Sulla mia pelle: via crucis di un non eroe

Giulio Pulvirenti

Cinema

Sulla mia pelle: via crucis di un non eroe

Giulio Pulvirenti
Pubblicato il 25 settembre 2018

Un pugno nello stomaco.
Non vi è modo più giusto per descrivere “Sulla mia pelle”.
Questo capolavoro originale Netflix, uscito lo scorso 12 settembre,  pur avendo le sue piccole pecche porta alla luce uno dei fatti di cronaca più violenti del nostro paese. Il caso Cucchi.
Inutile dire che parliamo di una vicenda che risalta il peggio del nostro stato.

Il regista, Alessio Cremonini, sulla base di documenti reali crea un prodotto atto a smuovere gli animi di un pubblico che spesso dimentica l’indimenticabile.

Una ricostruzione esemplare aiutata anche e sopratutto da un Alessandro Borghi che interpretando il protagonista Stefano Cucchi riesce non solo a farsi carico del suo personaggio, ma anche a trasmettere alla coscienza dello spettatore la responsabilità del caso.

Pesa e fa male. “Sulla mia pelle” non si schiera e si limita a puntare i riflettori sulla faccenda.

Cucchi è marginale, è un pretesto per fermarci a pensare al clima di odio, rabbia, delinquenza e connivenza che affligge tutti noi e il nostro stato. Una combo letale per l’essenza dell’umanità.

Essenziale invece è il percorso compiuto da Stefano, essenziali sono le reazioni dei personaggi che orbitano accanto a lui, il suo senso di solitudine, il dolore fisico, il ruolo della famiglia e delle istituzioni.

Si piange. Si piange tanto e sono tanti i momenti in cui viene la pelle d’oca ed è facile immedesimarsi nel ruolo di Cucchi perché siamo un po’ tutti contro le istituzioni.

Ma nella realtà dei fatti non è così. Stefano spacciava, deteneva stupefacenti e ne faceva uso, non era pulito. La consapevolezza di essere sporchi non ti fa alzare la voce e ti lascia al buio e al buio si sa che il male impera.

La violenza subita e la consequenziale morte non saranno mai giustificate e vanno aspramente condannate. Nessuno può e deve togliere la vita a qualcun altro.

Troppi fattori che nella lotta impari tra stato e Cucchi vedono quest’ultimo isolato dal mondo e con una famiglia che cerca in tutti modi di intervenire senza portare alcun risultato.

“Sulla mia pelle” è girato con cura e con l’ottima fotografia regala immagini quasi sacre e momenti di pathos unici.

Siamo spettatori totali: le emozioni, le attese, il clima di vuoto ci beccano sempre.

Borghi è un king. L’unica pecca sta nella sua bellezza: è troppo bello per il personaggio che interpreta ma riesce comunque a modellare il suo corpo e sopratutto la sua voce vincendo anche questa prova da vero grande attore.

Max Tortora bravissimo con il suo fisico perfetto per il ruolo del padre e spalleggiato da una grande Milvia Marigliano che riesce a stare sempre sul pezzo e in modo grandioso dipinge la sofferenza di una madre dilaniata.

Personaggio fondamentale Jasmine Trinca che interpreta Ilaria Cucchi, la sorella, soggetto in cui traspare più di tutti il senso di responsabilità della famiglia.

Bellissimo il modo in cui Cremonini trasmette il senso di persecuzione  che vive il protagonista con giochi di inquadrature, altezze e luci che permettono un’immedesimazione totale.

Un’opera che dovrebbe vedere chiunque. Un caso che dovrebbe conosce e approfondire chiunque per crearsi una coscienza critica, riconoscere dove dimora il male ed evitare di commettere gli errori compiuti in passato.

Che ci serva da monito.

Ma ricordiamo e consideriamo l’ipotesi di non generalizzare e valutare tutti i dati che ci vengono resi pubblici, proprio come ha fatto il film.


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