Sefora Monaco, tra gli ultimi al di qua e al di là del Mediterraneo

Il Mediterraneo in miniatura

Il Mediterraneo in miniatura

Sefora Monaco, tra gli ultimi al di qua e al di là del Mediterraneo

Pubblicato il 3 febbraio 2020

di Cristina Pagano, Paolo Fonte, Antonio Capozzi, Matteo Cutuli e Simone Lagati

“Per cambiare il mondo bisogna spostare l’attenzione da noi stessi a ciò che ci circonda”.
Dopo essersi diplomata al liceo linguistico di Acireale, Sefora Monaco ha deciso di frequentare l’università a Roma per studiare Cooperazione internazionale e Sviluppo, una facoltà allora assente dai piani di studio dell’ateneo catanese, impegnandosi in vario modo nell’associazionismo laico e multireligioso.
“Il mondo del volontariato però l’ho scoperto già l’ultimo anno del liceo grazie a un progetto simile a questo cui ho partecipato con la mia classe”, ci racconta Sefora in occasione della giornata di formazione del Progetto di educazione alla mondialità e alla pace che si è tenuto lo scorso 16 gennaio presso l’aula magna del liceo Archimede.
L’entusiasmo con cui Sefora ci racconta di sé è contagioso, si illumina mostrandoci fotografie dei senzatetto cui dedicava le sue giornate nei sei anni di permanenza a Roma, spiegandoci con orgoglio e convinzione che nessuna situazione è davvero disperata se la si affronta con la speranza che deriva dalla fiducia nella solidarietà umana. Speranza nel vedere i volti sorridenti di bambini, donne, uomini, segnati dalla sorpresa di poter condividere con qualcuno un legame profondo, quale l’amicizia, e allontanare così la solitudine, che come ha detto Sefora è la prima povertà.
Nonostante i molti anni di esperienza accumulati nell’aiuto dei più bisognosi è nel 2017 che la sua vita cambia radicalmente, quando decide di partire per la Tanzania per svolgere un anno e mezzo di sevizio civile presso il CoPE (Cooperazioni Paesi Emergenti).
Durante questo periodo Sefora insegna inglese ai bambini della scuola dell’infanzia e si scontra con una realtà profondamente ingiusta e lesiva dei diritti dei bambini perché stipati in classi sovraffollate, costretti a lunghi tratti di strada a piedi, in mezzo alla foresta, per raggiungere la scuola, educati alla disciplina attraverso l’uso del frustino.
Sefora ha intrapreso una vera e propria battaglia contro l’uso delle punizioni corporali con l’appoggio dei responsabili del CoPE e di un medico e pedagogista tanzaniano con il quale ha organizzato corsi di aggiornamento per gli insegnanti, dimostrando ancora una volta e senza alcuna superbia che è sempre possibile incidere con il proprio impegno nella realtà che ci circonda.
Durante l’incontro al Liceo Archimede era presente anche Damian, un giovane tanzaniano laureato in Procurement and Logistics management, che studia presso l’Università di Catania Global Politics and Euro-Mediterranean Relations (Glopem). Damian ha rilasciato insieme a Sefora un’intervista,molto interessante e utile per capire meglio la sua storia.

Video intervista di Sabrina Di Maria e Michela Grasso

 

 

 

 

 

 

 

 


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