Un fuorisede paga 439 euro per una singola a Roma. L’ex ministra Trenta pagava 315 euro una lussuosa casa a San Giovanni.

Paolo Francesco Reitano

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Un fuorisede paga 439 euro per una singola a Roma. L’ex ministra Trenta pagava 315 euro una lussuosa casa a San Giovanni.

Un fuorisede paga 439 euro per una singola a Roma. L’ex ministra Trenta pagava 315 euro una lussuosa casa a San Giovanni.
Paolo Francesco Reitano
Pubblicato il 23 novembre 2019

Abbiamo visto per anni innumerevoli formazioni politiche che hanno basato il loro consenso sulla lotta agli sprechi, la lotta alla casta, la battaglia, anche violenta, talvolta, ai privilegi di ogni tipo della classe politica.

Abbiamo visto alcuni loro rappresentanti girare in bus o in treno, ostentare un biglietto economy di Alitalia (un fuorisede sa bene che un biglietto economy light Alitalia può costare quanto due voli Ryanair) e li abbiamo visti anche insultare pesantemente altri partiti, accusati di godere di risorse dei cittadini.

Ho sempre disprezzato questa dialettica: spesso si è rivelata essere di scopo piuttosto che di contenuto, e ha permesso di acquisire milioni di voti.

Sì, parlo del Movimento Cinque Stelle, che oggi torna a far parlare di sé con l’ex Ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

Ricapitoliamo: il 5 settembre la Trenta decade da Ministro e Claudio Passarelli, il marito, viene nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa.

In quella stessa data, ricevono «apposito avviso di rilascio dell’appartamento», con termine ultimo a circa 60 giorni, per esattezza il 3 dicembre.

Pochi giorni dopo, Passarelli presenta la domanda per l’alloggio «Pur godendo della proprietà di un appartamento a Roma» è residente nell’alloggio precedentemente assegnato alla consorte.

Ebbene sì: la coppia possiede un’altra casa nella Capitale.

Il canone mensile di affitto è di 141,76 euro più il prezzo per l’uso dei mobili (173,19 euro).

Il 2 ottobre il maggiore ottiene l’alloggio.

L’appartamento è parecchio lussuoso, situato nel cuore di San Giovanni ed è di circa 180 mq.
La bufera scatenatasi ha fatto sì che l’ex ministra rinunciasse alla casa, specie perché, come ampiamente detto in precedenza, il suo partito ha ricamato sulla lotta alla casta innumerevoli campagne elettorali e slogan.

Ciò che salta all’occhio, però, è una media rilevata dal sito immobiliare.it nell’anno 2017 (i prezzi potrebbero essere aumentati!), che segna a circa 439 euro il canone mensile medio di una stanza singola a Roma richiesto ad uno studente.

Parere personale a margine: un ministro, un generale, una donna o un uomo di Stato, se svolgono bene il loro lavoro, sono meritevoli anche di una villa, altro che di un appartamento.

Ciò che disgusta, stordisce e lascia con l’amaro in bocca è una retorica portata avanti in modo esasperante da personaggi che hanno scagliato la pietra e nascosto la mano.

A questa polemica si aggiunge la risposta di Danilo Toninelli, anche lui ex ministro del governo Conte I.

Lui fa oltre: pubblica su Facebook gli estremi del suo contratto d’affitto, dichiarando di avere pagato circa 1000 euro al mese per un appartamento di 30 mq.

Alla luce del caso dell’onorevole Trenta e del marito, la domanda sorge spontanea: quanti sono i casi di alloggi dati in modo poco chiaro a politici, forze dell’ordine o donne e uomini di Stato?

Quali i loro costi, quali i loro canoni?

L’interrogativo non porta con sé concetti anticasta o antisistema, ma solo un paio di oggettive constatazioni: circa il volume del nostro debito pubblico e l’entità del nostro disastroso bilancio e, parallelamente (ma non sono argomenti direttamente connessi!) le pecche del nostro welfare.

Il titolo è volutamente provocatorio e disturbante, dato che porta al centro un problema molto serio: i nostri politici, da diversi anni, cercano di aumentare la spesa pubblica per accaparrarsi l’ago della bilancia, il target elettorale che assicura una posizione dominante alle elezioni, ossia i pensionati e over 50.

I partiti hanno scelto di impiegare un volume esagerato di risorse volte a coprire il rischio di vecchiaia piuttosto che il diritto allo studio: così, troviamo parecchi miliardi spesi per Quota 100, fortemente voluta dalla Lega, al solo fine di congelare temporaneamente la Fornero, per far andare in pensione a malapena centomila persone a 62 anni; al contempo, un numero altissimo di studenti sono idonei alla borsa di studio e all’alloggio ma non assegnatari.

Ossia, non percepiranno alcun beneficio.

Così, un ragazzo o una ragazza con un ISEE inferiore a € 20.000 e ad un ISPE inferiore a circa € 48.000 si trova a dover pagare più di € 400 per una stanza singola a Roma, perché le borse non bastano.

Le risorse non bastano.

Forse, allora, sarebbe il caso che qualcuno si prendesse il rischio politico di prendere un voto in meno oggi e di garantire un futuro domani.

Tutti sanno che la mia generazione e la prossima non hanno grandi prospettive. Alcuni, però, preferiscono investire un euro in un pensionato che nella futura borsa di studio di un bambino che ora ha 7 anni.

Perché?

Perché il bambino non vota.


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