“I dati raccolti saranno messi a disposizione della Regione che comunque penserà alle cose più giuste da fare come la riqualificazione o la creazione di itinerari storico-turistici.”

Lo scopo di queste postazioni era naturalmente quello di fungere da punto di osservazione del territorio e della costa, e di copertura nel caso di uno scontro a fuoco e furono fondamentali per l’esercito italo-tedesco, che dovette difendere il territorio da quella che fu definita come una delle operazioni di sbarco più importanti e imponenti nella storia del Mediterraneo, e una delle più decisive per le sorti del governo di Benito Mussolini e del secondo conflitto mondiale stesso: l’operazione “HUSKY”.

foto di Giulio D’Arró


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