#intooDP – il ‘trumpismo’ sui social: risposte semplici a domande difficilli

Simone Dei Pieri

News&Politics

#intooDP – il ‘trumpismo’ sui social: risposte semplici a domande difficilli

#intooDP – il ‘trumpismo’ sui social: risposte semplici a domande difficilli
Pubblicato il 11 settembre 2019

Si apre con questo primo pezzo la rubrica ‘intooDP’, felice incontro tra “in too deep” (letteralmente ‘esserci dentro fino al collo’) e le iniziali dell’autore. Una finestra sul mondo dei social media applicati alla politica, alla società, alle aziende per approfondire ed aiutare tutti a comprendere il loro funzionamento.

Perché non gli rompiamo il culo, agli uragani?

Questa è stata la sagace idea presentata al proprio staff dal Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump all’apertura della cd. stagione degli uragani, che si apre a fine agosto.

Al netto della sua -poca- fattibilità, è interessante analizzare il problema dal punto di vista comunicativo: si tratta, di fatto, del trumpismo riassunto in una frase.

Tutti gli elementi chiave della comunicazione politica tipica della ‘fase social media’ sono qui racchiusi in poche parole, sicure e precise come un bisturi. La concretezza esasperata dinnanzi a un problema difficile, la sicumera di chi può risolverlo con uno schiocco di dita (anche quando è impossibile) e il non curarsi della reale fattibilità.

Così, visto che fine agosto è periodo di uragani,  Trump ha puntato su questo: per evitare danni e alluvioni, basta semplicemente bombardarli e distruggerli in tante piccole tempeste sparse. 

Ma potrebbe puntare su un muro per “impedire ai messicani di varcare la frontiera”, sulla malattia di un candidato Presidente per dimostrarne l’inadeguatezza e la debolezza e così via.

La risposta dello staff del Presidente, volta ad assecondare i deliri comunicativi del soggetto in questione, non fa invece che alimentarne gli estremi, legittimando lo stile comunicativo.

Su cosa punta Trump?

Il punto di forza di Trump è la volontà dell’elettore/consumatore di non perdere tempo e proseguire con i propri impegni, avendo però qualcosa da commentare (si tratti di un gossip, di politica o di altro).

La politica è l’argomento che, insieme allo sport, si presta più a questo tipo di comunicazione poiché  tende a polarizzare l’elettorato in una sorta di ideale ‘sfida‘: avversari contro alleati, noi contro loro, democratici contro repubblicani.

Toccare punti estremi aiuta a coinvolgere e a sfruttare gli utenti per diffondere il messaggio: chi è favorevole lo diffonderà; chi è avverso, lo denigrerà (comunque parlandone).

Nell’epoca dei social media, quindi, potremmo parafrasare Giulio Andreotti: bene o male, purché si condivida!


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