Oggi come ieri, lo “Statuto dei Lavoratori” che c’è e non c’è

Sara Obici

Oggi come ieri

Oggi come ieri, lo “Statuto dei Lavoratori” che c’è e non c’è

Oggi come ieri, lo “Statuto dei Lavoratori” che c’è e non c’è
Sara Obici
Pubblicato il 20 maggio 2019

Il 20 maggio 1970 l’Italia vara finalmente il tanto atteso “Statuto dei Lavoratori”. Dopo decenni di ingiustizie arbitrarie e situazioni al limite, ecco che finalmente tutti, dai dipendenti pubblici a quelli privati, dagli impiegati ai liberi professionisti, scorgono qualche speranza in più di veder tutelati i propri diritti. Almeno sulla carta. Difatti ascoltando alcune notizie attuali qualche dubbio viene, ed è più che legittimo.

Basti pensare alla situazione degli impiegati degli asili di Catania, che abbiamo più e più volte raccontato su SudPress, per capire che qualcosa non va. Il problema risiede ancora nella mancanza di garanzie e di tutele, e la certezza che tutto possa cambiare da un giorno all’altro di certo non aiuta la stabilità personale e familiare. Ma si sa, entrambi gli “estremi” sono comunque sbagliati.

Perchè se da un lato, nonostante l’Articolo 4 della Costituzione e lo Statuto dei Lavoratori, i diritti fondamentali non vengono ancora garantiti, dall’altro gli “eccessi” e gli errori dei sindacati sono altrettanto dannosi. E in questo periodo, il sottile equilibrio tra queste due situazioni è più instabile che mai.

Eppure sulla carta la “legge 300”, altro pseudonimo del nostro “Statuto dei Lavoratori”, funzionerebbe a meraviglia. Le norme sulla tutela della libertà e della dignità dei lavoratori, sulla possibilità di scioperare e manifestare il proprio pensiero e sulla regolamentazione dell’attività sindacale sono ben studiate, e del tutto in linea con l’Articolo 4 della nostra Costituzione.

Difatti la nostra carta Costituzionale, risalente a circa 20 anni prima dello Statuto dei Lavoratori, recitava già: “La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la proprio scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.

Letto oggi sembra purtroppo quasi una barzelletta, anche perchè va particolarmente di moda violare gli articoli della nostra costituzione – chi vuole intendere intenda, ma non la smetteremo mai di credere nel giusto.


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