Tre Manifesti a Ebbing Missouri: iperboli impazzite in cerca di risposta

Sara Obici

Cinema

Tre Manifesti a Ebbing Missouri: iperboli impazzite in cerca di risposta

Tre Manifesti a Ebbing Missouri: iperboli impazzite in cerca di risposta
Sara Obici
Pubblicato il 13 dicembre 2018

Tre Manifesti a Ebbing Missouri è un Capolavoro. Non so se lo avete visto, ma so che dopo aver letto questa recensione lo vedrete. Lo so, può sembrare presuntuoso, ma se riuscirò ad infondere in voi anche solo un minimo del senso di “epicità” che questo film ha trasmesso a me, allora lo adorerete.

Non voglio spoilerare troppo, per cui cercherò per quanto possibile di parlarne a grandi linee. La trama è semplice, parla della tragedia più antica e profonda del mondo: la morte di un figlio. Una morte atroce, violenta, talmente terribile da sembrare quasi improbabile, ma che è fin troppo reale e si percepisce costantemente per tutta la durata del film.

O meglio, ciò che davvero “buca” lo schermo è il senso di vuoto, di rabbia, di voglia di vendetta provato da Mildred, la madre di Angela, la ragazza uccisa, o come verrà più volte puntualizzato: bruciata viva e stuprata mentre moriva.

Mildred si aggrappa all’idea di trovare un colpevole esterno, per non analizzare le proprie responsabilità, ma anche per non crollare sotto il peso del dolore. E’ una donna forte e risoluta, che cerca in tutti i modi di farsi valere e rispettare, e dopo la tragedia è diventata ancora più intransigente.

Nel corso del film si scontrerà con Willoby, il capo del disordinato e disorganizzato distretto di polizia. Un uomo d’onore, il classico tipo a posto che non si può fare a meno di stimare, qualsiasi cosa faccia. Poi c’è Dickson, anche lui poliziotto, ma vi renderete conto che è totalmente agli antipodi rispetto al suo capo.

Le vite di questi tre personaggi seguono degli andamenti quasi esponenziali, le loro storie sono delle iperboli impazzite, fatte da picchi altissimi di sensibilità e bellezza, ad abissi di profondo dolore e malvagità. Nel corso del film si evolveranno e si influenzeranno, e nulla sarà scontato perché nulla lo è mai davvero neanche nella realtà.

Questo film cerca delle soluzioni, scava attraverso il dolore, la rabbia, la miseria umana, e alla fine tira fuori qualcosa di inaspettato. Come quando si sta cercando qualcosa e nel frattempo se ne trova un’altra, quasi dimenticata ma ugualmente importante. Ecco, succede proprio questo.

Il cambiamento di Dickson, il destino di Willoby, il viaggio finale di Mildred, tutto è raccontato in un modo talmente realistico, coerente e sofferto da sembrare l’unica cosa giusta e possibile che possa mai avvenire. Qualsiasi altra cosa sarebbe stata un errore, e il senso di perfezione traspare in ogni scena.

La vera sorpresa, la vera bellezza sta nell’imprevedibilità, di tutto e tutti, nel bene e nel male. Forse questo è il senso profondo del film, e quando pensiamo che la bilancia penda più verso il male possiamo sempre riportare alla mente la scena dell’aranciata (vedrete il film e capirete) per riportarci in equilibrio.

 


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