The Last of Us part II e le Community malate

Sara Obici

Mondointeriore

The Last of Us part II e le Community malate

The Last of Us part II e le Community malate
Sara Obici
Pubblicato il 13 maggio 2020

The Last of Us part II: un lancio complicato

Nel tanto atteso, rimandato, posticipato e sospirato videogioco “The Last of Us part II” si potranno uccidere i cani. E non importa che questi siano, nell’ordine: virtuali, contestualizzati a quel determinato universo narrativo, privati di qualsiasi componente “amichevole” e utilizzati solo come pretesto per creare un nuovo tipo di nemico funzionale al gioco.

No, perchè non appena è uscita la notizia, le polemiche si sono comunque scatenate. Così come le minacce di morte rivolte al direttore creativo del gioco, Neil Druckmann. E dopo i numerosi rinvii sulla data di lancio del gioco, e la scandalosa fuga di notizie che ha quasi spoilerato il finale, questo è un ulteriore aspetto negativo che si va a sommare a tutti gli altri.

Ma cosa sta succedendo davvero attorno al travagliatissimo lancio di tlous2? Queste recenti polemiche sono fondate, o rappresentano semplicemente un insensato sfogo da parte di alcuni membri di quella stessa Community che, almeno in teoria, dovrebbe supportare il team di sviluppo? Probabilmente lo avrete già capito dal titolo dell’articolo, ma a noi piace confermare le notizie con i fatti.

I fatti e le polemiche: cosa c’è di vero?

Come è possibile vedere in uno degli ultimi trailer “gameplay oriented” rilasciato dalla Naughty Dog, i nemici contro cui si ritroverà a combattere Ellie – una sorta di setta di invasati sopravvissuti al virus cordyceps – saranno spesso accompagnati da cani feroci, addestrati per combattere e seguire le tracce.

TLOU2-THE-LAST-OF-US-PART-II-2-ELLIE-FIGHT-DOG-SUD-LIFECome ha spiegato anche il director del gioco, Neil Druckmann, questo aspetto è stato inserito unicamente per dare un ulteriore elemento di tensione al gioco, per mettere il giocatore davanti ad una scelta che – citando testualmente dalla sua intervista – “a nessuno farebbe piacere compiere per salvarsi“, ma che comunque possiamo tentare di evitare.

E’ stato più volte dichiarato che il gioco ha come obiettivo quello di farci sperimentare la violenza per metterci alla prova e per farci capire quanto in basso si possa andare per cercare vendetta.

Quindi la tanto criticata “questione dei cani” non solo è funzionale alla trama, ma risulta anche una valida aggiunta per trasmetterci ancor di più quel senso di colpa che accompagnerà tutta l’esperienza videoludica, che comunque è stata giustamente catalogata con il pegi +18.

Da tutto ciò risulta chiaro che non vi sia alcun intento, da parte del team di sviluppo di tlou2, di spronare i giocatori alla violenza contro gli animali. Le cose però cominciano a diventare quantomeno di cattivo gusto se si analizza la descrizione del gioco che la nota catena di negozi “videoludici” GameStop fa sul proprio sito.

TLOUPII_DEMO_SCREEN_SUD_LIFENella sezione:  “perchè siamo eccitati riguardo The Last of Us Parte II” si può leggere testualmente: “Dovrai anche affrontare il fatto che ogni cane ha un proprietario, che chiamerà il nome del suo animale e piangerà con orrore quando scoprirà che il suo migliore amico peloso è senza vita. Sei stato avvisato”.

Queste frasi – tradotte quanto meglio possibile dall’inglese – non solo dimostrano una pessima sensibilità, ma al contempo sembrano un evidente tentativo di indugiare e trovare malizia dove in realtà non c’è – come abbiamo già dimostrato, da parte degli sviluppatori.

A pensarla così è anche Arne Meyer, il direttore delle comunicazioni di Naughty Dog, che su Twitter ha dichiarato: “Ciò che è stato scritto proviene da un post editoriare di un rivenditore. Naughty Dog non ha avuto a che fare in alcun modo con la stesura di quel testo. Per favore ragazzi della community, prima di postare questi screen senza contesto e senza fonte e attriburli al nostro team, googlate e informatevi“.

Mettendo insieme tutti i frammenti di questa storia capiamo che il marcio esiste solo negli occhi di chi guarda. E spesso, proprio chi innesca questo tipo di polemiche poi rimane impassibile quando avvengono le vere ingiustizie nella vita reale.


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