Red Dead Redemption 2: Un intero universo da scoprire

Sara Obici

Nerdlife

Red Dead Redemption 2: Un intero universo da scoprire

Red Dead Redemption 2: Un intero universo da scoprire
Sara Obici
Pubblicato il 10 febbraio 2019

Per farsi un’idea: La Saga “Red Dead” e l’ambientazione

E’ da parecchio che noi di SudLife non parliamo di Videogiochi, e decidiamo adesso di ritornare sull’argomento analizzando uno dei più importanti capolavori degli ultimi tempi: Red Dead Redemption 2. Come forse in pochi sapranno, questo è in realtà il terzo titolo della saga “Red Dead” a cura della Rockstar Games. Difatti il primo titolo della serie è Red Dead Revolver, un action-adventure del 2004 quasi sconosciuto rispetto agli altri due “fratelli”: Red Dead Redemption del 2010 e Red Dead Redemption 2 del 2018 .

La fortunatissima saga ad ambientazione western è in esclusiva per le console (tranne il primissimo titolo, giocabile anche su PC), e catapulta i videogiocatori in un ruolo che hanno sicuramente sognato di interpretare almeno una volta nella vita: un tormentato e selvaggio pistolero alle prese con rapine, intrighi e dilemmi morali nell’america di fine ‘800. Mescolando elementi della cultura “spaghetti-western”, le meccaniche open word di GTA, e le accurate ricostruzioni storiche; i Nerd della rockstar sono riusciti a creare un universo dalla bellezza e dall’autenticità senza precedenti.

Non a caso Red Dead Redemption 2 si è aggiudicato ben quattro categorie dei Games Awards 2018 tra cui: miglior narrativa, miglior colonna sonora, miglior audio e miglior performance (Roger Clark nel ruolo di Arthur Morgan). Inoltre è stato anche vincitore del Premio della Critica durante i Golden Joistik Awards. Ma per definire RDR2 un capolavoro non serve davvero elencare i premi e i riconoscimenti che ha vinto, perchè tutto ciò legittima un valore che, oltre che nell’innagabile perfezione tecnica e stilistica, trova le sue vere radici nella componente soggettiva ed emotiva del titolo.

La Trama e il Mondo di gioco

Red Dead Redemption 2 è in realtà un prequel, narra infatti vicende interamente antecedenti rispetto al RDR del 2010. La storia inizia nel 1899 e ci catapulta subito tra i problemi di una delle ultime bande di fuorilegge del “selvaggio west”. Lo scenario in cui avrà luogo il gioco è una sconfinata America in procinto di “crescere”, sia dal punto di vista tecnlogico che sociale. Ci sono realtà diametralmente opposte: da città “industrializzate” con illuminazione elettrica, fabbriche e tram come Saint Denis; a villaggi sperduti in cui ignoranza e legge del più forte la fanno ancora da padrona (come ). Paludi, laghi, paesaggi innevati ed isole tropicali: è come se partendo già dalla vastità della mappa gli sviluppatori ci forniscano un indizio del lunghissimo, travagliato e inaspettato viaggio che intraprenderemo seguendo la storia.

I nostri strani protagonisti si “ostinano” a vivere come fuorilegge, e anche se sono quasi “fuori tempo massimo” , cercano comunque di condurre un vita quanto più libera possibile. Il nuovo stile di vita che sta predendo piede non fa per loro: le grandi città industrializzate sono opprimenti e spersonalizzanti (si nota da tutte le frasi di sdegno che i protagnonisti esclamano nei pressi di Saint Denis) e la nuova società, basata su una legge spesso ipocrita e distante dai veri valori di chi si è fatto da solo, è per loro una presa in giro del tutto inaccettabile. O forse, più semplicemente, essere dei fuorilegge è l’unico modo in cui sanno vivere.

Il capo della banda è Dutch Van Der Linde, leader carismatico sempre pronto ad attuare un piano più strano e rischioso dell’altro. Il suo braccio destro è Arthur Morgan, cowboy rude e silenzioso, la cui lealtà alla banda è talmente radicata da essere il centro del suo mondo. Purtroppo non ogni piano va bene, anzi a onor del vero quasi nulla va come previsto, e le difficoltà che i protagonisti incontreranno durante il percorso mineranno alla base i valori sui quali si è fondata la loro grande famiglia, e la loro stessa personalità.

Non vorrei spoilerare oltre, e mi limiterò solo ad aggiungere che i personaggi fanno un percorso interiore profondo e sfaccettato, in alcuni casi anche diametralmente opposti rispetto a quello che ci si sarebbe aspettati. Rendere tutto ciò con un videogioco non è cosa da poco, e le fasi di gameplay e puro divertimento si amalgamano perfettamente a momenti più narrativi e intensi. Emblema di questa unione perfetta di elementi è sicuramente la missione finale, autentico capolavoro di gamedesign.

Red Dead Redemption 2 è un viaggio sconfinato in un universo meraviglioso, la cui ciliegina sulla torta risiede dei dettagli. Centinaia di specie di animali diversi, di NPC con cui interagire, di subquest interessanti che spaziano dal comico (come quella dei due fratelli che si contendono la ragazza) al drammatico (riscossione dei debiti) al surreale (che fine ha fatto Drako Magic?). Niente si ripete mai uguale a sè stesso, nè narrativamente nè dal punto di vista ambientale, e tutta questa varietà è il fattore determinante che conferisce veridicità al gioco.

In definitiva, se siete dei veri videogiocatori non potete di certo ignorare questo titolo. E mi raccomando, fateci sapere a che tipo di finale siete arrivati durante il corso della vostra avventura 😉

Commenti dei lettori


Copyright © anno 2018 - SudLife
Direttore Lucia Murabito
Direttore Editoriale Pierluigi Di Rosa