Pier Paolo Pasolini: la carriera di un grande intellettuale stroncata da una misteriosa fine

Simone Ardilio

Oggi come ieri

Pier Paolo Pasolini: la carriera di un grande intellettuale stroncata da una misteriosa fine

Pier Paolo Pasolini: la carriera di un grande intellettuale stroncata da una misteriosa fine
Pubblicato il 5 marzo 2019

Sono passati poco più di 43 anni da quando Pier Paolo Pasolini è morto. Oggi vogliamo ricordare uno degli intellettuali più acuti, discussi e vivaci del nostro Paese, di certo estremamente originale e contraddittorio.

Infatti il 5 marzo è l’anniversario della sua nascita. Egli nasce nel 1922 e viene brutalmente ucciso il 2 novembre del 1975.
Bologna è la sua città natìa, ma nel capoluogo emiliano tornerà solo per frequentare gli ultimi anni di liceo e un’università che in futuro gli parrà chiusa e bigotta.  È Casarsa, però, a influenzare maggiormente il giovane Pier Paolo. È qui che scrive le sue prime poesie in friulano e fonda l’Academiuta di lenga friulana.

Malgrado il periodo di conflitti, Pier Paolo Pasolini dimostra già uno spirito di intellettuale e di agitatore culturale. Pasolini aderì al Partito Comunista e la sua omosessualità ne causò l’espulsione, ma interpretò meglio dello stesso partito i principi di uguaglianza e fratellanza.

All’indomani della guerra, quando già milita nel PCI, la politica si inserisce prepotentemente nella sua vita privata. Alla denuncia per corruzione di minori e atti osceni del 1949 ne seguiranno molte altre. Fu accusato egli stesso in quanto persona, così come i suoi primi romanzi neorealisti e ai suoi film, denunciati di oscenità. L’esperienza umana e artistica dell’autore sarà dunque sempre legata a quella giudiziaria, che ne determinerà ulteriormente la direzione politica.

L’esperienza cinematografica e letteraria di Pier Paolo Pasolini si rivolge infatti agli aspetti più crudi dell’esistenza, soprattutto dopo essersi trasferito a Roma. I suoi romanzi più celebri, “Ragazzi di vita”, del 1955, e “Una vita violenta“, del 1959, trattano storie di borgata e di prostituzione minorile. Ritratti crudi di un mondo popolare tanto aggressivo quanto innocente e spontaneo.

Pasolini è stato uno scrittore fondamentale nel periodo del secondo dopoguerra. Il massimo interprete della nuova Italia repubblicana, verso la quale fu molto critico. Si scagliò contro la borghesia e a favore della classe operaia, dei poveri e degli oppressi. Dal punto di vista politico era di orientamento marxista, ma il suo pensiero fu sempre indipendente.

Vi è uno strano mistero dietro la morte di Pier Paolo Pasolini, pieno di contraddizioni e lati oscuri, un omicidio ancora da capire.
Il mistero di un uomo estremamente profondo, che toccò l’anima di un’intera nazione.


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