Piccole Donne: il nuovo film di Greta Gerwig – RECENSIONE

Francesco Lattanzio

Cinema

Piccole Donne: il nuovo film di Greta Gerwig – RECENSIONE

Francesco Lattanzio
Pubblicato il 19 gennaio 2020

La stagione cinematografica del 2020 si è aperta davvero molto bene, con un novero di scelte che partono da Tolo Tolo di Checco Zalone a Piccole Donne di Greta Gerwig.

Attualmente in corsa verso gli Oscar, il film delle sorelle March è stato accolto molto positivamente da pubblico e critica, registrando un 95% di recensioni professionali positive su Rotten Tomatoes con un voto medio di 8,6/10. Che dire, ottimo lavoro Greta!

La storia del film è concentrata sulle vicende legate alla famiglia March, in particolar modo i fatti abbracciano le quattro sorelle: Jo (Saoirse Ronan), Meg (Emma Watson), Amy (Florence Pugh) e Beth (Eliza Scanlen).

Ad affiancare le giovani attrici abbiamo Laura Dern, Timothée Chalamet e Meryl Streep.

Il film ha un’impostazione molto classica, tipica del genere narrato, tuttavia la tematica affrontata è estremamente attuale.

Siamo nel 1868, un epoca molto lontana dalla nostra, con valori e costumi completamente diversi. Greta Gerwig riprende queste tradizioni, e in parte ne deride la mentalità, mettendone in evidenza i limiti, ma fa anche riflettere a quanto ancora la nostra società ne sia lo specchio.

Ad incarnare i classici valori della donna ottocentesca è Zia March (Meryl Streep), una zitella ricca e acida, il cui unico pensiero è quello di far “sistemare” le nipoti trovando loro, cito letteralmente, un “buon partito”. Ciò che traspare dalla figura della zia è che una donna non può lavorare, poiché impegnata ad essere moglie e madre.

Ad opporla abbiamo Jo March (Saoirse Ronan), la ragazza ribelle che con la fatica e con la propria tenacia tende ad andare contro la Zia, contrastando, in un certo senso, i valori e le convenzioni sociali. Ella, infatti, sin dall’inizio del film ammette di non volersi sposare, osteggiata, tuttavia, dalla cultura del tempo.

Per tutta la durata della pellicola, noi osserviamo le vicende dagli occhi di Jo March e ci rispecchiamo in lei, sentendo la pressione di una società che opprime il suo carattere intraprendete e vigoroso.

Anche le altre tre sorelle hanno caratteri e doti differenti che le particolarizzano: Meg è la sognatrice che fantastica sul futuro ricco di denaro; Amy rappresenta quasi la pecora nera all’interno della famiglia; e, infine, Beth delineata come la più mite di tutte e quattro, alla quale il pubblico si affeziona subito.

Il percorso mostrato nel film rappresenta la crescita sia fisica che psicologica di queste quattro “piccole donne”, dove ognuna di loro imparerà una (o anche più) importantissima lezione di vita.

A legarle, oltre che un vincolo di sangue, è anche la complicità e la solidarietà tipica del genere femminile e delle sorelle, messa in evidenza nel film in maniera esaustiva e appagante.

La Gerwig riesce a rendere insignificanti e inopportune le convenzioni sociali e gli stereotipi legate alla figura della donna: iniziata già con Lady Bird nel 2017, questa ‘crociata’ che la regista ha intrapreso per svecchiare la mentalità legata al genere femminile, ha trovato il suo approdo in “Piccole Donne”.

Un film, dunque, squisitamente elegante e raffinato, apprezzato soprattutto per il suo umorismo pungente.


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