Riflessione semiseria su Chiara Ferragni

Simone Dei Pieri

Cult

Riflessione semiseria su Chiara Ferragni

Riflessione semiseria su Chiara Ferragni
Pubblicato il 2 gennaio 2019

Dalle bottigliette d’acqua Evian, al matrimonio con il rapper Fedez sponsorizzato dai grandi marchi, sino ad arrivare al più recente ‘corso di make-up’ al costo pro-capite di 650,00 euro.

Chiara Ferragni è tutto questo, ma anche qualcosa in più.

Se negli scorsi mesi si è parlato di Chiara Ferragni, imprenditrice e blogger, lo si è fatto perlopiù negativamente.

A torto o a ragione non è dato dirlo, ma senza entrare nel merito delle idee commerciali della Ferragni, chi la critica aspramente lo fa perché non riesce a comprendere quanto sta avvenendo nel mondo della moda, in quello dell’editoria e soprattutto in quello della comunicazione più ampiamente intesa.

A 31 anni è una delle imprenditrici italiane più conosciute (ed è il caso di dirlo, apprezzate) nel mondo.

Nel 2009 crea il blog The Blonde Salad, l’anno dopo presenta una propria linea di scarpe e nel 2013 collabora con Steve Madden per la collezione primavera 2014. Nello stesso anno fattura oltre 8 milioni di dollari, che diventeranno più di 10 milioni nel solo 2015, anno in cui diventa oggetto di un case-study all’Harvard Business School.

Nell’aprile del 2015, è la prima fashion blogger ad apparire sulla copertina di Vogue e da lì Vanity Fair, Forbes, Amazon moda, Pantene, Pomellato, Intimissimi tutti fanno a gara ad associare il proprio brand al nome di Chiara Ferragni, che nel 2017 viene nominata da Forbes “l’influencer di moda più importante al mondo“, scelta appena un anno dopo da Swarovski come testimonial della collezione natalizia insieme a Karlie Kloss, Naomi Campbell e Fei Fei Sun, top model di levatura internazionale. 

Perché dunque tutta quest’avversione verso un personaggio che a 31 anni ha già concretizzato un progetto imprenditoriale di successo con riconoscimenti internazionali?

La motivazione è semplice e devastante: ignoranza. In Italia il tasso di alfabetizzazione in merito alle nuove imprenditorialità -in cui rientra anche il blogging- è tra i più bassi al mondo e mentre le cd. professioni “tradizionali” annaspano tra sovraffollamento professionale e domanda sempre inferiore, si continua a snobbare immotivatamente chi poi fattura davvero, perché magari lo fa tra un selfie e una sfilata.

Senza entrare nel merito delle scelte stilistiche o di quelle strategiche, né della condivisione della propria vita privata (dal parto del primogenito Leone, sino ai momenti di intimità domestica), è da riconoscere a Chiara Ferragni un indubbio talento comunicativo ed imprenditoriale che l’ha portata a diventare leader nel mondo della moda in appena un decennio, partendo da un blog.

Più che criticare, dovremmo forse imparare qualcosa.


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