Un’opera che crea comunità. Ritornerai? di Daniele Geniale

Alessandra Di Marco

Cult

Un’opera che crea comunità. Ritornerai? di Daniele Geniale

Un’opera che crea comunità. Ritornerai? di Daniele Geniale
Alessandra Di Marco
Pubblicato il 6 novembre 2019

Buon viaggio, che sia un’andata o un ritorno“.

Si, questo è un pezzo della canzone di Cesare Cremonini, ma è anche la frase che accompagna il lungo viaggio di migliaia di giovani mentre lasciano il Sud per altre città. Partono alla ricerca di un lavoro, di un futuro migliore o perchè desiderosi di intraprendere nuove avventure. Con una valigia e uno zaino sulle spalle salutano dal finestrino di un pullman la propria terra e i propri affetti.

Chi ha dato forma espressiva a tutto questo è stato Daniele Geniale con la sua opera Ritornerai?. Un murales che, in pochissimi giorni, è diventato virale sui social, con migliaia di like e commenti.

Colpita dall’opera e curiosa di conoscere la sua arte, l’ho contattato telefonicamente. Dopo aver simpatizzato sui nostri accenti tipicamente meridionali, Daniele mi spiega che “è un’opera finanziata dalla Regione Puglia, che ha investito un tot di risorse nella Street Art con l’obiettivo di rivalutare culturalmente le periferie. Con la mia assocazione, Andriaground Family, con la quale cerchiamo di fare cultura da almeno una decina di anni, abbiamo proposto il progetto al Comune di Andria – che a sua volta portava la propria istanza alla Regione. Questo progetto è stato approvato e, dal bando regionale, c’era la possibilità di scegliere tre tematiche: pace, accoglienza, migranti pugliesi. Siccome, personalmente, da qualche muro a questa parte, sto affrontando il tema della migrazione, abbiamo scelto quest’ultima“.

Credo nella potenza dei muri, dei murales e della street art, e abbiamo scelto un muro delle case popolari nell’estrema periferia di Andria e a 10 metri dalla stazione dei pullman, dove i giovani partono per le grandi città o all’estero“. Prosegue l’artista.

L’arte di Daniele si basa molto sulla ritrattistica, parlare di emozioni attraverso l’espressione dei volti, ma per questa occasione ha voluto far parlare solo il corpo. Perché? “All’inizio volevo rappresentare un’abbraccio controcamera, un’abbraccio sia dal punto di vista di chi rimane e sia da quello di chi va. Ma poi ho riflettuto; dato che il 50% dell’agenda setting della politica italiana si basa sui migranti in Italia, distraendosi da quelli in uscita dal nostro paese, ho deciso di non rappresentare l’aspetto malinconico, giusto o sbagliato della situazione. Per questo motivo ho parlato di corpi, volevo stare il più vicino possibile alla narrazione oggettiva”.  Infatti, quella ritratta è la classica posa che assumono i giovani mentre aspettano il proprio pullman del futuro.

Un’opera che sente vicina; anche lui è stato un migrante seduto proprio in quel modo in tantissime stazioni. Dopo il liceo, infatti, ha compiuto i suoi studi universitari fuori. Ma Daniele, vorrebbe diffondere l’idea della migrazione come qualcosa di “positivo” (tantissimi sono i giovani che partono perchè bramosi di nuove avventure e curiosi di conoscere nuove realtà).

Geniale, di nome e di fatto, la scelta del luogo in cui dipingere e il motivo che l’ha spinto a utilizzare una scala di grigi, invece del colore: “come filo conduttore della foto anni ’30/’40 dei migranti. Con pose, stile, strumenti diversi ma con la stessa attitudine ad andarsene, che può essere spontanea o forzata“.

Il titolo è stato frutto di una “dialettica“, così definito dall’artista, tra lui e Andrea Colasuonno (un altro collaboratore dell’associazione) pensando ad una provocazione: “tu ritornerai?“. Una domanda che può essere chiesta o rivolta a sè stessi quando si parte. Sicuramente, è l’interrogativo giusto per il messaggio potente che trasmette l’opera.

Un messaggio forte e chiaro arrivato ai tantissimi utenti che, sotto le sue pagine social, lo hanno ringraziato. È come se si fosse creata una comunità in cui tutti si sono immedesimati in quel murales, sentendosi più considerati e meno soli: “non ero assolutamente preparato a questa ondata social, è stata la prima volta. Dipingo e faccio comunicazione da una decina d’anni e quando qualcuno empatizza con quello che hai creato, vuol dire che hai centrato il tema. Io sono designer e mi hanno sempre insegnato la frase «Less is more» e la comunità si è creata per la sintesi del messaggio, data dall’assenza del volto o dall’uso del grigiore. Creare per abbellire, comunirare e creare comunità è soddisfacente“.

La nostra chiacchierata si è conclusa con i suoi progetti futuri. Infatti, è nuovamente pronto per partire e dipingere altri muri sull’importanza della memoria, nel borgo di Montemilone (Basilicata).


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