Oggi come ieri ci lasciava Rossellini, maestro del neorealismo

Sara Obici

Cinema

Oggi come ieri ci lasciava Rossellini, maestro del neorealismo

Oggi come ieri ci lasciava Rossellini, maestro del neorealismo
Sara Obici
Pubblicato il 3 giugno 2019

Il 3 giungo del 1977 ci lasciava il grande regista Roberto Rossellini. Chi? Roberto Rossellini, solo a pronunciarlo è un nome che, per lo meno a me – e penso anche ad altri della mia generazione, evoca semplicemente immagini indistinte correlate al mondo del cinema, ma nulla di più preciso.

Tutti sappiamo “chi è”, ma solo per “sentito dire”. Ecco, vediamo di rimediare a questa nostra ignoranza – non per male, perchè lo sappiamo “ignorante nel senso che ignori; e imbecille nel senso che imbelli” – associando delle informazioni più precise ad uno dei registi che, in un modo o nell’altro, ha davvero lasciato un segno indelebile nella cinematografia italiana.

Roberto Rossellini è nato a Roma nel 1906, e si avvicina fin da subito al mondo del cinema. Suo padre era infatti il proprietario della primissima sala cinematografica della Capitale, ed è proprio grazie a ciò che il giovanissimo Roberto entra in contatto con la “settima arte”.

Il suo amore per il cinema si manifesta per la prima volta nella produzione del documentario “Preludio al pomeriggio di un fauno”. Il successo di questa sua prima opera gli permette di uscire dall’anonimato e guadagnarsi la stima necessaria per essere assunto come sceneggiatore in “Luciano Serra pilota”, uno dei film italiani più famosi della prima metà Novecento.

Il suo primo vero film arriva di lì a poco, difatti nel 1941 Rossellini debutta come regista di”a nave bianca”, primo capitolo della cosiddetta “Trilogia della guerra fascista”, alla quale fece seguito la “Trilogia Neorealista o della guerra antifascista”.

Da quel momento in poi Roberto Rossellini non si ferma più, e “sforna un filmone” dopo l’altro. “Paisà”, “Germania Anno Zero”, “Stromboli”, “Roma Città Aperta” sono solo alcuni dei più grandi capolavori appartenenti alla sua ricchissima filmografia.

Il regista capitolino si è così guadagnato, attraverso la sua particolare visione neorealista, un posto immortale nella triade dei maestri del neorealismo cinematografico, insieme a De Sica e Visconti.

 


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