Non si può morire andando all’università

Sara Obici

Mondointeriore

Non si può morire andando all’università

Non si può morire andando all’università
Sara Obici
Pubblicato il 21 dicembre 2018

Lunedì scorso sono giunti al termine i lavori provvisori di messa in sicurezza dell’attraversamento pedonale di Viale Andrea Doria. Ed era ora. Lo sappiamo tutti, attraversare la circonvallazione per arrivare all’ingresso principale della Cittadella è da sempre quantomeno rischioso.

Tra macchine che sfrecciano a tutta velocità e motorini che fanno lo slalom, quelle strisce non si affrontano mai del tutto a cuor leggero. Se tutto “va bene” si rischia uno spavento e una suonata di clacson. Poi si arriva dall’altra parte con il cuore in gola, magari ci si scambia qualche vaffanculo reciproco e poi tutto finisce lì. Ognuno continua per la sua strada, disposto a rifare esattamente la stessa cosa, ancora e ancora. All’italiana, perché se a noi non è successo nulla va comunque “bene così”.

Ma tra tutte le volte che ciò accade e si ripete questo non è l’unico epilogo possibile, e c’è chi purtroppo non può più andare avanti per la propria strada. Danilo Di Majo, ad esempio, non può più farlo. Non può più farlo perché è stato ucciso proprio su quelle maledette strisce pedonali il 24 luglio del 2017. Chi lo ha investito non si è neanche fermato, e tutt’ora la sua identità è sconosciuta.

“Oggi sapremmo il nome e il volto dell’assassino, se solo allora fossero stati attivi i nuovi accorgimenti provvisori che tanto abbiamo lottato per ottenere” ci spiega Alessandra di Nora, una degli esponenti del comitato che si è istituito in seguito alla morte del ragazzo.

ATTRAVERSAMENTO-CIRCONVALLAZIONE-CATANIA-SICUREZZA-STRADALE-SUDLIFEI provvedimenti attuati comprendono telecamere fisse con visore notturno, due segnalatori luminosi di velocità, bande sonore e una nuova segnaletica verticale. Questi i risultati di più di un anno e mezzo di lotte, costellate di “porte sbattute in faccia”, mancate risposte ed estenuanti pressioni.

“Siamo contenti di questo primo risultato, ma restiamo fermi nel chiedere una maggiore attenzione alla problematica che coinvolge quotidianamente centinaia di studenti e non solo. Continueremo infatti a batterci per un serio progetto a lungo termine, che preveda la realizzazione di un vero e proprio sovrappasso pedonale. Tale misura dovrebbe essere realizzata anche congiuntamente al progetto del parcheggio scambiatore ”Fleming”, del quale speriamo si torni presto a parlare”

“Purtroppo in Italia ci si attiva solo dopo che succedono le tragedie”. Quante volte ci è capitato di sentire questa frase? Tante, troppe volte. Ecco, in questo caso senza il contributo del comitato di colleghi e amici di Danilo probabilmente non avremmo avuto neanche questo tardivo interessamento da parte delle autorità. Troviamo purtroppo diretta conferma di questo timore anche nelle parole di Alessandra:

“Con la precedente amministrazione (guidata da Enzo Bianco, ndr) abbiamo cercato più volte il dialogo, ma non abbiamo ricevuto grandi risposte. L’attuale vicesindaco Roberto Bonaccorsi, invece, ci ha incontrati a settembre, poi ha molto pressato per la realizzazione degli interventi”

“Inoltre, fondamentale per il nostro percorso, è stato anche l’aiuto dell’ex consigliere comunale Niccolò Notabartolo: ci ha aiutato a pianificare gli obiettivi, è stato una vera e propria guida e ci ha fornito i contatti diretti con l’amministrazione”

“Non si può morire andando all’Università o tornando a casa da questa, nella totale indifferenza della città. Tutto ciò che facciamo è un modo perché non venga dimenticato Danilo, la sua vita e la sua storia. Per noi è assurda e ancora irrealizzabile la sua scomparsa: lottare perché il suo sacrificio porti maggiore sicurezza a noi studenti è un modo per combattere l’oblio e la sofferenza che proviene dalla sua perdita. Danilo è ogni studente che si reca all’Università. Danilo è ciascuno di noi”


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