Siamo stati complici, non estranei.

Paolo Francesco Reitano

Oggi come ieri

Siamo stati complici, non estranei.

Siamo stati complici, non estranei.
Paolo Francesco Reitano
Pubblicato il 27 gennaio 2019

Nei dintorni di Oświęcim, meglio nota con il nome tedesco di Auschwitz, si avvertiva un irreparabile presagio di morte, prima del 27 gennaio 1945.
Meno di 5 anni, da maggio del 1940, sono stati sufficienti per rendere il complesso di campi di concentramento tra i più sanguinosi e infernali teatri di sterminio dell’epoca: più di un 1.100.000 vittime, per una media di 600 omicidi al giorno.
No, non si trattava soltanto di ebrei: c’erano oppositori politici, liberi pensatori, intellettuali, omosessuali, zingari, testimoni di Geova, polacchi, russi, traditori della “patria”.
Tutti ritenuti meritevoli di un trattamento disumano, di un annientamento psicologico ancorché fisico. Hanno leso la dignità della persona perché non giudicata come tale, distruggendo qualsiasi soggetto si potesse indicare come “diverso”.

La Memoria, purtroppo, spesso rimane su carta. A parole, forse, nei palinsesti delle televisioni, negli speciali dei telegiornali. Si concretizza poco: talvolta, per nulla.

Chi ha vissuto l’inferno dell’Olocausto comincia a lasciare questo mondo, mentre si afferma chi vorrebbe insabbiare, chi decide di “lasciare stare”: chi nasconde il capo, perché della vergogna non ne abbiamo mai abbastanza.

C’è chi, in Italia, mistifica le informazioni, raggira a piacimento, per tornare ad accreditare il pensiero fascista, il cui più diffuso luogo comune è:

“Se Mussolini non si fosse alleato con Hitler…”

Ci siamo convinti di essere meno colpevoli, di poterci benedire da soli e lavarci la coscienza, come se fossimo estranei ad uno dei più tremendi crimini contro l’umanità dell’era moderna.

Ci siamo convinti che fosse colpa dell’altro: d’altro canto, è sempre stato più facile.

Il modello repressivo attuato da Mussolini è stato d’ispirazione per Adolf Hitler nella realizzazione del suo ideale di impero.

No, cari miei connazionali, Mussolini non era “costretto”, non era “tenuto”, non temeva Hitler: ne è stato complice, amico, partecipe.

Rivalutare i fascismi, oggi, è il peggiore errore che si possa fare.
Nel rispetto del nostro ordinamento democratico, che li ripudia con forza, dobbiamo mantenere vivo il ricordo di chi, dopo aver visto l’orrore, ha sognato una società diversa.

“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no…”

Primo Levi


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