Ogni ricordo un fiore, un libro costruito sul nulla

Alice Santilli

Tra le righe

Ogni ricordo un fiore, un libro costruito sul nulla

Ogni ricordo un fiore, un libro costruito sul nulla
Pubblicato il 1 giugno 2019

Lo ammetto, ho comprato Ogni ricordo un fiore più per una scelta di pancia che un vero e proprio interesse per la storia.

Questo libro rappresenta la prima opera narrativa di Luigi Lo Cascio, attore che molti conosceranno per aver interpretato il ruolo di Peppino Impastato nel film I cento passi.

Un indiscusso maestro nel cinema, il palermitano, ci offre un’opera deludente sotto molti punti di vista in quello che non è il suo campo. Forse a causa delle aspettative troppo alte, anche richiamate da un titolo così ben costruito, forse per un eccessivo attaccamento al romanzo tradizionale, ma nulla, in questo libro, sembra utile ad uno scopo. Un libro dovrebbe, infatti, riuscire a mandare un messaggio, sottolineare un tema preciso, mostrare un nuovo punto di vista o semplicemente intrattenere il lettore, ma nulla di tutto questo si ritrova nel libro.

La forma della storia è data dall’insieme di tanti incipit, raccolti nel tempo, intervallati dal racconto del viaggio, verso Roma, dello scrittore. L’idea di per sé sarebbe stata molto originale, le potenzialità di una scelta del genere potevano essere di gran lunga superiori a quello che alla fine è stato il risultato.

Su un libro da circa trecentoquaranta pagina, sono solo sessantasette quelle che compongono, effettivamente, un racconto lineare, logico e continuo. La restante parte è data esclusivamente da incipit che tra loro non hanno altro in comune se non la mano che li scrive. Il numero eccessivamente grande di questi inizi di storie rende la lettura faticosa e inconcludente.

Così come appare privo di senso il racconto della traversata dell’autore. Potrebbe, questa, essere interpretata come un passaggio esistenziale, in cui il protagonista scende a patti con se stesso, si accetta per quello che è, senza negare più a se stesso la possibilità di conoscersi pienamente. Eppure tutto questo esiste fintantoché il lettore voglia trovare un senso alle vicende, perché la realtà è un’altra: hanno creato un libro dal nulla.

Eppure le basi sembravano esserci per un romanzo di prim’ordine: l’idea originale, gli incontri curiosi e interessanti che fa l’autore e un’incredibile capacità artistica che si manifesta fin dalle primissime parole.
Il linguaggio che utilizza Lo Cascio ha una grandissima forza evocativa, che riesce a tendere in avanti, verso l’immaginario, con una musicalità tutta sua, costruendo il mondo interiore del protagonista con tanta grazia da riuscire, quasi, a giustificare l’inconsistenza del racconto.


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